Test per Medicina e false assunzioni, inchiesta choc a Napoli: ecco il tariffario

Giovedì 13 Febbraio 2020 di Leandro Del Gaudio

Soldi per superare gli esami universitari a Giurisprudenza, per fabbricare certificati di laurea o per rilasciare attestati di superamento di questa o quella prova accademica. Soldi per superare i test di Medicina e Chirurgia, quelli del cinque settembre del 2017, ma anche per partecipare a corsi di formazione mai avvenuti (fino a 5mila euro cash, sulla parola, in vista di qualcosa mai bandito) o per un posto di lavoro nei ranghi della pubblica amministrazione: all’Inps, al Policlinico, al Cardarelli, al Monaldi, nell’Asl Napoli uno e in quella casertana, oltre che in alcune università del centro Italia. Due filoni investigativi, al centro di un’inchiesta culminata in arresti e avvisi di garanzia: in un caso, infatti, c’era chi intascava soldi veri per prestazioni fasulle o semplicemente millantate (come i posti di lavoro promessi o l’accesso ai test di medicina); mentre in un secondo capitolo investigativo si riusciva realmente a manomettere firme, certificati e attestati di esame e di laurea nella prestigiosa facoltà di Giurisprudenza. Ma andiamo con ordine, a partire dagli arresti scattati ieri mattina: a finire ai domiciliari sono un ex dipendente dell’università Federico II, che risponde al nome di Ciro Palumbo, accusato di svariati episodi di millantato credito; e un ex poliziotto Domenico Del Giaccio, che risponde di accesso abusivo alle banche dati in uso alle forze dell’ordine; stesso reato ipotizzato (anche se in una sola occasione) a carico di Giovanni Cirillo, poliziotto in pensione, indagato a piede libero. Inchiesta condotta dal pm Ida Frongillo, magistrato in forza al pool reati contro la pubblica amministrazione del procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio, che prende le mosse dal blitz messo a segno a marzo di tre anni fa contro i furbetti del cartellino del Loreto Mare. Tre mesi dopo, a giugno del 2017, scatta l’inchiesta a carico di Ciro Palumbo, il sedicente avvocato in grado di promettere e offrire, blandire e incassare soldi da chiunque, almeno secondo quanto emerge dalla misura cautelare firmata dal gip Rosella Marro

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Decisivo il lavoro dei carabinieri del Nas, agli ordini del colonnello Vincenzo Maresca e del maggiore Gennaro Tiano. Ma restiamo alla presunta rete di Ciro Palumbo, alla trama di interessi finiti al centro di intercettazioni e attività di pedinamento da parte dei militari. Tutto nasce dalla smania di tale S. S. di conseguire una laurea in Giurisprudenza. I due vengono intercettati, tanto da spingere gli inquirenti a deviare dall’aspirante giurista al sedicente avvocato: da S.S. a Ciro Palumbo. È il cinque settembre del 2017, quando Ciro Palumbo si faceva dare (o promettere) 1500 euro da un poliziotto e un carabiniere, genitori di due ragazzi che aspiravano all’accesso nel corso (a numero chiuso) di laurea per Medicina e Chirurgia. Vengono intercettati presunti tentativi di contattare dirigenti della Federico II da parte di Ciro Palumbo, mentre in questo capitolo di inchiesta si sarebbe speso anche il poliziotto Domenico Del Giaccio. E agli atti compare anche un servizio di appostamento all’esterno del bar della Procura, nel corso del quale Del Giaccio parla con un collega del concorso di settembre, quello dei test di Medicina. Centinaia di conversazioni, che consentono alla Procura di Napoli di evidenziare una sorta di tariffario adottato per le rispettive esigenze. Facciamo qualche esempio: 1752 euro: per costruire a tavolino una seduta di laurea mai discussa (soldi realmente versati da S.S. a Ciro Palumno); 1500 euro: superamento del test di medicina e chirurgia del 5 settembre del 2017; 7000 euro: corso di formazione (in realtà mai esistito), per l’assunzione in Inps, Policlinico, Cardarelli, Monaldi; 5000 euro: per un posto di lavoro in Inps, Policlinico, Cardarelli e Monaldi; 7500 euro, per un complessivo importo di 75mila euro, per corrompere soggetti della pubblica amministrazione; 2000 e 3000 euro: due trance da veicolare, tramite un cappellano militare, a un docente, per l’assunzione in una università del centro Italia. 

Parlano a ruota libera, anche se usano facili codici di comunicazione, specie quando si fa riferimento ai soldi, che diventano «documenti», «tabacco», «formaggio», «zuppa». Tante chiacchiere, tante millanterie, anche se ci sono delle manomissioni che sarebbero realmente avvenute, ovviamente all’insaputa di docenti universitari e responsabili di dipartimento. 

Siamo a Giurisprudenza, qualcosa non torna da un punto di vista dei documenti. In un’occasione, Ciro Palumbo avrebbe contraffatto il certificato di superamento dell’esame di laurea in Economia aziendale del 20 settembre del 2016 intestato a tale M.B., «apparentemente rilasciato dall’università Federico II a firma di Patrizia Boccia, che lo disconosceva». Stessa accusa ancora per Ciro Palumbo e per tale R.M., in relazione alla falsificazione della «certificazione di laurea semplice» del 18 luglio del 2017, documento apparentemente rilasciato dalla Federico II a firma del dottor Maurizio Tafuto, (che lo disconosceva), nel quale si attestava falsamente il conseguimento da parte di R.M. della laurea quinquennale presso Giurisprudenza in data 10 maggio 2017. Poi c’è il certificato di laurea di S.T., di R.G. (a firma della dottoressa Gabriella Formica, che lo disconosceva), in un continuo gioco di rimandi a soldi e documenti da inviare, ad accordi illeciti e a documenti da indirizzare sulla scrivania giusta. Difesi - tra gli altri - dal penalista Fabio Fulgeri, tocca ora agli indagati raccontare la propria versione dei fatti. 

Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio, 08:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA