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Frosinone, il test del Dna sbaglia il sesso del neonato e nasce una femminuccia: ma in sala parto nessuno se ne accorge

Lunedì 1 Agosto 2022 di Giovanni Del Giaccio
Frosinone, il test del Dna sbaglia il sesso del neonato e nasce una femminuccia: ma in sala parto nessuno se ne accorge

Il primo pensiero è stato uno scambio nelle culle dell'ospedale. Poi la mente è corsa a possibili danni genetici. Alla fine ha capito che era vittima di una serie di errori, di fronte ai quali nessuno sembra aver sentito finora almeno il dovere di chiedere scusa. È la vicenda di una donna diventata mamma da alcuni mesi che ha vissuto un'esperienza sconvolgente.
Non tanto perché era convinta di aspettare un maschio e si è ritrovata una femmina, quanto per come sono andate le cose all'ospedale Spaziani di Frosinone.
Ora la donna ha presentato una segnalazione ufficiale per «negligenza nella valutazione e registrazione del sesso del neonato» e attende risposte. La bambina - che chiameremo Cristina - per fortuna sta bene e non ha alcuna delle conseguenze temute appena appresa la notizia che era una femmina.

Infarto,ecco come si può prevenire controllando i parametri spia


LA RICOSTRUZIONE
Già, perché la signora, il compagno, i genitori della coppia, erano tutti convinti di avere un maschietto. Lo aveva affermato il test del Dna fetale - che però ha l'1% di margine di errore - e durante le diverse ecografie c'era sempre stata la conferma che fosse un bambino. Avevano scelto il nome, lo avevano chiamato così mentre era nella pancia e scalciava, lo avevano comunicato anche al momento della nascita. Un piccolo passo indietro: il test del Dna è - seppure in minina percentuale - fallibile e l'ecografia se il feto non è nella posizione adeguata può dare un risultato diverso da quello atteso. Ma questi, eventualmente, sono errori a monte. Mai come quello commesso al momento del parto.
«Ero in sala travaglio, forse per stemperare la tensione mi hanno chiesto chi nascesse, ho dato il nome, lo hanno scritto sulla cartella, abbiamo parlato di un maschietto finché è nato e io ero convinta che lo fosse» - racconta la mamma.

Invece no. Nessuno, in sala parto, si è accorto che in realtà era nata Cristina. Né l'ostetrica e le infermiere che hanno assistito e fatto il primo bagnetto, né il medico ginecologo, né il pediatra che pure ha visitato nell'imminenza la neonata scrivendo sulla cartella che era di sesso maschile e assegnando un codice apgar di 9 su 10. Si tratta di un esame che stabilisce le condizioni del bimbo appena partorito e da 7 a 10 certifica che è normale, vitale e sano. Nella cartella ci sono i parametri e un bel segno sulla lettera M riferita al sesso.


LA SCOPERTA
In sala parto c'era anche il papà, emozionato come chiunque assista alla nascita di un figlio, fuori i nonni, tutti a festeggiare l'atteso nipote maschio. Aveva il braccialetto - messo a lui e alla mamma - e sulla culla era scritto proprio il nome che avevano scelto mesi prima. Sei ore dopo, però, la sorpresa. «Sono venuti ginecologo, pediatra e un'infermiera a dirmi che era femmina, la prima cosa che ho pensato è che avessero fatto uno scambio in culla, ma quel giorno c'era stata solo una nascita ed era impossibile. Allora ho chiesto se ci fossero problemi, pensavo al Dna maschile e ai genitali non sviluppati, ma per tutta risposta mi hanno detto che comprendevano la mia delusione perché avevo preparato tutto per un bambino e ora era una femmina». Che nessuno se ne fosse accorto, in sala parto e subito dopo, nemmeno era stato preso in considerazione. Che avessero fatto tutto in automatico, visto che la donna aveva detto di aspettare un maschio, nemmeno si sono preoccupati. Che avessero commesso una catena di errori, anche. Ad esempio la registrazione in ospedale con il nome maschile che per fortuna non è finita all'anagrafe immediatamente. Facile immaginare le sensazioni della mamma, del papà e del resto della famiglia. «Per me è stato destabilizzante - racconta ancora la donna - sono passata dalla gioia a non capirci nulla, a pensare che potesse star male, hanno fatto l'ecografia genitale solo dopo mia insistenza e nonostante la bambina stesse bene hanno preferito la dimissione protetta, svolgendo altri esami nei giorni successivi, forse perché si erano resi conto ormai dell'errore». La mamma e Cristina, per fortuna, stanno bene ma la loro storia ha dell'incredibile.
 

Ultimo aggiornamento: 3 Agosto, 00:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA