Case del Comune a Napoli, a Posillipo appartamento in fitto a 12 euro

Venerdì 17 Gennaio 2020 di Paolo Barbuto

Se cercate casa a via Posillipo e vi accontentate di un affaccio sul retro del palazzo, basta che abbiate a disposizione un budget di quasi 12 euro al mese; se, invece, volete togliervi lo sfizio di una casa col vista sul Golfo, allora dovete allargare i cordoni della borsa perché il panorama si paga: 127 metri quadri a via Posillipo con balconcino che guarda il mare vi costeranno circa 25 euro al mese, per la precisione 24 euro e 81 centesimi. Il padrone di casa non sarà opprimente perché ha tanti immobili ai quali badare. È il Comune di Napoli che vanta nel suo patrimonio più di 28mila alloggi e ha firmato contratti di affitto per 25.426 di questi. I prezzi, come avrete già capito, sono modici. 

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Il tema del patrimonio svenduto dal Comune non è nuovo. Nel 2014 il consigliere comunale Gaetano Troncone presentò un’interrogazione chiedendo ragione all’Amministrazione; nel corso degli anni il nostro giornale ha più volte affrontato la vicenda e da Palazzo San Giacomo sono arrivate più volte rassicurazioni: faremo controlli accurati e ci sarà un adeguamento per i fitti delle case di pregio.

Ci siamo decisi ad andare a controllare cosa succede, dopo aver letto la consueta ordinanza di inizio anno sulla dotazione economica da prevedere per i fitti passivi: il Comune che possiede migliaia di strutture, ogni anno versa circa 3,4 milioni ai proprietari di palazzi, uffici, scuole che ospitano strutture comunali. Tra i valori dei fitti passivi svettano i 350mila euro all’anno per la sede dei vigili a via Raimondi, e i 450mila versati per gli uffici di corso Arnaldo Lucci oltre a decine di altri impegni in favore di padroni di casa che, giustamente, pretendono un adeguato corrispettivo per gli immobili che cedono al Comune.

E il Comune è altrettanto rigoroso con i suoi inquilini? Siamo andati a ricontrollare per verificare se qualcosa è cambiato nella gestione dei beni immobiliari di proprietà dell’Amministrazione napoletana, abbiamo ritrovato la consueta situazione anche se, è bene precisarlo, gli ultimi dati ufficiali del Comune sono riferiti all’anno 2018 e potrebbero non essere totalmente allineati con i valori attuali.

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Innanzitutto i numeri: Palazzo San Giacomo ha registrato contratti di affitto per 25.426 beni immobili in città, in provincia e anche in altri Comuni della Campania e di altre regioni. La media di introiti per ciascun contratto è di 85 euro, ed è schiacciata verso il basso dalla consistente mole di fitti irrisori che sono richiesti per gli alloggi popolari.

Le strutture di edilizia pubblica, quelle che sono concentrare principalmente nelle periferie, rappresentano la maggioranza dei beni immobili comunali e sono anche quelle che vengono affittate a valori minimi. Come leggete nelle tabelle di questa stessa pagina ci sono 6.500 case che vengono cedute in fitto per un valore compreso fra i 2 e i dieci euro; in totale arrivano a costare al massimo 50 euro al mese più di 17mila immobili, il 70% del totale di quelli ceduti in fitto dal Comune. 
 


La vera questione, però, riguarda gli appartamenti e i negozi che si trovano in quartieri centrali e in zone che il mercato immobiliare considera “di pregio” ma che, comunque, sono piazzate sul mercato a valori irrisori. Si tratta, è bene chiarirlo, di alloggi per i quali ci sono vecchi contratti di fitto che devono ancora essere aggiornati. Nel palazzo di Posillipo, ad esempio, le cose stanno lentamente cambiando e ci sono appartamenti che vengono affittati anche a 850 euro al mese, valori comunque inferiori al mercato, ma comunque più elevati rispetto al passato.

Nell’elenco c’è, ad esempio, un appartamento di cinque vani a via Palizzi (la strada panoramica del Vomero), che viene ceduto in fitto a 24 euro al mese. Scorrendo l’infinita lista dei contratti del Comune spunta fuori anche una piccola casa a Chiaia, Rampe Brancaccio, che viene ceduta a 92 euro al mese. C’è pure l’immobile di quattro vani a via Manzoni che vale, per il Comune di Napoli, 54,15 euro al mese. 

Ovviamente sono i quartieri più periferici a vantare i costi più bassi. A viale della Resistenza, Scampia, c’è un contratto registrato per un valore di 2,06 euro al mese; a via Mastellone a Barra una casetta di quattro stanze al secondo piano vale 3,87 euro al mese; tre stanze più cucina al quarto piano di via Lepore a Piscinola sono state assegnate per un fitto pari a 4,51 euro al mese. Si tratta, lo ribadiamo, di abitazioni destinate ai meno abbienti, utilizzate per attutire la fame di case che c’è in città, eppure quei fitti da 2 o da 4 euro al mese suonano comunque singolari. 

Se nelle zone periferiche è comprensibile che le case vengano praticamente “regalate”, ci sono situazioni più complicate da comprendere: cosa pensare, ad esempio di una casa di quattro vani al terzo piano di via Arenaccia che per Palazzo San Giacomo vale quattro euro al mese?

Nel lungo elenco di immobili ceduti in fitto ci sono anche centinaia di negozi, molti dei quali con valori clamorosamente inferiori a quelli di mercato. Si va dai 63 euro per un’apertura fronte strada a via Pessina ai 142 per una vetrina sulla centralissima via Schipa a Chiaia; si passa dagli incredibili 66 euro per un negozio al Corso Vittorio Emanuele agli altrettanto imprevedibili 197 euro per via Manzoni.

C’è, poi, l’antica questione dei “beni comuni”: attualmente ci sono otto strutture, per la maggior parte interi edifici, ville o antichi conventi, che il Comune ha ceduto ad associazioni o centri sociali affinché venissero messi a disposizione della cittadinanza sotto forma, appunto, di “beni comuni”. Si tratta di immobili che potrebbero ospitare, ad esempio, scuole e uffici che costano assai al Comune. Ma la Giunta arancione ha puntato fortemente sui beni comuni che considera determinanti e intoccabili: ogni questione a riguardo viene fermata sul nascere.

Ultimo aggiornamento: 19:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA