«Erector Vesevo», Pierre-Yves Le Duc allo Spazio NEA

Martedì 26 Novembre 2019
Venerdì 29 novembre alle ore 18:30 Spazio NEA presenta Erector Vesevo personale di Pierre-Yves Le
Duc. Il progetto espositivo ideato per la galleria napoletana, sarà visitabile fino al 3 gennaio 2020.
Erector Vesevo è incentrato sul tema dell’eruzione. Oltre a centinaia di schizzi preparatori, sono presenti
polittici in bianco e nero, con scheletri (tratti dalla serie Medium) che si alternano a “eruzioni vulcaniche”, come
in una scacchiera. Trittici su tela realizzati bianco su bianco (dove la lettura del segno è dovuta al passare e
ripassare della pittura in innumerevoli strati) e trittici realizzati a olio su carta, caratterizzati dal contrasto fra
due tipi di nero, dialogano con i fogli sui quali Le Duc ha disegnato usando inchiostro di china. Completano la
mostra una tela bianca coperta da un velo di lino e un trittico viola su tela e velo di seta.

Sul lavoro dell’artista francese, Diego Lama scrive: «Nuove equazioni della fisica dimostrano che il vuoto
non esiste: il vuoto non è affatto vuoto e il nulla non è affatto nulla. Il nulla è una combinazione di materia e
antimateria - di particelle e antiparticelle - che si disintegrano a vicenda: miliardi di miliardi di particelle
compaiono e scompaiono in un milionesimo d’istante. Il vuoto è una perturbazione infinita, un ribollio pieno di
energia, eppure noi non ce ne accorgiamo, crediamo che quello sia il nulla.

Il lavoro di Pierre-Yves Le Duc tende al nulla - al vuoto - in due maniere: con la ripetitività del segno e con
la sua cancellazione. La prima strategia porta all’annichilimento della parte emotiva del lavoro artistico: ogni
ripetizione filtra qualcosa del segno precedente e prepara a quello seguente sempre più inesistente. La seconda,
la rimozione - il nero su nero, il bianco su bianco - sottrae materia e immagine all’occhio di chi osserva: cancella,
o meglio, nasconde la realtà.

Entrambe le strategie producono il nulla: un nulla pieno (pieno di ripetizioni differenti o pieno di parti
nascoste), un nulla che ribolle di energia, di materia e di antimateria, di bianco e di nero, di vita e di morte. Anche
noi - perché anche noi siamo fatti di vuoto e di nulla - vibriamo e ci perturbiamo di fronte al lavoro di Pierre-
Yves».

Spiega l’artista: «Il titolo della mostra “Erector Vesevo” è preso in prestito dalla poesia di Leopardi “Le
Ginestre”, parafrasandone un verso. Ma è solo un diversivo.

Come sempre, anche per questa esposizione ho cominciato a lavorare disegnando ossessivamente,
rappresentando ripetutamente lo stesso soggetto con parametri particolarmente rigidi. All’inizio del lavoro non
ho mai la certezza che la strada che intraprendo mi porterà da una parte specifica. Intuisco di dover andare in
quella direzione, ma non saprei spiegarne bene il motivo. Si innesca così un processo evolutivo che fa pensare
stranamente a quello dell’evoluzione delle specie. Strada facendo, disegno dopo disegno, il cammino assume un
senso, e scopro potenzialità delle quali sarei stato all’oscuro se non avessi intrapreso il viaggio...

L’impulso iniziale è nato dal desiderio di portare avanti un lavoro del mio passato (ho iniziato il lavoro sul
Vesuvio nel 1993) che serve solo da pretesto per esprimere altro. Dopo la fase preliminare di ricerca sul segno,
inizia il graduale avvicinamento alla visione della forte drammaticità dell’opera che mi porto dentro. Ma il mio
fare è questa volta più lento, lungo e doloroso. Si tratta fondamentalmente di una modalità di avvicinamento, di
un tentativo di portare avanti una visione che si rivelerà pian piano e che lascerà stupiti. Me per primo». © RIPRODUZIONE RISERVATA