Salvini e il caso Open Arms, i giudici: Conte spinse per far sbarcare i minori

Salvini e il caso Open Arms, i tribunale dei ministri: Conte spinse per far sbarcare i minori
Salvini e il caso Open Arms, i tribunale dei ministri: Conte spinse per far sbarcare i minori
di Valentina Errante
Martedì 4 Febbraio 2020, 13:07 - Ultimo agg. 5 Febbraio, 01:09
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Open Arms, ecco le accuse contro Matteo Salvini: sequestro di persona plurimo aggravato e rifiuto di atti d'ufficio. Per il tribunale dei ministri che chiede di processare l'ex ministro non fu un atto politico. Oltre al leader della Lega Matteo Salvini risulta indagato anche il suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi, posizione poi archiviata. Adesso le accuse all'ex ministro dell'Interno dovranno essere esaminate dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato.

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Ruolo di primo piano


«Va anzitutto evidenziato l'indiscutibile ruolo di primo piano svolto e, per certi versi, rivendicato dal Ministro Salvini» nella vicenda sulla nave Open Arms, per il quale il Tribunale dei ministri ha chiesto l'autorizzazione a procedere al Senato per sequestro di persona. «Sin da quando, apprendendo dell'intervento di soccorso posto in essere in zona Sar libica dalla Open Arms, coerentemente con la politica inaugurata all'inizio del 2019, adottava nei confronti di Open Arms, d'intesa con i Ministri della Difesa e delle Infrastrutture e dei Trasporti, il decreto interdittivo dell'ingresso o del transito in acque territoriali italiane, qualificando l'evento come episodio di immigrazione clandestina, a dispetto del riferimento alla situazione di distress del natante su cui i soggetti recuperati stavano viaggiando», scrivono le tre giudici del provvedimento di 110 di cui è in possesso l'Adnkronos.

   

Lo scambio di mail tra Matteo Salvini e il premier Giuseppe Conte


Tra il 14 e il 17 agosto 2019, mentre la nave Open Arms con a bordo oltre 160 migranti tra cui numerosi minori non accompagnati, aspettava l'assegnazione di un porto di sbarco, c'è stato un fitto scambio di corrispondenza via mail tra l'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. È quanto emerge dalla richiesta di autorizzazione a procedere per il leader della Lega per sequestro di persona avanzata dal Tribunale dei ministri di cui è in possesso l«Adnkronos. »Il 15 agosto il ministro Salvini sottoscriveva una nota di risposta ad una precedente missiva del 14.8.2019 del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, con cui lo si era invitato «ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti sull'imbarcazione» - scrivono le tre giudici nel provvedimento di 110 pagine - con tale nota respingeva ogni responsabilità al riguardo, evidenziando che i minori a bordo della nave spagnola dovevano ritenersi soggetti alla giurisdizione dello Stato di bandiera anche con riferimento alla tutela dei loro diritti umani«. »Che, inoltre, non vi erano evidenze per escludere che gli stessi viaggiassero accompagnati da adulti che ne avevano la responsabilità, comunque ricadente sul comandante della nave - si legge ancora nella richiesta di autorizzazione a procedere - che, infine, aveva già dato mandato all'Avvocatura Generale dello Stato per impugnare il decreto di sospensiva del Presidente del Tar del Lazio, che di fatto aveva rimosso ogni ostacolo all'ingresso della nave in acque territoriali«.

Sempre dalla carte in possesso dell'Adnkronos si legge: «È dello stesso giorno la nota di risposta del ministro Salvini alla richiesta, avanzata congiuntamente in data 8.8.2019 dal Presidente del Tribunale per i Minori di Palermo e dal Procuratore della Repubblica presso lo stesso Tribunale, di informazioni circa i provvedimenti che il Governo intendesse adottare con riferimento ai minori non accompagnati trasportati a bordo della Open Arms: nota con cui il ministro dell'Interno, ribadendo la sussistenza della giurisdizione spagnola in materia, tornava a declinare ogni competenza ad assumere provvedimenti in ordine alla protezione di detti soggetti», scrivono ancora le tre giudici del Tribunale dei ministri di Palermo.

«Sempre il 16 agosto il Presidente del Consiglio dei Ministri rispondeva alla citata missiva del ministro Salvini, ribadendo con forza la necessità di autorizzare lo sbarco immediato dei minori presenti a bordo della Open Arms, anche alla luce della presenza della nave al limite delle acque territoriali (in effetti vi aveva già fatto ingresso) e potendo, dunque, configurare l'eventuale rifiuto un'ipotesi di illegittimo respingimento - scrivono le magistrate - aggiungeva di aver già ricevuto conferma dalla Commissione europea della disponibilità di una pluralità di Stati a condividere gli oneri dell'ospitalità dei migranti della Open Arms, »indipendentemente dalla loro età«. Invitava, dunque, il ministro dell'Interno ad attivare le procedure, già attuate in altri casi consimili, finalizzate a rendere operativa la redistribuzione».

A questo invito il ministro Salvini ha risposto con un'altra missiva il 17 agosto, «assicurando che, nonostante non condividesse la lettura della normativa proposta dal Presidente Conte, suo malgrado avrebbe dato disposizioni tali da non frapporre ostacoli allo sbarco dei »presunti« minori a bordo della Open Arms, provvedimento che definiva, comunque, come di »esclusiva determinazione« del Presidente del Consiglio», si legge nella richiesta. «Alle ore 20 del 17 agosto veniva eseguita, su delega della Procura della Repubblica di Agrigento, dalla Polizia giudiziaria e da personale medico dell'Usmaf (Uffici di sanità marittima, area di frontiera), un'ispezione della nave, nel corso della quale si constatava il sovraffollamento e le pessime condizioni in cui versavano i migranti a bordo». Insomma, nella lunga corrispondenza tra Salvini e Conte, l'ex ministro dell'Interno ha ribadito al premier la sua contrarietà allo sbarco. «Il ministro assicurava suo malgrado che avrebbe dato disposizioni tali da non opporre ostacoli allo sbarco dei (presunti) minori a bordo della Open Arms». Cosa che poi avvenne solo su disposizione della magistratura che ordinò l'evacuazione.

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