La task force per gli aiuti Ue, ​evitiamo il bis di Colao

Martedì 1 Dicembre 2020 di Sergio Beraldo

Non sono in grado di penetrare con sufficiente accuratezza nei misteri della cabala, né posseggo la conoscenza necessaria a interpretare non dico i sogni, ma neppure i segni, che solo consentono di afferrare il terno vincente, o magari l’ambo. Eppure, nonostante questa mia inadeguatezza misterica, mi pare di poter dire, con una certa fiducia, che trecento sia il numero del coraggio temerario, dell’ardito affratellamento nella lotta, della sfida collettiva e sovrumana al destino. Il numero che stabilisce con matematica precisione le dimensioni del sacrificio necessario a dare sostanza etica al mito fondativo della nazione. Non eran forse trecento i giovani e forti visti dalla spigolatrice di Sapri? Non eran forse trecento gli eroi spartani che resistettero con Leonida alle Termopili? 

Alla luce di questa evidenza, ben si comprendono le intenzioni della maggioranza di governo circa la struttura che dovrebbe coordinare la gestione delle risorse europee. Il vertice politico, composto dal Presidente Conte e dai ministri Roberto Gualtieri  e Stefano Patuanelli, sarà coadiuvato da un comitato esecutivo composto da sei manager, uno per ogni area d’intervento. Ciascun manager sarà poi supportato da una squadra di cinquanta esperti. 

Qualsiasi lettore avrà a questo punto compreso la forza evocativa dell’operazione. Chiunque abbia infatti frequentato la scuola in presenza è infatti consapevole che cinquanta per sei fa esattamente trecento! Come alle Termopili contro i Persiani, con Pisacane a Sapri. 

Se si prescinde dalla forza esoterica del numero, non si può penetrare nei meandri della propensione immaginifica tipica degli italiani, e si finisce pertanto a discutere con la solita banalità di argomenti. Si finisce in altri termini a sollevare le solite trite tiritere e ritrite: non erano forse settanta(due) i traduttori della Bibbia dall’ebraico al greco? Un’impresa titanica per l’epoca. E non erano solo settantacinque i membri della Commissione chiamata a fondare la casa costituzionale nell’Italia doncamilliana del diavolo e dell’acqua santa? 

Alcuni, disorientati dalla sparizione dei super-esperti guidati da Colao, mestamente ibernati dopo aver avanzato un centinaio di proposte per il progresso del Paese, potrebbero chiedersi se tali super-esperti saranno de-ibernati, e faranno parte del valoroso gruppo. Altri insisteranno invece nel chiedersi a cosa servono le strutture di vertice della pubblica amministrazione e le varie agenzie governative affaccendate in varie faccende – tra cui molte connesse con lo sviluppo economico – se vi è bisogno di sei manager aggiuntivi e trecento esperti. I più tignosi vedranno nell’operazione il tentativo di imbarcare una rappresentanza dei più svariati interessi in ogni area di intervento. Come se i superesperti non fossero scelti tra persone di alto valore morale e autonomia di giudizio. Come se l’appartenenza alla fazione potesse spiegare la medaglia da esperto appuntata in petto.

Insomma, i più tignosi potrebbero vedere nei cinquanta esperti che affiancheranno il super-manager che gestirà i progetti in un certo ambito, una sorta di parlamentino che riprodurrà la tipica conflittualità dell’assemblearismo italiano, la tipica macchinosità nel raggiungere un adeguato livello di consenso. Cinquanta esperti che si contrappongono in punta di scienza, e che, nel peggiore dei casi, contribuiranno ad accrescere la lentezza decisionale; nel migliore, ad acuire il rumore di fondo che da mesi assilla gli Italiani, molestandone il sonno.

Un rumore che in ogni caso diverrà più intenso non appena diverranno note le intenzioni circa l’utilizzo dei fondi europei. Intenzioni che si definiscono con lentezza. Non solo forse per la mancanza di una visione strategica complessiva – qual è il sogno che dovremmo sognare? – quanto per la difficoltà di gestire efficacemente le risorse in un tempo che è breve sia per i vincoli formali sia per l’urgenza di riattivare l’economia. 

In ogni caso c’è da star tranquilli, perché, a quanto pare, a parte i sei manager a guardia dei trecento esperti – ma forse vale il viceversa - sarà costituito anche un comitato di garanzia, composto da personalità di altissimo livello e indiscutibile valore morale (ma perché, i trecento esperti non lo sono?), auspicabilmente nominati dal Presidente della Repubblica. Tale comitato dovrebbe sovraintendere all’attuazione dei progetti, verificando che tutto vada bene. Che i trecento esperti lavorino con scrupolo. Anche se incapaci, per definizione, di sognare. Ché l’esperto è grigio pure se son trecento esperti. O almeno, non me ne figuro alcuno con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro, che va a morir per la sua patria bella.
 

Ultimo aggiornamento: 07:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA