Se il fascismo è violenza chi sono i veri fascisti?

di ​Paolo Macry

L’ultimo frutto avvelenato di questa campagna elettorale è la violenza di piazza. Ma anche su un simile fenomeno (certo preoccupante) rischiano di calare le nebbie della grande manipolazione politica e mediatica che sta caratterizzando, in queste settimane cruciali, l’intero discorso pubblico. I fatti cioè sono triturati nella macina delle ideologie d’antan e delle furbizie politiche e, come spesso capita in questo Paese, due e due non fa più quattro. 
Tutto è cominciato quando la sparatoria di Macerata è stata assunta, per quasi unanime giudizio, come il segno di un rigurgito fascista in atto nel paese, sebbene la sua dinamica facesse pensare piuttosto al gesto isolato di un criminale razzista. Certo è che da qui è partita una sorta di movimento neo-resistenziale al cui interno hanno finito per mescolarsi cose molto diverse. La sinistra di LeU, che accusa Renzi di essere troppo timido rispetto alla minaccia. La terza carica dello Stato, cioè Laura Boldrini, che chiede a gran voce di mettere fuori legge i gruppi della destra. L’Anpi, naturalmente. Lo stesso Pd che, sebbene tirato per la giacchetta, partecipa oggi alla manifestazione di Roma. E poi, prevedibilmente, i movimenti antagonisti e i centri sociali. 

Il problema è che, mentre gli antifascisti in doppiopetto gridano alla «violenza nera» nei talkshow, gli antifascisti «militanti» la praticano nelle piazze. Ormai quotidianamente. Teorizzano che ai fascisti non dev’essere data agibilità politica (come si diceva quarant’anni fa) e mettono in pratica la minaccia dovunque capiti. Ingaggiano guerriglia con la polizia. Usano bombe carta riempite di bulloni. Tendono agguati ai leader di destra e li pestano in pubblico. E’ successo, in un crescendo impressionante, a Piacenza, Livorno, Bologna, Napoli, Palermo, Torino.

I fatti sono questi. E pongono una domanda precisa, sebbene imbarazzante. Ma se il fascismo è violenza, chi sono i veri fascisti se non i sedicenti antifascisti? O meglio. Siamo sicuri che esista oggi un rigurgito fascista nel paese? E che non esista piuttosto un rigurgito di quell’antifascismo col passamontagna che ricorda molto (non nelle dimensioni, per fortuna) la sciagurata stagione degli anni Settanta?

I fatti, al tempo stesso, suggerirebbero di affrontare il fenomeno con qualche razionalità, nel caso ovviamente non si intendesse strumentalizzarlo a fini politici. Esclusa l’ipotesi di mettere al bando Casa Pound o Forza Nuova, per i motivi formali spiegati ieri sulla Stampa dal magistrato Guido Salvini e per non vittimizzare un segmento di opinione pubblica che ne avrebbe probabilmente qualche beneficio elettorale, ed esclusa per le stesse ragioni l’ipotesi parallela di mettere fuori legge le organizzazioni degli antagonisti, resta tuttavia quella che il buon senso indicherebbe come la strada maestra. E cioè controllare con ben altro rigore i gruppi da cui fattualmente nasce la violenza, i covi degli incappucciati, i «collettivi» dei rudimentali ordigni assassini. Attuare una particolare vigilanza alla vigilia delle manifestazioni di piazza. Applicare misure di sicurezza preventive come il Daspo, quando si può. In fondo è la percezione di un anti-Stato tuttora circoscritto, ma straordinariamente impunito, quel che colpisce l’opinione pubblica.

E invece anche un ministro efficace come Marco Minniti sembra avere qualche difficoltà nell’adottare certe misure. E la ragione sta nel fatto che sulle dinamiche di questi giorni è calata la scure dell’avventurismo politico. Che la sinistra parlamentare antigovernativa ha deciso di cavalcare senza alcuna prudenza la retorica antifascista. Che lo stesso Salvini si è buttato a capofitto nel clima allarmistico degli opposti estremismi, rispondendo alla manifestazione dell’Anpi con un raduno dei suoi a Milano. In un simile contesto, ogni iniziativa di Minniti diventa complicata. Il ministro verrebbe accusato, da una parte o dall’altra, di condizionare lo scontro pre-elettorale. 
Del resto, le furbizie dei politici e le timidezze delle prefetture non sono una novità. Fu il sindaco Luigi de Magistris a inaugurare la stagione delle piazze violente, quando un anno fa proclamò in modo roboante che il leader della Lega non doveva parlare a Napoli perchè «razzista e antimeridionale». Detto e fatto, ci furono ore di guerriglia furiosa, ragazzi a volto coperto, molotov, spranghe. E trenta poliziotti contusi. Anche allora il linguaggio dell’antifascismo fu usato a sproposito. Anche allora la violenza venne dalla sinistra antagonista e fu coperta politicamente dalla sinistra in doppiopetto. E anche allora lo Stato sembrò troppo acquiescente.
Sabato 24 Febbraio 2018, 08:29
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5 di 13 commenti presenti
2018-02-25 16:02:51
Parole sensate, ma qui siamo all'assurdo che per non perdere voti si avvelenano i pozzi, si rischia il morto
2018-02-25 10:10:58
prof. Macry , lei e' uno che va' concreto , innanzitutto pensera' ( a ragione ) che l' Italia nel 45 fu liberata dalle Armate Anglo/Americane e non dai partigiani ( e' questa enfasi che non ho mai accettato ) loro , i partigiani , facevano come quel giocatore che entra al 42 del secondo tempo con la sua squadra che sta vincendo 4 a 0 e durante i pochi minuti di permanenza in campo riesce a segnare anche il quinto goal e un domani i suoi supporters ricorderanno la vittoria identificandola con il suo goal e non per i quattro precedenti ; lo stesso concetto lo trasferisca nella " storia " antifascista del dopoguerra e capira' perche' c'e' gente che aizza e tollera devastazioni e violenze in nome dell'antifascismo facendo rivivere a piu' di uno tematiche di 60/70 anni fa Non per Niente Attuali perche' in questo paese 70 anni di sistema democratico non sono passati in cavalleria nel bene e nel male ; il suo discorso , prof. Macry non risente di Ruggini e Tossine a differenza di altri ; vedra' che l' Italia domenica prossima votera' dando dimostrazione che il passato avvelenato non interessa e votera' per Chi sapra' offrire ricette e soluzioni nuove per rilanciare il paese , a tal proposito penso al milione di nostri giovani andati all'estero in cerca di Lavoro e Dignita' mentre " altri giovani " trovano solo il tempo di sconquassare e distruggere per vivere nella loro prospettiva di sussidi e agevolazioni
2018-02-24 19:59:47
egregio nicolai, e su! che non lo ha letto il professore? non lo annoi con queste rimasticature di (cito) "ideologie d'antan". il professore è uno al passo coi tempi, a la page: se il capo di casa pound non più di cinque ore fa rivendica il suo essere erede del fascismo è sana democrazia post ideologica (si dice così, no, professor macry?); se si fa osservare (magari in centomila) che la cosa è pericolosa, giustamente il professor macry sbadiglia annoiato da codesta “retorica antifascista”. Magari auspicando un po’ più di sano manganello da parte di uno (cito) “stato acquiescente” coi facinorosi. Ovviamente, sano manganello che rischiari il cervello su quanto sia noiosa tale retorica antifascista. Il professor macry è di quelli che trovano estremamente moderno che, ad esempio, le condizioni di lavoro nel III millennio siano esattamente identiche a quelle di mio bisnonno precario fino a 46 anni, al lavoro fino a 68, andato in pensione col retributivo e senza articolo 18. Ecco, per far contento il professor macry, il prossimo 25 aprile, invece delle obsolete manifestazioni retoriche, facciamo un bel “rave liberescion party”. Se vince renzi. Se vince papi bunga silvio, direttamente un liberescion bunga party, con le olgettine avvolte nella bandiera rossa a fare la lap dance a piazzale loreto.
2018-02-24 17:45:04
prof Macry, ma chi le ha detto che " il fascismo e' violenza"? Senza essere uno storico, mi pare che nessun studioso serio se la e' cavata cosi' facile con una definizione buona per tante situazioni. Adesso le do io una difinizione. Il fascismo e' la soluzione che la classe borghese intende dare allo scontro di classe. La soluzione e' abolire la classe opposta, quella lavoratrice, per mezzo della distruzione di tutti gli organi e le condizioni che permettono ai lavoratori di esistere come classe e non come individui isolati. Ovvero distruzione dei sindacati, dei partiti operai, abolizione dei metodi di lotta checonsentono il formarsi come classe, primo di tutti il diritto di sciopero. Cio' nel Novecento la borghesia lo ha ottenuto con il fascismo, il nazismo e movimenti affini. Attualmente lo sta ottenendo con la propaganda mediatica, con il ricatto della disoccupazione, con la creazione di "eserciti di riserva" di candidati a lavoratori. E poi un po' di terrorismo di tanto in tanto tanto per tenere la tensione alta. Il guaio e' che l' esperienza storica e' stata assimilata e la gente comincia ragionare con la sua testa e non con quella delle elites dominanti i media. E' bene tenersi al corrente mio caro professore.
2018-02-24 17:38:54
Prof. Macry , a Napoli c'e' un gioco con le nostre carte che e' il Tressette , c'e' una regola iniziale che recita piu' o meno : quanno nun tiene che juca'....joca denare ; ecco , prof. , mutuando dal gioco questa regola , dico : quanno nun saje che dicere ....lancia l'allarme del pericolo fascista ...... e tutti si ritroveranno felici e contenti cosi' qualcuno puo' scrivere in liberta' tante XXXXXX

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