Palazzo abusivo sfratta
il campetto di calcio

Venerdì 17 Maggio 2019 di Luigi Roano
La vicenda inizia a far scalpore nel palazzaccio di via Verdi, sede del Consiglio comunale. Perché proprio un consigliere comunale ha formulato una «richiesta di accesso agli atti e alle generalità dei proponenti dei permessi a costruire rilasciati dall’Ufficio edilizia privata e insistenti in via Vicinale Trencia numero 33». Siamo a Pianura - quartiere martoriato dalle discariche e dall’abusivismo edilizio - e quello che si profila è un altro caso clamoroso di abusivismo. Qui un paio di ruderi senza tetto vengono trasformati in appartamenti a scapito «delle attrezzature di quartiere», vale a dire un campo di calcio e altro, che retrocedono per fare sì che l’appetibilità delle costruzioni sia più succulenta. Il tutto condito da quella che non sembra essere affatto una indiscrezione: le costruzioni sono state tirate su da un’azienda molto vicina a un altro consigliere comunale. Quanto basta perché in via Verdi l’agitazione sia a livelli di guardia. 

I FATTI
Semplificando al massimo, la vicenda è questa: un fabbricato privato che viene edificato su un suolo destinato ad attrezzatura di quartiere che viene spostata senza autorizzazione. In buona sostanza una Variante al Prg che non è mai passata per gli uffici del Comune, per la giunta e nemmeno per il Consiglio che ha la titolarità sulla materia urbanistica. Di più, a dicembre 2015 la giunta fa una delibera sulle «attrezzature di quartiere» dove le norme per la loro salvaguardia diventano ancora più stringenti e soprattutto si dà peso e anche l’ultima parola alla Municipalità. Come si vede dalla foto grande in alto - invece - il campo è dietro alle costruzioni mentre doveva essere avanti perché a disposizione di tutto il quartiere. Così sembra che sia nella disponibilità solo di chi risiede in quegli stabili. Inoltre, particolare non secondario, il campo è recintato e custodito da cancelli sempre chiusi. Chi ha le chiavi dell’impianto? Qual è il disciplinare d’uso? 

La storia inizia nel 2016, tre anni fa, quando la prima era arancione è al tramonto ma si intravede già l’alba della seconda. In questa fase di transizione arriva il permesso a costruire. E con grande la velocità, già nel 2018 il cantiere è chiuso. Sono i pianuresi, le tante associazioni sul territorio, che fanno partire le richieste di chiarimento su di una vicenda di cui incredibilmente a Palazzo San Giacomo e in via Verdi nessuno ne sa nulla. Di qui la richiesta di accesso agli atti del consigliere. Carte che se venissero fuori celermente - ma in genere passano dei mesi - farebbero chiarezza su chi ha costruito quelle case. E a quanto pare si tratta di un’azienda vicina a un altro consigliere comunale. Sarebbe almeno sconveniente sotto il profilo politico - per tutti - se questa evenienza dovesse risultare vera. La circostanza - poi - che i due ruderi trasformati privi di copertura in alcune parti - elemento questo che ai fini dell’applicabilità di un eventuale piano casa, non ne permette la rottamazione e la premialità in termini volumetrici - apre ulteriori interrogativi su come si è potuto ottenere un permesso a costruire in deroga agli strumenti urbanistici e senza che la Giunta e il Consiglio ne abbiano saputo nulla. Le attrezzature di quartiere, infatti, ai sensi del vigente Prg sono dei veri e propri vincoli costitutivi, non decadono, per essere chiari, dopo i cinque anni successivi alla data di approvazione dello stesso Prg. Secondo i residenti «la cosa più incredibile che ci viene segnalata è l’assenza dell’avvenuta approvazione da parte dell’Ufficio Urbanistica del Comune dell’attrezzatura spostata». 

IL GIALLO
Un giallo anche questo che si può spiegare con l’ennesima sfortunata coincidenza che caratterizza le costruzioni di via Trencia. Vale a dire che una ingente mole di documentazione attinente ai permessi a costruire si troverebbe a Reggio Calabria per restauro. Perché nella sede di Soccavo i documenti sarebbero stati distrutti dagli insetti. E se non si dovessero trovare i permessi a costruire per i quali il consigliere ha fatto «richiesta di accesso», la vicenda di Pianura e chissà quante altre rimarrebbero senza risposta. Giova giusto ricordare che il consigliere comunale nell’ambito del suo mandato riveste funzione di ufficiale pubblico al quale gli atti richiesti non possono essere negati.  © RIPRODUZIONE RISERVATA