Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Cloe Bianco, la prof trans suicida. È bufera sull'assessore Elena Donazzan: «Non si insegna con parrucca e seno finto»

Sabato 18 Giugno 2022 di Lorena Loiacono
Prof trans suicida, bufera sull'assessore: «Non si insegna con parrucca e seno finto»

È stata trovata morta carbonizzata una settimana fa, nel camper in cui viveva, la professoressa trans Cloe Bianco. Si è tolta la vita dandosi fuoco - dopo averlo annunciato in rete - e ora sulla sua storia si sta scatenando una bufera fatta di polemiche, accuse reciproche, persino minacce di morte via social. La professoressa Bianco, nel 2015, era stata sospesa dall'insegnamento e spostata in segreteria perché si era presentata in classe vestita da donna. All'epoca l'assessore alle Pari Opportunità della Regione Veneto, Elena Donazzan di Fratelli d'Italia, dando voce ad alcuni genitori della scuola si schierò contro la figura della docente. Ed oggi, bersagliata per questo da attacchi sui suoi profili social, torna sull'argomento e replica: «È sconvolgente ha affermato in un'intervista a Radio 24 - che il movimento Lgbt stia usando la morte tragica di una persona per fare una polemica politica. Io credo che chi ha lasciato solo il professor Bianco sia proprio il movimento Lgbt».

Cloe Bianco, prof trans dà fuoco al suo camper e si uccide. L'annuncio sul blog: «Hanno tentato di annientarmi. Addio»

E ancora: «Sentire la propria sessualità in modo diverso, particolare, omosessuale, transessuale è una cosa ha specificato la Donazzan - ma non è la scuola il luogo della ostentazione perché di questo si trattò. Perché dire che si è omosessuali è una affermazione, presentarsi in classe, perché questo accadde, con una parrucca bionda, un seno finto, una minigonna e i tacchi è un'altra cosa». L'assessora Donazzan, che continua a parlare della Bianco al maschile, ha raccontato di essere finita nel mirino delle accuse, e non solo: «Da tre giorni i miei social sono attaccati con minacce di morte, con parole d'offesa a me e alla mia famiglia, alla mia vita».

LE REAZIONI

Immediate le repliche alle dichiarazioni dell'Assessora del Veneto: «Per chi è, per cosa ha detto, per cosa ha ripetuto ancora oggi Elena Donazzan ha scritto su twitter il deputato dem, Filippo Sensi - è intollerabile che ricopra ancora quel ruolo istituzionale. Intollerabile. Senza alcuna scusante. Se ne deve andare. La peggiore destra, la più totale mancanza di rispetto, umanità, decenza». Intanto ieri un gruppo di studenti, docenti e attivisti di Non una di meno si sono radunati davanti al ministero dell'Istruzione, a Roma, in memoria della docente morta suicida: i manifestanti erano lì per chiedere al ministero che non accada mai più.

 

LA TRANSFOBIA

Tra i vari striscioni esposti durante il sit-in si leggeva la scritta Liberiamo la scuola dalla transfobia, invocando una scuola più inclusiva e meno discriminatoria. Solidarietà alla docente è stata espressa anche dai suoi ex studenti che, scrivendo sui social, ricordano l'atmosfera che si respirava nell'istituto quando la professoressa era ancora in cattedra. «Era la mia professoressa - ricorda Sara - e la cosa peggiore è che i genitori in primis la vedevano come un fenomeno da baraccone facendo code lunghissime ai colloqui con lei - cosa che prima non succedeva mai - solo per vederla di persona e poi deriderla». E ancora: «Purtroppo la mia scuola aveva professori e preside che non avevano tatto nelle cose, sono stati i primi a parlarne con disprezzo». E c'è chi racconta come, anche al di fuori della scuola, la docente venisse lasciata ai margini: «Avevo come cliente una signora felice perché avevamo scarpe coi tacchi fino al 44 scrive una commessa di un negozio di scarpe - il mio datore non la salutava, le mie colleghe me la rifilavano'. Ben contenta di metterle la scarpetta come Cenerentola e la trattavo come una vera principessa».

Ultimo aggiornamento: 18:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA