Governo, la caccia a 15 responsabili tra avances e dubbi, ma loro: «Solo sostegno caso per caso»

Sabato 15 Febbraio 2020 di Mario Ajello
Governo, la caccia a 15 responsabili tra avances e dubbi, ma loro: «Solo sostegno caso per caso»

Il premier Conte ha mobilitato diversi ministri, li chiama, li sonda, li sprona, qualcuno di loro dice che li supplica con un tono da ultima spiaggia: «Contattate chiunque sia contattabile per darci una mano. Non serve un gruppo organizzato di responsabili, ma qualche volenteroso che di volta in volta ci aiuti a far passare i provvedimenti. E andremo avanti così, Renzi si rassegni». Franceschini e gli altri stanno gettando i loro ami e credono di avere già raccolto qualche pesce: «I 5 o 6 voti che mancano arriveranno, da Durnwalder e da altri autonomisti, da qualche forzista, centrista, fittiano o cane sciolto da gruppo Misto». Ma tutto resterà molto aleatorio, estremamente sdrucciolevole per la maggioranza rosso-gialla senza renziani, se Italia Viva si defila.

Governo, battaglia sui transfughi. Il premier prova a spaccare Iv. Renzi: «Se fallisce, salta lui»

Casalino: «Ci sarà un Conte Ter», ma il premier smentisce. Iv: licenzi il portavoce o è complice

LE DIFFICOLTÀ
Sarà un continuo basso impero, un mercanteggiamento quotidiano, un inferno e una pena e chissà quanti italiani di fronte a questo spettacolo diranno comprensibilmente: «È molto meglio andare a votare!». Sul taccuino di Conte i numeri sono questi. La maggioranza rosso- gialla a Palazzo Madama senza i 17 renziani si ferma a 158. Ma c’è un’altra maggioranza possibile e un po’ più numerosa: i tre partiti del centrodestra più i renziani arrivano a 161. Ma davvero si formerà questo secondo fronte che a Berlusconi via Verdini - suo punto di contatto con Renzi e con Salvini - non dispiacerebbe, alla Lega potrebbe andare bene visti i rapporti cordiali tra i due Mattei ma alla Meloni no?

E comunque, oltre ai numeri, sul taccuino di Conte ci sono i nomi dei possibili responsabili. E sono una quindicina. Quelli di Massimo Mallegni, Antonio Saccone, Sandra Lonardo Mastella, Paola Binetti, Andrea Cangini, Andrea Causin Antonio De Poli, Gaetano Quagliariello, Paolo Romani, Luigi Vitali, Franco Dal Mas, Barbara Masini, Roberto Berardi. Però la soddisfazione a Conte anzi al «disperato Conte», come lo chiamano, almeno per ora nessuno di loro vuole dargliela. «Non favoriró mai - giura il forziere Berardi - un governo che blocca l’Italia». «Io? Ma se sono un irresponsabile da sempre», assicura un altro azzurro, Mallegni: «È evidente che in geometria se salta un tassello puoi sostituirlo con un altro... Ma questo governo, per quel che mi riguarda, non sta facendo gli interessi degli italiani e deve andare a casa».

LA SORPRESA
Ma la sorpresa potrebbe essere questa: un gruppo di senatori potrebbe mollare Italia Viva confluendo nella pattuglia dei responsabili. L’ipotesi di andare ad elezioni anticipate (con scarsa possibilità di rielezione) terrorizza qualche senatore renziano. E dunque Conte potrebbe trovare aiutini proprio tra le file del partito di Renzi. Si fanno i nomi di Gelsomina Vono e Donatella Conzatti. Osserva Quagliariello: «I responsabili, se scattano, scattano all’ultimissimo minuto utile, quando sta per venire giù tutto. Io, in questo momento, non mi muovo manco morto. Perché qualunque cosa fai, anche la più insospettabile, ti fanno passare per, detto tra virgolette, responsabile. Cioè accusabile di connivenza con questo governo».

I cosiddetti carfagnei sono sospettati di tremare con Conte. Ma Mara: «Chi parla di responsabili non lo fa a nome mio». Paolo Romani, ex forzista, parla a nome suo e di altri come lui: «Può accadere di tutto, siamo solo alla prima mano del poker». Uno di loro, il democristianissimo veneto, Causin, dice: «Conte è bravissimo, quasi come Andreotti. Dargli una mano? Sarebbe un’operazione senza prospettiva». Molti di loro chiamano Gianfranco Rotondi, deputato, guru del centrismo, e lui spiega loro: «Evitiamo di fare pasticci, il marchio “responsabili” è screditato. Che poi i governi possano aumentare i loro voti su un caso o su un altro, ma guai ad appoggiare Conte sulla giustizia, rientra nella normalità». Dunque che cosa accadrà, onorevole Rotondi? «Una conflittualità permanente. Renzi, il cui partito non decolla, ha fiutato una cosa. Che Conte più sta Palazzo Chigi e più si accredita come referente del centro e del mondo cattolico, e glielo toglie a lui. Perciò lo deve mandare via».

Berlusconi tramite Cesa, europarlamentare Udc con cui è in contatto continuo, sta avvertendo i parlamentari centristi e forzisti: «Non muovetevi, restiamo ben saldi come centrodestra e tra poco si andrà a votare e ci sarà posto per tutti nelle liste». I responsabili annotano la promessa ma, come al solito, al Cavaliere un po’ si crede e un bel po’ no. Resta però lo sfizio di tenere Conte appeso a capricci e a trame capaci di logorarlo più di quanto lo sia già.
 

 
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA