Il Mezzogiorno
troppo diviso

di Isaia Sales

ll finanziamento da parte del Cipe dei Patti per il Sud sottoscritti da sei regioni meridionali su otto (e da cinque città su otto) è stato salutato da più parti come una svolta nelle politiche del governo nazionale verso il Mezzogiorno d’Italia.

Ma si tratta di vera svolta? Vediamo come stanno effettivamente le cose. Dal punto di vista delle risorse i Patti per il Sud non fanno altro che sommare le risorse comunitarie già attribuite alle singole regioni a risorse nazionali derivanti dal Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc). Quante sono queste risorse in più? Secondo alcuni attenti osservatori come Andrea Del Monaco e Gianfranco Viesti, alcuni Patti approvati conterrebbero per il 70% opere già previste e finanziate da tempo mentre appena il 30% riguarderebbe stanziamenti nuovi rispetto a quelli già deliberati da Bruxelles: insomma non più di 5 miliardi veramente aggiuntivi. A questi vanno sommati 15 miliardi assegnati ai ministeri (ma non ancora utilizzabili) sempre presi dal Fondo per lo sviluppo e la coesione. Una cifra da non disprezzare, non c’è che dire. Ma se la paragoniamo alla somma di 64,4 miliardi di euro che il governo Prodi stanziò nella legge finanziaria del 2007 utilizzando la stessa fonte di finanziamento (che allora si chiamava Fas, fondo per le aree sottoutilizzate) per accompagnare il programma 2007-2013 di spesa dei fondi comunitari, allora la parola svolta perde un po’ di efficacia. Certo, quei fondi non furono mai spesi per il Sud, perché nel frattempo il centrodestra vinse le elezioni del 2008 e il ministro Tremonti, con il pretesto della crisi economica, li utilizzò per ogni necessità sottraendoli al legittimo destinatario con l’avallo della Lega Nord. Anche il governo Renzi ha utilizzato una quota di quelle risorse per finanziare il bonus occupazione. Recentemente è stato pubblicato uno studio approfondito di Gian Paolo Boscariol sulla «Rivista giuridica del Mezzogiorno» che svela cifra per cifra come sia stato possibile quella straordinaria sottrazione di risorse al Sud impiegandoli in mille rivoli che quasi niente avevano e hanno a che fare con l’economia meridionale. Mai e poi mai è stata rispettata l’attribuzione dell’80% di quelle risorse al Sud come dettava la legge.

Ora di quei fondi Fas rimasti il governo Renzi ne investe una parte nei Patti per il Sud. È un fatto positivo ma non la svolta. La seconda perplessità riguarda il fatto che, ad oggi, il programma per il Sud è la somma degli otto programmi delle regioni meridionali. Non si sa ancora quali siano gli impegni dei vari ministeri sia nella spesa ordinaria sia in quella in conto capitale. E soprattutto non è stata finora presentata una strategia nazionale per il Sud, senza la quale i Patti regionali non sono altro che una frammentazione di spesa. È evidente che allo stato non c’è un rapporto tra i piani costruiti regione per regione e la rete degli interventi che riguardano l’intero Mezzogiorno. In parole povere la domanda è questa: ma il programma del governo Renzi per il Sud (il cosiddetto Masterplan) si esaurisce nella somma dei singoli Patti? Se la risposta è sì, allora siamo di fronte ad un errore strategico clamoroso che va la più presto corretto. I programmi di otto regioni non fanno una strategia di sviluppo per il Sud, lo ripeterò fino alla noia. Una seria strategia per il rilancio dell’economia del Mezzogiorno non può rinchiudersi nei limiti ristretti dei programmi regionali, ma deve necessariamente allargarsi ad una visione sovraregionale e nazionale. 
In terzo luogo, è necessario un coordinamento delle regioni meridionali? Assolutamente sì. L’essenza del regionalismo meridionale è la cooperazione tra le sue otto regioni. Fuori da questa dimensione è irrazionale e nocivo. Senza una visione unitaria il regionalismo meridionale vorrebbe dire la fine del meridionalismo. Ancora di più perché manca un ministero per il Mezzogiorno.

E allora, perché non lo si fa? Anzi, la domanda è questa: sono le regioni meridionali interessate a coordinarsi tra di loro? E il governo nazionale stimola le regioni meridionali su questa strada?
È evidente che se non si riesce a costituire questo coordinamento, nonostante le otto regioni siano dello stesso colore politico, vuol dire che non tutti i possibili protagonisti sono d’accordo nel farlo. Indubbiamente Emiliano, il presidente della regione Puglia, ha dato l’impressione di aver proposto il coordinamento come arma di pressione politica verso il governo centrale; Renzi, a sua volta, non è felice di un coordinamento perché ne teme il valore rivendicativo e di contrapposizione alla sua azione di governo e di partito; De Luca non lo vuole perché teme la leadership di Emiliano. Ma costituire un coordinamento delle regioni meridionali (e dargli stabilità) è una proposta imprescindibile e va valutata al di là dalle ambizioni personali dei singoli.

Nella conferenza Stato-Regioni i territori meridionali hanno quasi sempre avuto la peggio nello scontro di interessi per i criteri di attribuzione delle risorse (e lo abbiamo visto nella sanità e in altri settori) in quanto le Regioni meridionali quasi mai hanno espresso un comune sentire, una comune visione dei loro problemi e quasi mai si sono presentate con un’unica posizione È evidente che quelle del Centro-Nord hanno utilizzato molto meglio l’interlocuzione con il governo centrale e, contrariamente a quelle del Sud, hanno marciato insieme. 
Per me resta fondamentale costruire politicamente una dimensione da macroregione del Sud e dare ad essa una forma politica e qualche strumento tecnico per cominciare ad operare. Manin Carabba ha proposto di cogliere l’occasione del Senato delle Regioni per risolvere tale questione, andando addirittura al di là del coordinamento e istituendo una vera e propria Conferenza delle Regioni meridionali, come luogo di raccordo con i vari ministeri e (immagino) di elaborazione di una strategia unitaria. È una proposta che aspetta degli interlocutori con cui confrontarsi.
Mercoledì 17 Agosto 2016, 10:17 - Ultimo aggiornamento: 17-08-2016 21:24
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5 di 5 commenti presenti
2016-08-19 06:43:36
CAMPA CAVALLO! Questa Italia così unita non permetterà MAI che un tale coordinamento o, addirittura entità politica macro-regionale, possa esistere. Vorrebbe dire ricostituire (almeno in parte) le Due Sicilie + la Sardegna, meno le province meridionali del Lazio. Non una prospettiva auspicabile per un paese nato dalla distruzione sistematica di quell'entità statuale. Per annessione prima, smembramento poi. Inoltre, come ben nota Isaia Sales, le 8 regioni sono governate tutte dal PD e non fanno squadra fra loro. Ma in soldoni, la cassa del PD, fatta la tara dei finanziamenti pubblici, dove sta? Nelle cooperative! Concentrate dove? Centro e Nord della penisola? Meraviglia così tanto, allora, che il PD riesca a contrapporre le otto regioni e le personalità dei loro presidenti per comandare dal livello centrale? Il divide et impera è forse la tecnica più antica di gestione del potere. Per davvero ci vogliamo ancora illudere che questo paese voglia promuovere lo sviluppo del Mezzogiorno? Come ci chiamano loro; proprio a indicare una sorta di corpo estraneo. Fra l'altro, lo stesso Sales fa notare come il totale dei "Patti per il Sud non fanno altro che sommare le risorse comunitarie già attribuite alle singole regioni". In pratica, i fondi sono gli stessi, non esiste un coordinamento centrale e questi, ancora una volta, illudono i poveri fessi che si voglia sviluppare un terzo del Paese utilizzando risorse ordinarie facendole passare per straordinarie. Ma mi faccia(no) il piacere!
2016-08-18 16:48:08
