Monte Rosa, il destino di Paola e Marty morte assiderate in vetta, fatali i soccorsi “depistati”

Lunedì 5 Luglio 2021 di Giacomo Nicola e Stefano Ardito
Monte Rosa, il destino di Paola e Marty morte assiderate in vetta, fatali i soccorsi “depistati”

«In cinque minuti è cambiato il meteo e ci siamo trovati nella bufera». Valerio Zolla, 27 anni, è l’alpinista di Pettenasco che assieme a Paola Viscardi e Martina Svilpo era sul Monte Rosa per compiere l’ascensione alla Piramide Vincent. Lui è l’unico sopravvissuto. Ha riportato gravi congelamenti alle mani, ma è vivo. Parla al telefono dall’ospedale svizzero dove è ricoverato: «Ricordo tanto freddo, poi siamo stati raggiunti dai soccorritori». 

Una tragedia dovuta al maltempo e a un ritardo nei soccorsi per via delle prime indicazioni sbagliate. Le due ragazze sono morte. Erano rimaste bloccate insieme all’amico sabato a causa del maltempo sotto la Piramide Vincent, a 4.150 metri di quota, e avevano chiamato i soccorsi. Squadre a piedi del Soccorso alpino valdostano sono salite nella notte e le hanno trovate. Martina Svilpo, 29 anni, di Crevola d’Ossola, e Paola Viscardi, 28 anni, di Trontano, sempre nell’Ossola, anche se lavorava come insegnante oltre confine, a Bellinzona.

I tre erano partiti sabato mattina per l’ascensione del Balmehorn, salendo a Punta Indren con gli impianti. Al ritorno, quando la bufera si era ormai scatenata e la visibilità non era buona, si sono ritrovati alla base della Piramide Vincent. Non riuscendo a rientrare a valle hanno dato l’allarme: sono stati individuati da un sorvolo dell’elicottero del Soccorso alpino valdostano, ma il recupero è stato impossibile. E’ così salito un gruppo di guide alpine a piedi dal rifugio Mantova. I tre sono stati raggiunti verso le 21: una scalatrice è morta pochi minuti dopo l’arrivo dei soccorritori mentre l’altra è stata trasportata al rifugio Mantova dove il medico ha tentato invano di rianimarla. Il loro compagno di cordata è invece stato trasportato in Svizzera dall’elicottero di Air Zermatt.

Le temperature non erano scese di molto nella notte. Alla Capanna Margherita, relativamente poco distante, il termometro era a -4°C. Nel pomeriggio però, sempre alla Capanna Margherita, il vento soffiava a 80 chilometri orari, abbassando dunque la temperatura percepita. Possibile quindi che in realtà si possa essere arrivati a meno 15 gradi circa. Le ragazze erano ben equipaggiate, ma, secondo i soccorritori, con un abbigliamento adatto alla montagna in buone condizioni, non se costrette a passare una notte all’addiaccio. È stato Zolla a chiamare i soccorsi intorno alle 14.30 di sabato. Informazioni scarse, confuse. Ed è cominciato un pomeriggio di difficile organizzazione, poi un lungo silenzio telefonico, quindi di nuovo la chiamata di Valerio Zolla al crepuscolo che diceva: «Siamo sulla punta Giordani». In realtà i tre amici erano sulla Piramide Vincent, a quasi 4.200 metri, nella bufera. Sono stati raggiunti a piedi dal rifugio Mantova, 700 metri più in basso e trasportati al rifugio. 

Dopo la prima chiamata di Zolla, trasferita al soccorso alpino valdostano con l’indicazione di una richiesta di aiuto al Balmenhorn, isola rocciosa di oltre 4mila metri nel ghiacciaio del Lys, è partita la prima squadra di soccorso a piedi. Le guide valdostane hanno compiuto un largo giro intorno all’isola rocciosa, poi hanno parlato con chi era nel rifugio. «Non siamo noi ad aver chiesto aiuto, non sappiamo nulla». È cominciata da quel momento l’attesa di nuove informazioni. Il numero della persona che chiedeva aiuto non rispondeva più, ma aveva una cifra invertita, poi i carabinieri di Gressoney sono riusciti a risalire al numero esatto e hanno contattato la famiglia Zolla. A quel punto c’è stata la conferma che il giovane era in montagna. Le ricognizioni aeree erano impedite dalla bufera. Zolla è riuscito di nuovo a telefonare dando però un’indicazione errata, cioè di essere sulla Giordani, ma aggiungendo: «Vedo il Cristo delle Vette». La statua è sulla cima dell’isola rocciosa, il Balmenhorn. Di qui le guide hanno dedotto che in realtà i tre dispersi sono alla Piramide Vincent. E alle 19.30 sono partite le squadre. In tutto diciassette persone.  

«Non si vedeva oltre la punta dei ramponi, si faceva perfino fatica a respirare nella bufera», hanno riportato i finanzieri di Cervinia. In più il buio e la nebbia che rifletteva le luci, ha aumentato le difficoltà per l’elicottero svizzero che ha tentato un complicato quanto pericoloso atterraggio. Nulla da fare. Quando i soccorritori hanno finalmente raggiunto i tre amici, la situazione era già disperata: le due ragazze erano al limite di sopravvivenza e incoscienti.  

«Semplici e felici». Paola Viscardi e Martina Svilpo si definivano così in una foto che le ritrae sorridenti in montagna durante una delle tante escursioni insieme. Dal Pizzo Diei, frequentato dal diavolo e dalle streghe secondo la leggenda, alla Cima del Cistella, una delle più belle montagne dell’Ossola, che ieri mattina si è svegliata sotto choc per le due concittadine, 28 e 29 anni, morte assiderate sul versante valdostano del Monte Rosa mentre inseguivano l’ennesimo sogno, il Cristo delle Vette. Perché «quando la natura decide di alzare il sipario solo per te, unico spettatore, puoi solo piangere dall’emozione», scriveva Libera Marty, come si faceva chiamare Martina su Facebook. I suoi social pullulano di fotografie di vette, attrezzatura per la scalata e paesaggi alpini. «Erano sempre allegre e sorridenti, bellissime ed esuberanti, ma con la testa sul collo», le piangono ora gli amici, che non riescono a trovare una spiegazione per quanto accaduto. Nata e cresciuta a Crevoladossola, Martina da qualche tempo si era trasferita a Crodo, dove viveva col compagno e faceva l’impiegata. Come gli altri due amici amava la montagna e viaggiare. «La vita... questione di equilibrio! Sii gentile ma non farti mai sfruttare... Fidati ma non farti ingannare... Accontentati, ma non smettere mai di migliorarti!», scriveva in un post. 

Diverse foto la ritraggono con l’amica Paola. «Fiorellino, fiorellino color dell’oro che sei nato nel campo senza essere seminato - scrive nel commentare una loro foto insieme, lo sguardo rivolto alla bellezza delle montagne -. Ah, il mio amore , che mi disse così: Che il fior di campo è questo fiorellino!». Originaria di Trontano, Paola viveva invece col papà cantoniere e il resto della famiglia a Melezzo, una frazione della provincia del Verbano Cusio Ossola. Dopo la laurea aveva iniziato ad insegnare Biologia in Svizzera, nel Canton Vallese, ma per Martina era rimasta «la Paolina del mio cuore», come la definisce sui social. 

Video

Una ragazza solare come la descrivono gli amici e profondamente innamorata della montagna. Avrebbe intrapreso tra poco il cammino per raggiungere Santiago de Compostela. Anche Paola era attiva sui social. «Attimi indescrivibili Marti...”, scrive Paola commentando una sua foto scattata in cima ad una montagna dall’amica Martina. Amiche da sempre, per loro la montagna non era soltanto un passatempo, ma «sacrificio, costanza e dedizione». Un traguardo da conquistare un passo dopo l’altro, per cantare a squarciagola «a wonderful day» davanti a un’alba in quota. «Sempre più su», gli scarponcini ai piedi e lo zaino in spalla, che si trattasse di andare a caccia col papà, come faceva Martina, o di inseguire un nuovo panorama mozzafiato. «Una cima raggiunta è il bordo di confine tra il finito e l’immenso», diceva Martina citando Erri De Luca, perché «quando uomini e montagne si incontrano, grandi cose accadono», aggiungeva con le parole di William Blake. La loro filosofia era chiara: «La vita non si misura attraverso il numero di respiri che facciamo, ma attraverso i momenti che ci lasciano senza respiro...», dicevano ricordando quel «brivido che vola via» di Vasco Rossi. «Attimi indescrivibili» quelli vissuti insieme tra le vette che per queste due giovani donne erano tutto.  

Ultimo aggiornamento: 13:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA