Strage di Bologna, Porrazzini: «I Secci e Terni fondamentali per la ricerca della verità»

Domenica 2 Agosto 2020 di Aurora Provantini

TERNI Sono passati quarant'anni dall'attentato più sanguinario d'Italia. Tra le vittime innocenti della strage di Bologna c'era il ternano Sergio Secci, aveva 24 anni, si era appena laureato al Dams e stava andando a Bolzano, dove aveva appuntamento con gli esponenti di un gruppo teatrale di Treviglio. Era partito la mattina presto da Forte dei Marmi, dopo una serata in compagna degli ex compagni di università. Era ad un passo dalle vacanze: dopo Bolzano sarebbe andato in Calabria a fare un po' di campeggio. Ferruccio, un suo amico, era a Verona ad aspettarlo. Sergio lo aveva informato che a causa del ritardo del treno sul quale viaggiava, aveva perso una coincidenza a Bologna ed avrebbe dovuto aspettare il treno successivo. 

Le 10,25. Alle ore 10,25 di sabato 2 agosto del 1980 una bomba esplose nella sala d'aspetto di seconda classe dello scalo ferroviario. Ferito in modo che lasciava poche speranze, venne trasportato all'ospedale Maggiore. «Per ricostruire la sua identità, i medici gli mostrarono uno dopo l'altro foglietti di carta con lettere dell'alfabeto: quando veniva la lettera giusta, lui faceva un leggero cenno del capo» ricorda Ferruccio. Comunicò in quel modo le sue generalità e l'indirizzo di Terni. «Riuscì anche a chiedere che avvertissero solo il padre». La sua agonia durò cinque giorni: morì al reparto di rianimazione, il 7 agosto.

L'associazione. Il padre Torquato reagì allo straziante dolore per la perdita del figlio Sergio impegnandosi senza tregua, fondando nel 1981 l'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, diventandone presidente, per difendere i diritti, l'onore e il ricordo delle vittime. Alla continua ricerca della verità, mai della vendetta. Istituì anche una borsa di studio dedicata a Sergio: «Vogliamo che il nome di nostro figlio sia legato a borse di studio per liceali della nostra città. Per i migliori e, a parità di merito, per i più giovani perché Sergio era un anno avanti negli studi». Sindaco di Terni in quegli anni era Giacomo Porrazzini: «Dovetti fare l'accoglienza alla salma di Sergio quando rientrò da Bologna, e reggere allo strazio dei genitori. Ero sindaco da poco più di un anno. Pochi mesi prima ero andato a parlare con i lavoratori delle acciaierie circa l'assassinio di Guido Rossa, l'operaio ucciso dalle Brigate Rosse». Un battesimo molto pesante «perché sono state vicende che mi hanno segnato». 

«Interpretare i pensieri e le emozioni di una comunità è stata una prova molto difficile» - spiega Porrazzini. «La vicenda di Bologna si collocava dentro a quella stagione della guerra terroristica contro la democrazia italiana. Lasciò tutti sbigottiti, increduli e allo stesso tempo suscitò una grande sete di verità e di giustizia». «Partecipai con il Gonfalone alla manifestazione di Bologna nel primo anniversario della strage, insieme a Torquato Secci». «Il ruolo inesausto dell'associazione - ricorda Porrazzini - è stato fondamentale. Gli avvocati incaricati sono andati a spulciare tutte le carte dei processi di fatti legati alla strage di Bologna, spesso manomesse». «I familiari si erano fatti in un certo senso Stato spiega - si erano sostituiti ad uno Stato incapace di trovare la verità». 

Dopo la scomparsa di Torquato, la moglie Lidia continua ad onorare la memoria del figlio, ma anche lei viene a mancare a inizio anno. «Questa volta la commemorazione delle 85 vittime - aggiunge Porrazzini - registra una novità importante. In autunno comincia un nuovo processo per scoprire i mandanti della strage più feroce fra quelle che hanno insanguinato l'Italia. A questo nuovo appuntamento con la giustizia si giunge anche per merito dell'impegno investigativo e civile dell'associazione dei familiari costituita a Terni. E per merito della determinazione di chi, anche fra i magistrati, non si è arreso ai tanti depistaggi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 16:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA