Scuole elementari dopo Natale: la Campania pronta a rinviare il rientro in aula

Sabato 5 Dicembre 2020 di Maria Pirro

«Destinazione scuola», avvisa il cartello sollevato da un papà con la mascherina, e una freccia, disegnata dal figlio, punta alle «lezioni in presenza». Ma l’unità di crisi sul Coronavirus in Campania sembra andare in direzione contraria rispetto a quella indicata dai genitori che con i bambini ieri hanno manifestato a Napoli e in tante altre città campane e d’Italia, chiedendo l’immediato ritorno in aula. Per tutti e, probabilmente, per nessuno - oltre a quanti sono già rientrati e nemmeno dappertutto - possibile prima di Natale.

 «La linea resta quella della prudenza», spiega Pina Tommasielli, medico di famiglia tra gli esperti riuniti da Palazzo Santa Lucia che oggi sono chiamati a decidere il da farsi per le classi dalla seconda alla quinta della scuola primaria e la prima della secondaria di primo grado, , visto che la didattica a distanza è prorogata fino a domani e dopo una riunione preliminare durata tre ore. 

Da esaminare i dati epidemiologici complessivi delle ultime due settimane, da incrociare i casi di contagio tracciati tra adulti e bambini che si aggiungono ai risultati dello screening su base volontaria realizzato dalle Asl, coinvolgendo insegnanti, studenti (poche le adesioni) e familiari conviventi. «La diminuzione dei pazienti Covid, che si è ottenuta, dipende dalle scelte fatte per limitare la circolazione del virus», sostiene Ugo Trama, direttore di “Tutela, salute e coordinamento sanitario”. «Ma occorre essere cauti», afferma Alessandro Perrella, l’infettivologo del Cardarelli, che certifica il tasso di mortalità più basso che altrove: «Grazie a misure attuate in anticipo, senza aspettare i dpcm del governo». Ora il timore dei tecnici è che, per meno di due settimane di corsi, si possa poi avere un’altra impennata di Sos, cancellando la frenata avuta con il lockdown, e in coincidenza con la diffusione dell’influenza stagionale. Ma le mamme, riunite ieri al Plebiscito, ritengono che i danni provocati dallo stop prolungato siano maggiori. 

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Di qui il flash-mob organizzato davanti alla prefettura, che è stata chiamata a monitorare la situazione dal Viminale: l’intervento è invocato dalle famiglie, in qualità di «richiedenti asilo... elementari, medie e superiori» e del titolo di «rifugiati didattici». Il riferimento è al diritto allo studio sancito dalla Costituzione e alla «anomalia campana»: «Da marzo a oggi, le giovani generazioni hanno frequentato la scuola 15 giorni. 15 giorni in 7 mesi. Per i restanti, ci sono state per loro didattica a distanza al 100 per cento, allerte meteo, chiusure elettorali...», fa notare il comitato di genitori sostenendo che, continuando nella strada fin qui imboccata, «si va a passi spediti verso una catastrofe educativa, ordinanza dopo ordinanza». E questo, per il rischio più alto di dispersione, le disuguaglianze accentuate e le lacune educative, più gravi. «E si acuisce il disagio psicologico. Perché senza scuola non ci sono diritti e non c’è salute» Presidio anche a Portici, Sorrento, Avellino, Benevento e Salerno nell’ambito della mobilitazione che coinvolge otto regioni e diciannove città e prosegue oggi: a Milano con le lezioni in giardino, a Torino sotto le finestre della Regione. 

«Tutto dobbiamo fare, tranne mettere in contraddizione i diritti che sono fondamentali. Vogliamo che tutte le scuole riaprano nel più breve tempo possibile», afferma il ministro alla salute, Roberto Speranza, mentre la ministra all’Istruzione, Lucia Azzolina, annuncia che «le consegne dei 2,4 milioni di banchi sono state praticamente completate», e chiede «una corsia preferenziale per test rapidi e tamponi». 

Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre, 21:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA