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MATTEO SALVINI

Salvini a Bologna: «Liberiamo il Paese». Ma la contro-piazza lo sfida

Venerdì 15 Novembre 2019 di Simone Canettieri
Salvini a Bologna: «Liberiamo il Paese». Ma la contro-piazza lo sfida

dal nostro inviato
BOLOGNA
L'aria della sera è frizzante, come i migliori lambruschi della zona. Nel centro di Bologna dove notoriamente non si perde neanche un bambino, si cercano e si trovano subito gli antagonisti e la polizia: cariche, bottiglie che volano, petardi, e poi idranti per disperdere la folla. Tensione. Tutto da copione. Come il pienone della manifestazione pacifica che si dà appuntamento in piazza Maggiore per il fish mob delle sardine (a cui partecipa anche il padre di Lucia Borgonzoni): 11mila persone. Entrambi i cori, con diversi accenti, dicono: il sovranismo qui, nella Dotta e la Grassa, non passerà.

A un chilometro dai portici, però, dentro il PalaDozza, che porta il nome dello storico sindaco Pci, la parola d'ordine è un'altra. Di rosso, in Emilia Romagna, dopo il 26 gennaio, rimarrà solo il vino. «Basta Pd», reclamano i giovani e soprattutto i pensionati, ricercatissimi dai cronisti a caccia dell'ammissione che dà il titolo: «Votavo Pci, ora sto con Matteo, sono cresciuto con Berlinguer, ma quanto è bravo Zaia». E ce ne sono tanti, proprio a Bologna, dove la Lega per inciso ancora non ha una sede cittadina.

Inutile negarlo: c'è voglia di spallata, sulle gradinate del palasport che si riempiono piano piano (grazie a qualche torpedone lumbard). E vibra forte la pazza idea che la sconfitta del Pd sulla via Emilia possa far saltare il banco a Roma, a Palazzo Chigi. Puff. «Elezioni-elezioni», è il coro nel tempio del basket cittadino, insieme a Romagna mia. Lo dice Matteo Salvini da tempo: «Liberiamo il Paese». E tutti i colonnelli arrivati fin qui lo ripetono, ci credono. Da Riccardo Molinari a Edoardo Rixi, passando per Massimiliano Romeo e Claudio Durigon. Anche se tutti, sottovoce, ammettono: «Bonaccini, ragazzi, è un buon candidato. Capisco chi la vota, senza nulla togliere a Lucia». La Borgonzoni c'è. Sorride. Dichiara. Sempre in seconda battuta (da giorni l'ex sottosegretario alla Cultura confessa: «Mi gioco tutto nel triangolo rosso Bologna-Modena-Reggio Emilia»).

Tanto l'attenzione è tutta rivolta al leader della Lega. «Appena Matteo-la bestia scenderà in campo sul serio vedrete che farà qui: la prossima estate tornerà al mio Papeete da premier», ride e ci crede Massimo Casanova, l'europarlamentare proprietario dello stabilimento balneare, simbolo della caduta degli dei.

LA PROFEZIA
A far scendere la libidine ci pensa però Giancarlo Giorgetti, numero due del Carroccio, con una delle sue profezie: «Se vinciamo qui non cade il governo perché si chiuderanno ancora di più nel palazzo. Ma non vi rendete conto che il primo partito della maggioranza, il M5S, non corre nemmeno alle regionali? Ormai c'è il Paese del Transatlantico e quello reale. Forse è il contrario: se il Pd vincesse, Zingaretti potrebbe avere un sussulto e staccare la spina. Ma ormai la politica non ragiona più per categorie». E anche il sovranismo urlato e contro tutti i poteri forti non funziona più. «Se c'è stata una svolta? Questo lo dite voi, però può darsi che qualcosa sia cambiato», dice ancora Giorgetti lanciando così, 30 anni dopo, un'altra svolta proprio a Bologna. Non a caso l'europarlamentare Luca Zanni «con moglie piancentina» ammette che con il Ppe «è possibile un dialogo, anzi è già in corso su tanti punti».

Nel PalaDozza nessuno chiede di parlare di Bibbiano, ma gli imprenditori denunciano la plastic-tax, il poeta di Forlì Davide Rondoni cita Pasolini e sdogana l'«egemonia rossa sulla cultura». Si parla di terzo settore. Salvini, «in forma nonostante il tour elettorale gastronomico in queste terre», vuole «il cambiamento». Attacca Conte, Zingaretti e Di Maio: «Mandiamoli a casa». Donatella Tesei, che ha espugnato l'Umbria poco fa, è sicura che si ripeterà il secondo colpo «e sarà quello definitivo». Ecco il governatore Veneto Zaia, accolto da star. E tutti a tutti reclamano la voglia di cambiare. «Anche le Coop stanno con noi», dice Salvini. Quindi lancia un messaggio alla Chiesa, ricordando Papa Francesco che «parla di accoglienza con limiti» e sollecitando un incontro con il Cardinale Zuppi, arcivescovo di posizioni progressiste. Visto che a suo tempo «a Bologna si incontrarono monsignor Biffi e Lucio Dalla».

Ultimo aggiornamento: 13:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA