Andrea Tombolini, il killer di Assago: «Ho un tumore e devo morire, quando ho visto il calciatore ho provato invidia»

Parla Tombolini, il killer di Assago: «Ho un tumore e devo morire, quando ho visto il calciatore ho provato invidia»
Parla Tombolini, il killer di Assago: «Ho un tumore e devo morire, quando ho visto il calciatore ho provato invidia»
Sabato 29 Ottobre 2022, 19:57 - Ultimo agg. 30 Ottobre, 15:59
3 Minuti di Lettura

Andrea Tombolini, il 46enne che due giorni fa ha aggredito 6 persone (uccidendone una) all'interno del supermercato Carrefour del centro commerciale di Assago (Milano), ha rilasciato alcune dichiarazioni che sono state messe a verbale durante il suo interrogatorio. «Quando ho visto che tra i clienti vi era un calciatore del Milan, ho provato invidia, perché lui stava bene ed io male. L'ho colpito quindi con un coltello che avevo in mano e potevo fermarmi lì, invece non so cosa mi è preso e ho cominciato a colpire anche altre persone», ha detto il killer.

L'interrogatorio

Il calciatore a cui si riferisce potrebbe essere Paolo Marì (difensore del Monza ferito durante l'aggressione) o Massimo Tarantino (ex giocatore di diverse squadra che ha partecipato alle fasi di disarmo di Tombolini) peraltro nessuno dei due del Milan. «Se devo descrivere un sentimento che ho avuto nell' occasione era quello di invidia perché le persone che ho colpito stavano bene, mentre io stavo male. Ritengo di avere un tumore e di dover morire», continua Tombolini, riferendosi con l'ultima frase a quanto accaduto il giorno stesso dell'arresto. Poche ore prima, infatti, era «stato sottoposto ad una gastroscopia con sedazione, a seguito della quale, nonostante le rassicurazioni mediche, avrebbe iniziato a maturare pensieri ossessivi ipocondriaci (riferiti anche dal medico curante), che avrebbero poi scatenato la furia omicida», si legge nel provvedimento firmato dal giudice Patrizia Nobile.

 

I nodi da sciogliere 

Per Tombolini è stata disposta la misura cautelare nel reparto di psichiatria dell'ospedale San Paolo di Milano. Il giudice sottolinea «il carattere brutale ed efferato delle aggressioni e lo sproporzionato livello di violenza» che «fanno emergere una personalità priva di freni inibitori, capace di manifestazioni di incontrollabile e brutale violenza. A ciò deve aggiungersi la considerazione che si è trattato di un raptus improvviso, di cui si ignorano ancora con precisione le cause.

A proposito della condizione psichica di Tombolini: «Pur non essendovi traccia documentale di una storia psichiatrica dell'indagato, difficilmente una furia omicida di tale portata può essersi scatenata all'improvviso, senza alcuna avvisaglia di un qualche cambiamento dei processi cognitivi ed emotivi; e, soprattutto, altrettanto difficilmente può restare un episodio isolato, sia nel caso in cui sia dovuta ad un qualche scompenso psicotico, che ad un qualche processo cognitivo o emotivo che non ne abbia inficiato la coscienza e volontà». Durante l'interrogatorio l'uomo ha anche ammesso di aver fatto in passato largo uso di sostante stupefacenti come Lsd, motivo per il quale ha seguito un periodo di terapia psichiatrica. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA