M5S-Pd, prove di alleanza. Di Maio: «Patto civico in Umbria». Zingaretti ai suoi: «Errore dividersi»

M5S-Pd, prove di alleanza. Di Maio: «Patto civico in Umbria», ok di Zingaretti e Leu
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Dopo l'intesa a livello nazionale democratici e 5 stelle provano a cercare una convergenza anche a livello locale. Luigi Di Maio scioglie la riserva ed annuncia la disponibilità a sperimentare già alle prossime elezioni in Umbria l'apertura alle liste civiche. Con un corollario fondamentale: l'unione delle forze, in questo caso dei democratici e di Leu, per sostenere un candidato scelto al di fuori dei partiti. Nessuna alleanza. Il capo politico dei 5 Stelle lo chiama il «patto civico per l'Umbria» e in una lettera a La Nazione di Firenze pone le «condizioni» del Movimento. 

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«Tutte le forze politiche - si legge - facciano un passo indietro e lascino spazio a una giunta civica, che noi sosterremo solo con la presenza in consiglio regionale, senza pretese di assessorati. Ognuno correrà con il proprio simbolo in sostegno di un presidente civico, fuori dalle appartenenze partitiche, e con un programma comune». È il segnale che il Pd attendeva. «Anche in Umbria il confronto può andare avanti. Ci sono tutte le condizioni per un processo nuovo che valorizzi la qualità e metta al centro il lavoro, la sostenibilità e il bene dei cittadini umbri», commenta il segretario dem Nicola Zingaretti. Dario Franceschini, ministro e capo delegazione del Pd nel nuovo governo definisce «importanti» le parole di Di Maio. E non solo in vista del voto umbro.

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«Vedremo, un passo alla volta, non c'è bisogno di correre, ma l'Umbria è vicina e io interpreto le sue parole come un percorso che possiamo iniziare a intraprendere», afferma. E si dice disponibile anche Leu. «Una nuova stagione di civismo è la strada giusta per l'Umbria», esorta Roberto Speranza, segretario nazionale di Articolo Uno e ministro della Salute. Positiva anche la reazione del commissario umbro del Pd Walter Verini preoccupato per «i sentimenti di odio e intolleranza che Matteo Salvini diffonde a piene mani» che potrebbero prendere piede anche in regione. Tant'è che la reazione di Matteo Salvini non si fa attendere. Dal raduno di Pontida il leader della Lega irride l'ex alleato per essere andato col «cappello in mano» dal Pd. «Che tristezza leggere che la rivoluzione dei Cinquestelle si trasformi in una svendita di poltrone in Umbria e in Emilia-Romagna» attacca.

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L'Emilia Romagna è infatti il sogno di conquista del «Capitano» e un eventuale accordo tra M5s e Pd potrebbe rovinare i suoi progetti di sfida. Anche se difficilmente la formula trovata per l'Umbria potrà essere replicata in Emilia dove il candidato dem ed attuale governatore Stefano Bonaccini non pare abbia intenzione di farsi da parte nonostante abbia lui stesso sollecitato una «interlocuzione» con i 5 Stelle, soprattutto sul programma. Più facile che la formula umbra possa invece essere riproposta in Calabria dove né Pd né M5s hanno un candidato forte da sacrificare sull'altare del patto civico. Candidato che pure in Umbria manca ufficialmente anche se già il Pd sostiene una coalizione civica guidata da Andrea Fora che da pochi giorni ha lasciato la guida della Confcooperative umbra e che oggi commenta: «siamo allo snodo fondamentale».

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La proposta di Di Maio è la prima attuazione della modifica alle regole che imponevano al M5s di correre al voto da solo: una condizione che ha sempre penalizzato il Movimento a livello locale. La prospettiva, tuttavia, ha già sollevato nuovi dubbi tra gli iscritti: sul blog delle Stelle la base scalpita e sono parecchi i messaggi che condannano l'apertura ai dem. Anche gli ortodossi storcono il naso ma solo per criticare la decisione presa a valle della «spartizione delle poltrone». Lo schema del governo di «competenti» sorretto politicamente dai partiti, fanno notare, era lo stesso che aveva proposto Beppe Grillo, imbarazzato dalla trattativa per l'assegnazione degli incarichi di governo.
Domenica 15 Settembre 2019, 09:26 - Ultimo aggiornamento: 16 Settembre, 07:48
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