Ha le qualità il PdC Renzi per disegnare un progetto organico di crescita dell’Italia facendo leva sullo sviluppo del Sud? Governo Renzi, un governo a trazione centro-settentrionale. Mi chiedo: quanti dei ministri sono "meridionalisti", nel senso indicato da Adriano Giannola presidente della SVIMEZ al “Mattino” (v. la sua intervista del 5.8.2015)? Provenienza geografica Italia del nord: 8 ministri: Costa, Delrio, Franceschini, Galletti, Martina, Orlando, Pinotti, Poletti (Wikipedia ne dà 9, forse non ha corretto dopo la sostituzione di Federica Guidi con Calenda). Italia centrale: il presidente e 7 ministri: Renzi, Boschi, Calenda, Gentiloni, Giannini, Lorenzin, Madia, Padoan (Wikipedia dà PdC e 6 ministri). Italia del sud: 1 ministro (Alfano) Dettagli per regione: 5 ministri provengono dal Lazio (Wikipedia ne dà 4), 3 dall'Emilia-Romagna (Wikipedia ne dà 4), due dalla Toscana più il Presidente, 2 dalla Liguria, 2 dalla Lombardia, uno dalla Sicilia e uno dal Piemonte. Nota: All’inizio, il governo annoverava un altro ministro del Sud, la calabrese Maria Carmela Lanzetta, poi sostituita dal piemontese Costa.
2016-08-18 15:38:43
Ha le qualità il PdC Renzi per disegnare un progetto organico di crescita dell’Italia facendo leva sullo sviluppo del Sud? Governo Renzi, un governo a trazione centro-settentrionale. Mi chiedo: quanti dei ministri sono "meridionalisti", nel senso indicato da Adriano Giannola presidente della SVIMEZ al “Mattino” (v. la sua intervista del 5.8.2015)? Provenienza geografica Italia del nord: 8 ministri: Costa, Delrio, Franceschini, Galletti, Martina, Orlando, Pinotti, Poletti (Wikipedia ne dà 9, forse non ha corretto dopo la sostituzione di Federica Guidi con Calenda). Italia centrale: il presidente e 7 ministri: Renzi, Boschi, Calenda, Gentiloni, Giannini, Lorenzin, Madia, Padoan (Wikipedia dà PdC e 6 ministri). Italia del sud: 1 ministro (Alfano) Dettagli per regione: 5 ministri provengono dal Lazio (Wikipedia ne dà 4), 3 dall'Emilia-Romagna (Wikipedia ne dà 4), due dalla Toscana più il Presidente, 2 dalla Liguria, 2 dalla Lombardia, uno dalla Sicilia e uno dal Piemonte. Nota: All’inizio, il governo annoverava un altro ministro del Sud, la calabrese Maria Carmela Lanzetta, poi sostituita dal piemontese Costa. https://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Renzi
2016-08-18 13:13:52
La macroregione del Sud (proposta nel 2010 dalla SVIMEZ) è necessaria. Ma non sufficiente. Dato il sostanziale fallimento delle modalità con le quali si è affrontato finora la questione meridionale, occorre prefigurare soluzioni innovative, che riguardino in primo luogo: a) l'assunzione della Questione meridionale come questione strategica nazionale; b) una rivoluzione culturale basata su un Progetto educativo rivolto alle mamme in gravidanza e nei primi due anni di vita dei figli; c) investimenti infrastrutturali adeguati (si vedano i numeri indici scandalosi delle dotazioni infrastrutturali per Regione); d) una Pubblica Amministrazione efficiente; e soprattutto e) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni meridionali, unificandone l’amministrazione.
2016-08-18 01:11:46
"Una cifra da non disprezzare, non c’è che dire. Ma se la paragoniamo alla somma di 64,4 miliardi di euro che il governo Prodi......fondi che non furono mai spesi per il Sud". Ecco come ragiona la vecchia Politica. Chiacchiere, discussioni, disamine, confronti, auspici, coordinamento, non coordinamento, suggerimenti, distinguo, critiche.... In attesa della perfezione, che dovrebbe corrispondere ad un accordo impossibile fra tutti i critici, mai varare un qualsiasi provvedimento. E' questo che si vuole? Tremonti ha commesso il delitto (sottrazione dei fondi al Sud) e Isaia Sales (insieme a tutta la Sinistra) è innocente. More solito! Mai un'autocritica. Veramente deludente. Il Governo in carica è, ovviamente, sempre criticabile perché è quello che al momento decide. Io sto con Renzi, un uomo che sbaglia ma decide; decide a volte male, ma vivaddio quanto può decide; non scrive saggi di buoni propositi e di fantasia. Il mio modesto suggerimento: un nuovo Ministero per il Sud, uno per il Centro, uno per il Nord -Est, uno per il Nord-Ovest, uno per le Isole e uno per tutti i coordinamenti... e tante assunzioni....e tante Casse....

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