Governo Conte, Salvini
va all’attacco
ma il centrodestra è diviso

ROMA Divisi nella strategia, uniti dalla preoccupazione che l'alleanza Pd-M5S possa essere proposta anche a livello locale. Di fronte alla nuova maggioranza di governo, i partiti di centrodestra stanno andando in ordine sparso. Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che sono i più intransigenti, hanno già fatto appello alla piazza, ma organizzando ognuno una propria manifestazione. Forza Italia fa i conti con le anime interne al partito, che hanno vedute diverse sul rapporto con la Lega e sul tipo di opposizione da portare avanti in Parlamento. Eppure, oltre al Conte bis, alcuni appuntamenti suggeriscono a Lega, FdI e Forza Italia la ricerca di un dialogo. Come la tornata delle regionali. «Pare» che i dem «stiano facendo anche un accordo in Regione Lazio con i 5S per tenere su Zingaretti», rimarca Salvini. Il primo test sarà a breve, il 27 ottobre, in Umbria. Ma i vertici dei tre partiti di centrodestra ancora non si sono incontrati per concordare la tattica e, nel caso, per mettere una triplice firma sul nome del candidato. Lega, FdI e Fi hanno ormai dovuto archiviare la speranza di un prematuro naufragio del patto Pd-M5S che portasse al voto. Anche oggi Salvini è stato sarcastico con il Colle. «Presidente Mattarella - ha detto - lei parlava di un governo di lunga durata, di grande respiro. Non le viene da ridere, da sorridere? Non era meglio chiamare al voto 60 milioni di italiani?». Poi l'attacco al governo, «è più casta della casta», e alla scelta del suo successore: «Al Viminale hanno messo un tecnico - dice - non hanno voluto nemmeno metterci la faccia». Giorgia Meloni è stata la prima a invocare la piazza, annunciando una manifestazione davanti Montecitorio il giorno della fiducia. Ora la data c'è. Lunedì 9 Fdi manifesterà «per protestare con tutti gli italiani liberi che vogliono dire no al patto delle poltrone e chiedere libere elezioni». Anche Salvini si è mosso in quella direzione, ma seguendo un suo percorso. Ha organizzato una mobilitazione il 19 ottobre. Intanto Forza Italia cerca un equilibrio fra diverse sensibilità. Nel partito c'è un'anima sovranista, che deve fare i conti con la 'debaclè salviniana. C'è quella contraria ad aprire qualsiasi spiraglio alla maggioranza Pd-M5S. La rappresentano le capogruppo Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini e il vicepresidente del partito Antonio Tajani. E c'è quella meno manichea di Mara Carfagna. Per adesso, sul piatto c'è la linea dettata da Silvio Berlusconi, che ha parlato di «una opposizione ferma, coerente, senza sconti ma composta». Con la porta aperta al dialogo, nel caso in cui ci siano dei provvedimenti in linea ai desiderata azzurri. Oltre a guardare al nemico, i tre partiti devono controllarsi a vicenda, per contendersi gli elettori, e marcare le differenze. Forza Italia punta a un dialogo alla pari con Salvini. GLi azzurri vorrebbero sfumare il lato sovranista del centrodestra, ma la Lega si fa forte dei sondaggi, che la danno in testa fra i partiti e che non premiano gli azzurri. Salvini intanto si lecca le ferire. «Il Pd è in vantaggio uno a zero sulla Lega e sull'Italia - ha detto - Ma è come quando l'arbitro fischia un rigore inesistente». E poi l'auspicio: «Non potranno scappare dal giudizio degli italiani troppo a lungo: siamo pronti, il tempo è galantuomo, alla fine vinceremo noi»
Mercoledì 4 Settembre 2019, 22:53 - Ultimo aggiornamento: 5 Settembre, 14:20
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