Infrastrutture, il viceministro Cancelleri: «Grandi opere come a Genova, commissari anche per Roma»

Domenica 20 Settembre 2020 di Roberta Amoruso
Infrastrutture, il viceministro Cancellieri: «Modello Genova per Roma, ecco i commissari»

Viceministro alle Infrastrutture, Giancarlo Cancelleri, ci siamo: la rotta tracciata dal Decreto semplificazioni per le opere strategiche entra nel vivo con la nomina dei commissari per sbloccare circa 50 infrastrutture del valore di 30 miliardi. Ce la fate a mantenere la promessa di conferire i poteri su modello Expo e Genova entro settembre?
«L’obiettivo è questo. L’elenco è pronto. Firmato il Dpcm con le opere da commissariare subito, servirà solo il decreto di nomina della ministra. Ma i nomi dei commissari sono già individuati, tutti tecnici, al di fuori della politica, professionalità del settore individuate all’interno di Rfi e Anas». 

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Nell’elenco presentato al premier Conte ci sono le 47 opere frutto dell’accordo di maggioranza di luglio o c’è altro?
«Lo schema di luglio è stato integrato con qualche aggiunta. Il resto è confermato con l’eccezione del dossier Roma-Latina sul quale è in corso una riflessione al fine di arrivare alla massima condivisione politica del progetto».

Come mai è in stand-by un’opera così attesa?
«Non è in discussione l’opera, nessuno intende bloccarla, sia chiaro. Ma noi Cinquestelle, insieme a Leu, abbiamo espresso delle perplessità chiedendo una revisione del progetto, ora al vaglio del ministro che contatterà i gruppi di maggioranza per individuare al più presto correttivi condivisibili da tutti. L’obiettivo è disegnare un progetto ancora meno oneroso, meno invasivo dal punto di vista ambientale e che garantisca l’intermodalità, quindi anche l’utilizzo del treno per raggiungere Roma». 

Nell’elenco di luglio figurano opere nel Lazio per oltre 6 miliardi. Ne avete aggiunte altre?
«Abbiamo incluso un progetto importante come quello della Metro C di Roma. Che si aggiunge quindi al completamento dell’Anello ferroviario della Capitale, ma anche alla Salaria a quattro corsie nel tratto Passo Corese-Rieti, solo per citarne alcune. Si tratta soltanto di una prima lista. Non escludiamo affatto di procedere a stretto giro con una seconda tranche di opere nazionali altrettanto strategiche. Ora abbiamo lo strumento normativo giusto, dobbiamo solo lavorare per accelerare il più possibile i tempi e fare in modo che le risorse messe in campo siano spese bene e subito».

Lei ha la delega sul coordinamento dei commissari, una responsabilità di un certo peso vista la sfida di sbloccare opere che in alcuni casi sono ferme da decenni.
«Il coordinamento è fondamentale per accelerare i tempi. Convocherò i commissari per stabilire una tabella di marcia, priorità e modalità d’azione, Farò da pungolo. Ma nell’azione di controllo, collaborerò anche con Anas e Rfi sul territorio, Dobbiamo mettere subito a regime opere cantierabili o già in cantiere. Di più: il Ponte di Genova insegna che in 2 anni possiamo aprire un cantiere. Ora o mai più. Pensi alle potenzialità dei fondi del Recovery Plan».

Del pacchetto iniziale da 30 miliardi di opere da sbloccare quanto pesa il centro-sud?
«Almeno i due terzi, circa 20 miliardi. Ma è solo l’inizio. Il Recovery Plan rappresenta l’ultimo treno per colmare davvero il gap infrastrutturale nel sud del Paese. E anche lo stresso di Messina dovrà far parte di quello che io considero una priorità per l’Italia: un grande piano decennale per il Sud del valore di 50 miliardi». 

Una bella sfida. Quanto può pesare sul rilancio dell’economia del Mezzogiorno?
«Penso allo sviluppo dell’Alta Velocità adriatica e tirrenica, ai collegamenti ferroviari trasversali, oltre che alla rete in Sardegna, all’Alta velocità sulla Salerno-Palermo passando dallo stretto di Messina. Sfruttando il Recovery Fund il Sud si deve trasformare in un grande cantiere per l’occupazione dei giovani. Si tratta di un investimento nel lavoro che continua anche sopo la realizzazione delle opere».

Fino a che punto?
«Provo a partire da un esempio: se Salini sulla Statale Ionica per ogni miliardo speso dà lavoro a 2.000 persone, con un effetto leva fino a 10.000 considerato l’indotto, vuol dire che in dieci anni si possono creare almeno 200.000-250.000 posti di lavoro».

C’è chi sostiene come Carlo Cottarelli, che sia più facile far partire il rilancio del Paese partendo dalle piccole opere, che comunque cambiano la vita dei cittadini, dai piccoli ai grandi centri abitati. Che ne pensa?
«Il Decreto Semplificazioni è una grande opportunità anche in questo senso. L’articolo 2 del prevede precisi poteri di deroga alle normative per le stazioni appaltanti nell’edilizia scolastica, universitaria, sanitaria e carceraria, ma anche nelle infrastrutture e nei trasporti. Sta ai Comuni e alle Regioni utilizzare questi poteri. Ho chiesto ad Anas ed Rfi di far compilare agli enti locali una lista di priorità. Così daremo il turbo al Paese».

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