Whirlpool Napoli Est, l'operaia scrive a Mattarella: «Siamo disperati e preoccupati»

Venerdì 2 Ottobre 2020

«Signor Presidente, io non so se un giorno Lei leggerà mai questa lettera, ma lo spero con tutto il cuore. Mi chiamo Italia e da 22 anni sono un'operaia di Whirlpool Napoli e non credo che si debba aggiungere altro. La mia è solo una delle 400 storie di questa azienda, 1000 se consideriamo l'indotto». Italia Orofino, operaia dello stabilimento Whirlpool di via Argine, scrive una lettera-appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a nome di tutti i lavoratori dell'impianto che, secondo i piani della multinazionale, dovrà cessare l'attività il prossimo 31 ottobre.
 

 

«Lei sicuramente conosce la nostra storia - si legge nella lettera - una multinazionale che arriva in Italia, firma un accordo con il governo e poi così, senza se e senza ma, decide di strappare quell'accordo fregandosene dei suoi dipendenti, del governo e dell'Italia intera». «Ci siamo sempre stati - prosegue l'operaia - anche nel periodo Covid. Gli elettrodomestici non erano considerati beni di prima necessità, eppure l'azienda ci ha chiesto di lavorare e siamo stati una delle ultime realtà a chiudere. Ma non si è fermata lì. Il giorno di Pasqua mentre ero a tavola coi miei due figli, mentre l'Italia intera piangeva chi non c' era più, mentre tutti pregavamo perché tutto andasse bene, la Whirlpool con cinismo e con freddezza, ci ricordava a mezzo stampa della chiusura del 31 ottobre. Noi non siamo produttivi, ripete. Però poi ci chiede di rientrare a lavoro prima della data prevista dal Dpcm, scrivendo al prefetto e avvalendosi del silenzio-assenso. E noi? Ci siamo stati. Abbiamo lavorato, mettendo a rischio la nostra salute e quella dei nostri familiari, ma non ci siamo tirati indietro». «E oggi - scrive ancora Orofino - ci viene detto che non serviamo più, che altrove si guadagna di più e quindi si chiude un sito produttivo solo per strategie economiche che nulla hanno a che vedere con i veri valori umani. Ci aiuti a far capire a questa azienda che gli accordi in Italia si fanno per essere rispettati. Cosi come al Parlamento europeo, bisogna far comprendere alle aziende che l'Italia si deve rispettare e si devono rispettare le Istituzioni, i suoi cittadini e i suoi operai».
 
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«Siamo disperati e preoccupati - conclude la lettera - perché ad oggi le soluzioni che si stanno prospettando non sono in grado di dare risposta neanche a metà dei 400 e cancellerebbero l'indotto intero. Ricordo ancora le parole del premier Conte durante il lockdown: “Voi siete il motore produttivo del Paese”. Signor presidente, allora non permetta a nessuno di spegnere questi motori! Ripartiamo e ripartiamo tutti insieme per il bene dell'Italia. Italia, che bel nome! Un nome che ho sempre portato con orgoglio. Mi rivolgo Lei che è il mio presidente. Mi aiuti ad esserne orgogliosa ancora per tanto tempo. Confido in Lei. Grazie mille, Signor presidente!»

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