Marco Zurzolo al Pomigliano jazz: «Rino Zurzolo e Pino Daniele, jazz per i lazzari felici»

Giovedì 5 Settembre 2019 di Federico Vacalebre
È questione di sangue, di sound, di appartenenza. «Suoneremo la sua musica, mi sembra che stia venendo fuori un bel lavoro, rispettoso della sua concezione sonora», spiega Marco Zurzolo, uno dei protagonisti, questa sera al teatro Gloria di Pomigliano d'Arco, dell'omaggio a suo fratello Rino voluto da «Pomigliano jazz» ad oltre due anni dalla scomparsa del contrabbassista, il 29 aprile 2017, a 58 anni.
 
Di sangue perché sul palco ci saranno anche la sorella di Rino, Francesca, di sound perché con il sax di Gavino Murgia e i tamburi di Mino Cinelu l'uomo di «Fuorlovado» si era incontrato più volte e regalando sempre scintille, di appartenenza perché non mancherà sua moglie, Valentina Crimaldi con il suo flauto. Con loro, e con la preziosa Orchestra Napoletana di Jazz diretta da Mario Raja che il festival diretto da Onofrio Piccolo riesce ancora a mettere in pista almeno una volta all'anno, ci saranno la sassofonista Gabriella Grossi, che è la moglie di Marco Zurzolo e vecchi amici di Rino, come Antonio Onorato con la sua chitarra e Giovanni Amato con la sua tromba, oltre che il Quartetto Flegreo.

E, inevitabilmente, sarà anche questione di neapolitan power, perché del gruppo di Pino Daniele Rino Zurzolo è stato una colonna dall'inizio alla fine, perché le percussioni di Mino Cinelu, già al fianco di Miles Davis e Wayne Shorter, erano centrali in un disco spartiacque della produzione del Nero a Metà, «Ferryboat», in cui naturalmente suonava anche Rino, oltre a Marco, che ora ricorda: «Io persi la prima parte del tour, in cui c'erano Cinelu e Steve Gadd, feci la seconda tranche, con la sezione ritmica composta da Alfredo Golino e Rosario Jermano, ricordo che c'era anche Mel Collins al sax, alle prese con le parti che in quel disco capolavoro del 1985 aveva tessuto Gato Barbieri, oltre che con i brani precedenti, che si portavano dietro l'orma del gigante James Senese».

«Pino mi manca», rilancia l'uomo di Saint Cloud, 62 anni, entrato nella leggenda del jazz per aver partecipato alle registrazioni di «We want Miles»: «Ricordo che anche lui mi chiedeva sempre di Davis, dei grandi che avevo incontrato, mentre io ero incuriosito dal suo modo di pensare la musica, personalissimo, tanto che non solo a Napoli non l'hanno dimenticato. Zurzolo era un virtuoso dello strumento, lo faceva parlare, anzi direi cantare, senza inutili assoli, accarezzava lo strumento come si fa con la propria donna. Nel disco successivo Daniele volle Pino Palladino ed era strano ragionare su differenze ed affinità tra i loro modi di essere bassisti. Ho accettato subito l'invito di Pomigliano, scoprendo un lato di Rino che non conoscevo, quello di compositore: anche su questo fronte aveva tutte le carte in regola».

Già, perché la scaletta messa in piedi dalla Ondj e dai suoi ospiti prevede brani - «Flou», «Vicaria», «Encanto» - dai dischi solisti del contrabbassista e qui gli omaggi si complicheranno: «Spero di trovare la lucidità per dire due parole quando proporremo È la mia musica, che prevedeva la voce di Gianluigi Di Franco, sarà una serata magnifica, ma anche di grandi assenze, irrimediabili, di vuoti incolmabili», riprende Marco. Di Franco, fondatore della band prog rock dei Cervello, poi vocalist del Tony Esposito di «Kalimba de luna» prima di farsi solista e musicoterapeuta, è scomparso nel 2005, dieci anni dopo se n'è andato l'Uomo in Blues: «Non potevamo non ricordare Pino», continua il sassofonista, «lui è in tutto quello che suoniamo - quelli come me che hanno fatto musica con lui e quelli che sono venuti dopo - ma con Rino formava una coppia speciale, erano cresciuti insieme come uomini ancor prima che come artisti. Faremo Lazzari felici nella cui ispirazione c'era tanto lo zampino di mio fratello e nella cui linea melodica ci siamo tutti noi, almeno quanto nei versi, tra i più importanti e toccanti del signore della nuova canzone napoletana. Faremo anche «Anna verrà» e «Yes I know my way», perché sappiamo che la nostra strada è quella che ci hanno mostrato Pino, Rino e geni come Viviani a cui pure dedicheremo un momento del concerto».

Il biglietto costa 5 euro, ad aprire la serata, alle 21, il Trio Kosmos: Stefano Falcone al piano, Giuseppe D'Alessandro alla batteria e Ilaria Capalbo al contrabbasso. A proposito: ad Antonio De Luise il compito più difficile della serata, suonare basso e contrabbasso sulle note di Rino Zurzolo. I primi applausi devono andare a lui. Ultimo aggiornamento: 09:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA