Napoli, case a fitti stracciati: ​«Ma il Comune non fa manutenzione»

Sabato 18 Gennaio 2020 di Gennaro Di Biase

Affitti low cost: dal file ufficiale alla realtà della strada. Parliamo dell’elenco dei canoni degli immobili di proprietà comunale e con locazione attiva pubblicato sul sito di Palazzo San Giacomo: dopo il report apparso ieri su queste pagine, abbiamo scelto di raccontare tre fra i casi più rappresentativi dei 25mila426 contratti che riguardano immobili ceduti in fitto dall’Amministrazione (e che, stando ai dati del 2018, fruttano una media complessiva di 85 euro ciascuno). Un viaggio in tre tappe: due palazzine comunali in «location top» del mercato immobiliare, in via Palizzi al Vomero e in via Posillipo. Più un negozio in via Pessina, a due passi da piazza Dante, nel cuore della Napoli affollata dai turisti. 

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Siamo in uno dei punti più esclusivi della città. La vista è mozzafiato, i palazzi liberty pure. A pochi metri dal civico 44 c’è la famosa villa che fu di Eduardo Scarpetta, con tanto di scritta «Qui rido io». E si sorride anche a guardare il palazzetto del civico 44, che in lontananza non sfigura. Solo avvicinandosi si notano le crepe nei balconi del primo piano. Nell’appartamento di 80 metri quadri circa, dal canone d’affitto di «24 euro al mese» secondo tabella comunale, «non ci vive nessuno da 10 anni - sospira Maria Esposito mentre innaffia le sue piante al piano terra - Vivo qui da 50 anni e su moltissimi anni fa c’era mia madre. Noi decidemmo di non occupare la casa, in seguito. Da 10 anni, dopo la morte di un inquilino, non riusciamo più a contattare nessuno. Ci sono delle perdite da su: abbiamo chiamato anche i pompieri. D’affitto pago molto di più di 24 euro». «Speriamo non aspettino la tragedia prima di intervenire», interviene il signor Aldo Silvestri, un altro inquilino, ex dipendente Sip, che ci accompagna nel palazzo. L’intonaco è logoro, il soffitto bucato. La porta dell’appartamento vuoto è sbarrata da un catenaccio vecchio. La targa esterna sembra un po’ più nuova. Altri inquilini pagano circa «10 volte in più» di 24 euro al mese. Lasciandosi alle spalle il 44, un ex operaio conferma: «Per 10 anni abbiamo provato a fare misurazioni dell’acqua in quella casa, ma era sempre deserto». 

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L’angolo di via Posillipo dove sorge il palazzo bianco di proprietà del Comune è forse la curva più contraddittoria della città. L’abbandono e il degrado totali che regnano nell’ex deposito Anm rivaleggiano con l’ingresso di una villa da sogno con discesa sul mare. Basta attraversare la strada. Di fianco, c’è l’edificio che corrisponde ai civici 165-166. Dall’elenco di Palazzo San Giacomo qui risultano un canone annuo «di 1.865,37 euro» e uno «di 934,67 euro». «Perché fate foto? - domanda un tizio - Lo chiedo perché là ci abita un mio amico». Gli inquilini del piano terra, però, non rispondono al citofono. Probabilmente non sono in casa. Le piante e i vasi all’esterno, infatti, sono messi da poco. Non tutti, comunque, qui pagano la stessa cifra: «Noi paghiamo 1600 euro al mese - spiega un inquilino bollette alla mano - Eppure, come vedete, nel palazzo ci sono notevoli perdite d’acqua, e ne abbiamo anche in casa». L’interno, come in via Palizzi, è in rovina. 

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Dalle abitazioni agli affari. Terza tappa via Pessina, fronte strada, a tre passi da piazza Dante. Stretta tra due negozi di abbigliamento e la bottega d’oggettistica di antiquariato l’Hobby, al civico 33, c’è una saracinesca abbassata da poco. Fino a qualche mese fa era il negozio di un ottico: «Hanno chiuso prima di Natale - dice Antonio Fraumeni di Never Old - A novembre». Locale molto piccolo e canone d’affitto di 63 euro mensili, come da elenco ufficiale. Al momento tutto sbarrato. Per mettere un po’ d’ordine, con la determina 1/2020, pubblicata il 9 gennaio e sottoscritta dal dirigente del Servizio Politiche per la Casa Antonietta Agliata, Palazzo San Giacomo dà l’opportunità «ai nuclei familiari in possesso dei requisiti previsti - tra cui l’occupazione dell’alloggio per «tre anni» dall’entrata in vigore del regolamento - che occupano, senza titolo legittimante, alloggi di Edilizia residenziale pubblica di proprietà del Comune, di regolarizzare la propria posizione presentando apposita istanza di regolarizzazione entro il 29 aprile 2020».
 

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