Sprofondo Napoli, se la reazione
del secondo tempo è solo un brodino

Sabato 7 Dicembre 2019 di Francesco De Luca

Punticino d’orgoglio, quello che il Napoli ha almeno tirato fuori dopo essere stato colpito dall’Udinese al primo tiro in porta. Contro una delle squadre più modeste del campionato, quella con il peggiore attacco, gli azzurri sono andati perfino in svantaggio in un primo tempo giocato male da un gruppo al solito senza idee, in affanno, tatticamente slegato. Poi il sussulto, il pareggino, con la squadra trascinata da Zielinski, tornato al gol dopo quasi sette mesi. Ma non può bastare e non può rasserenare Ancelotti, che dovrà difendere la propria traballante posizione tra 48 ore nella sfida con il Genk, decisiva per l’accesso agli ottavi di Champions League

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Non ci si deve accontentare del poco che questo Napoli è in grado di proporre: basta con insipidi brodini, qui c’è una squadra con mezzi tecnici superiori ad altre ma è già a 8 punti dal quarto posto. Se Ancelotti si sente ora più che mai coinvolto nel progetto, come ha detto ieri sera sorridendo davanti all’ipotesi che lo sostituisca “il fratello” Gattuso in panchina, lo dimostri con un gruppo di calciatori che hanno perso entusiasmo e non hanno più gioco. Vero, hanno assediato l’Udinese nella ripresa ma davanti avevano un avversario debole - incapace di uscire dalla sua area e ripartire - e la necessità di non crollare perché si sarebbero ulteriormente complicati questa già difficile esistenza. Si va in campo con un notevole carico di tensioni non per una situazione ambientale difficile (la tifoseria ha un atteggiamento di ferma freddezza) ma per i mediocri risultati fin qui ottenuti in campionato, perché fortunatamente c’è un andamento europeo positivo. Gli azzurri non si perdano in atteggiamenti isterici che costano ammonizioni ed espulsioni, come quella subita dal panchinaro Maksimovic a Udine: vi sia qualcuno all’interno del club o dello staff tecnico che istruisca questi ragazzi sui comportamenti da tenere, visto che il Napoli non è la Juve e atteggiamenti arroganti dei suoi giocatori non sono tollerati dagli arbitri.
 

 

Il Napoli procede a piccolissimi e insignificanti passi: cinque punti nelle ultime sette partite. Dopo i tre giorni di ritiro non vi è stata alcuna svolta tattica, né la squadra è migliorata sul piano difensivo, come auspicava il tecnico, perché il gol di Lasagna - il sesto subito su ripartenza - conferma quanto la squadra sia priva di equilibrio. Ancelotti ha schierato la migliore formazione possibile considerando le indisponibilità di Milik e Allan, la cui assenza fortemente si avverte a centrocampo perché sul mercato non è stato preso un altro mediano che potesse fungere da alternativa. Dopo un primo tempo di assoluto squallore, chiuso con l’inefficace 64 per cento di possesso palla e senza un tiro in porta (è stato necessario aspettare quello di Fabian al 53’), il tecnico ha tirato fuori il mediocre Insigne e provato con la torre Llorente, perché c’erano state inutili palle alte servite da Callejon e Mario Rui. L’ex campione del mondo spagnolo ha colpito solo un pallone bloccato tranquillamente da Musso: lontane le sue fiammate di settembre, probabile che un 34enne svincolato non potesse offrire di più a un club che si era perfino messo sulle tracce di Icardi. Milik è sparito dai radar per un nuovo problema fisico, si attende il suo rientro per provare a dar forza alla prima linea dove sono ricomparsi Mertens e Callejon: è possibile che vadano via tra un mese, però Ancelotti non può rinunciare a nessuno degli azzurri. Non ha tanto a disposizione, dato che il secondo cambio è stato quello di Younes per Lozano, un gregario per il calciatore più pagato nella storia del Napoli, tuttora oggetto misterioso. Questo grande talento, il messicano, quando lo metterà a disposizione della squadra?
Gli azzurri - così grigi e scontati nelle loro giocate - hanno bisogno di punti e, ancor prima, di un assetto tattico solido e di una reale serenità. Ancelotti sfuma sulla tensioni emerse nel faccia a faccia di lunedì scorso, però sorprende la dichiarazione prepartita del direttore sportivo Giuntoli: «I ragazzi tengono a questa gara e tutti i big hanno dato la loro disponibilità».

Cosa significa? Che i big, prima, questa disponibilità non l’avevano data? E, poi, quali sarebbero questi big? Non ci sembra che si sia ritrovata l’armonia nel gruppo Napoli dopo il ritiro imposto stavolta da Ancelotti. La risposta tecnica e caratteriale più importante è attesa nell’ultimo turno del girone europeo, in cui non serve l’impresa: per la qualificazione basta un punto. È uno degli obiettivi stagionali, ma è il secondo in ordine di importanza, perché l’accesso alla Champions League 2020-2021 vale più di tutto. E Ancelotti lo sa. Lui spera che vi sia martedì la “scintilla” che rimetta in moto la macchina che perde continuamente colpi. Però è evidente che Carlo non ha in mano questa squadra, né riesce a stimolarla. A questo punto, chi deve dare la svolta? La società o l’allenatore, che conferma che non si dimetterà perché certo di poter andare oltre la crisi? Prosegue la riflessione di De Laurentiis su un titolatissimo tecnico che non ha portato a Napoli né gioco né risultati: le aspirazioni, pagate a caro prezzo dal presidente, erano ben altre. E Ancelotti lo ricordi.

Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 12:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA