MARIO DRAGHI

No vax contro Draghi, minacce su Telegram. «Tutte le sere sotto casa sua». Indaga la polizia postale

Domenica 12 Dicembre 2021
No vax contro Draghi, minacce su Telegram. «Tutte le sere sotto casa sua». Indaga la polizia postale

Tutte le sere sotto casa del premier Draghi. Il presidente del Consiglio torna nel mirino di No Vax e No Green pass, che diffondono su Telegram l'indirizzo della sua abitazione romana e invitano a cercare, e pubblicare, i recapiti di altri rappresentanti delle istituzioni per creare una sorta di 'black list'. «Ogni sera, ore 21, tutti davanti all'appartamento del draghino malefico», è la minaccia nei confronti dell'ex presidente della Bce, ritratto in un fotomontaggio ammanettato e con i baffetti alla Hitler accanto a uno screenshot di Google Maps. 

Si alza la protesta

Due mesi dopo la decisione della procura di Torino di oscurare la chat "Basta dittatura", perché accusata di incitare alla violenza nei confronti di politici, medici e giornalisti, torna dunque ad alzarsi il livello della protesta contro le politiche sanitarie per contenere la pandemia. Lo stesso gruppo che condivide l'indirizzo del premier, denominato «Basta dittatura! Proteste», punta il dito anche contro il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, quello dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, e del Veneto, Luca Zaia. Un elenco che si allunga ogni giorno: è dei giorni scorsi la decisione di mettere sotto scorta il presidente del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, proprio a causa delle minacce dei no vax, che prima ancora avevano riguardato anche i governatori di Piemonte e Liguria, Alberto Cirio e Giovanni Toti. La prassi, sulla quale la polizia postale ha già avviato accertamenti, è insomma sempre la stessa. «Eccoli. Stessa logica e stessa idea della libertà. Protestare e inveire sotto la casa privata di chiunque è una pratica squadrista», sostiene su Twitter il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, la cui casa venne assediata la sera del 28 luglio da un gruppo di persone contrarie alle chiusure anti-Covid, a vaccini e Green pass. Solleva serie critiche alla gestione della pandemia, anche se non ha nulla a che fare con insulti e minacce, la Commissione DuPre - Dubbio e Precauzione - nata dai convegni promossi nelle scorse settimane dai professori Giorgio Agamben, Mariano Bizzarri, Massimo Cacciari e Ugo Mattei. Una sorta di think tank No pass, il cui portavoce è Carlo Freccero, che chiede «risposte e iniziative urgenti» ad una serie di problematiche: dall'efficacia del vaccino, a dire loro insufficiente a contrastare da solo l'epidemia, all'inutilità del Green pass, perché averlo «non significa - dicono - essere 'innocuì o 'non contagiosì».

 

Dubbi anche sulla colorazione delle regioni, un provvedimento «soltanto politico» per loro, dal momento che «la situazione sanitaria del Paese è oggi decisamente migliore che negli anni pre-Covid», sottolineano con tanto di dati alla mano. La zona gialla, per esempio, corrisponde all'occupazione del 15% delle terapie intensive, quando nel 2017 la loro occupazione media era del 48,4% e dieci anni prima addirittura del 70%. «Non è una questione di numeri, ma di impegno» perché «i pazienti Covid ricoverati nelle terapie intensive rappresentano un impegno enorme per medici e infermieri», ribatte il direttore dell'Istituto 'Mario Negrì, Giuseppe Remuzzi, osservando che «l'impegno che richiedono i pazienti ricoverati nelle terapie intensive è molto superiore al loro numero». E medici e infermieri, quelli che il popolo del No attacca, «sono stanchissimi».

 

Ultimo aggiornamento: 23:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA