Crac al Comune, soccorso Pd-M5S a de Magistris: c’è il salva-Napoli

Lunedì 10 Febbraio 2020 di Luigi Roano

È in arrivo sul binario - sempre un po’ agitato viste le tensioni che attraversano il Governo - della Commissione Bilancio della Camera il salva-Napoli «e altri 1000 comuni» ricorda l’ex viceministro al Bilancio la grillina Laura Castelli. Tra cui alcuni grossi e politicamente molto marcati, come per esempio Torino della sindaca del M5S Chiara Appendino. Una misura che il Governo si appresta a varare nel Milleprorghe, con un emendamento all’articolo 39 targato Pd e M5S, che congela la pronuncia della Corte Costituzionale di appena una ventina di giorni fa. Con la quale la Corte dichiara «illegittimo l’utilizzo dell’anticipazione di liquidità per ripianare i debiti». Pronuncia che ha fatto lievitare il debito del Comune da 1,7 miliardi a 2,7. 

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Materia ostica vale allora la pena spiegare come si arriva a questo emendamento. Il caso Napoli sbarca alla Corte Costituzionale in seguito a una diversa interpretazione data - secondo la Corte dei Conti - di un comma della legge di Bilancio del 2015 sull’utilizzo del Fal, acronimo che sta per «Fondo anticipazione liquidità», soldi che lo Stato eroga in via ordinaria ai Comuni e che Palazzo San Giacomo ha utilizzato per coprire un miliardo di debito. Il Comune - secondo la Corte dei Conti - ha coperto fonti di incasso difficilmente esigibili, come le multe, con i fondi ordinari. Questa la procedura censurata dalla magistratura contabile. Diverse interpretazioni che solo la Consulta poteva chiarire e infatti si è espressa in maniera chiara in favore della Corte dei Conti: «Le anticipazioni di liquidità sono utilizzabili dagli enti locali in senso costituzionalmente conforme solo per pagare passività pregresse iscritte in bilancio, in quanto sono prestiti di carattere eccezionale finalizzati unicamente a rafforzare la cassa quando l’ente non riesce a pagare le passività accumulate negli esercizi precedenti». In buona sostanza le anticipazioni servono per pagare i creditori negli esercizi correnti. L’effetto della sentenza per Napoli è stato la crescita di un miliardo del debito. 
 


Bisogna partire da un presupposto per capire come si giunge al Salva-Napoli: lo Stato non ha i soldi per ripianare i debiti degli enti locali, la ratio dell’emendamento è quella di allungare i tempi di pagamento del debito stesso che gravano però sulle spalle dei cittadini. Che si ritrovano anche con le tasse più alte rispetto ai comuni virtuosi. A Napoli basta dare un’occhiata alla tassa sui rifiuti e aliquote Irpef per capire quanti sacrifici fanno i cittadini a fronte di servizi molto carenti. E l’emendamento va in questa direzione, quello dell’allungamento dei tempi: «L’importo del Fondo crediti di dubbia esigibilità - la posta di bilancio dove è stato piazzato dal Comune il miliardo di anticipazione dello Stato per coprire i mancati incassi di multe e canoni di locazione che hanno gonfiato le entrate - può essere ripianato in non più di 15 annualità a decorrere dall’esercizio del 2021». In questo modo il Comune tirerà a campare per l’anno in corso, cosa non scontata, con il «Piano di rientro dal debito» già in vigore dal 2013 per quanto bocciato dalla Consulta e dalla magistratura contabile. Con il quale paga una retta allo Stato di 91 milioni l’anno. Nel 2021 - tuttavia - a giugno si andrà al voto con l’attuale sindaco Luigi de Magistris non più ricandidabile. Le urne si apriranno a maggio, il nuovo piano di rientro allungato di 15 anni costerà all’attuale amministrazione al massimo una sola retta più pesante di qualche milione. Ma de Magistris - così come ha ricevuto in eredità il debito di 1,7 miliardi dalle passate amministrazioni - lascerà allo stesso modo al suo successore un debito di 2,7 miliardi. Giusto per fare un esempio, oggi ogni napoletano compresi quelli che nascono in questo momento, si ritrova un debito pro capite di 1763 euro. Dal 2021 saranno 2763 fino al 2044. 

Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio, 14:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA