Le esercitazioni militari tra Russia, Cina e Iran nel Golfo

Martedì 31 Dicembre 2019 di Erminia Voccia
Foto AFP

Dal 27 al 30 dicembre 2019 si sono svolte le esercitazioni militari congiunte tra Russia, Cina e Iran nel nord dell'Oceano Indiano e nel Golfo dell'Oman. Quattro giorni di manovre militari il cui scopo dichiarato è approfondire lo scambio e la cooperazione tra le forze navali dei tre Paesi, come ha spiegato il portavoce del Ministero della Difesa cinese Wu Qian. La Cina ha preso parte all'esercitazione inviando un cacciatorpediniere di tipo Xining, dotato di missili. L'operazione denominata “Cintura di sicurezza marina” è «in linea con le pratiche e le norme del diritto internazionale e non è necessariamente legata alla questione regionale», mentre le esercitazioni sono da ritenersi un «normale scambio militare», ha detto ancora il portavoce del governo di Pechino. Eppure, le manovre, le prime di questo tipo tra Mosca, Pechino e Teheran, già annunciate a settembre, prendono luogo in un'area altamente instabile e decisiva per il traffico di petrolio. «L'obiettivo è preservare la sicurezza dei corridoi marittimi di una regione di importanza vitale per il commercio internazionale», ha detto il portavoce delle forze armate iraniane Abolfazl Shekarchi, come riporta l'agenzia di Stato di Teheran IRNA.

Il Golfo dell'Oman è una via di collegamento fondamentale allo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita quasi un quinto dei traffici di petrolio del mondo. Le manovre sono successive a mesi di tensioni crescenti tra Stati Uniti e Iran, scaturite dal ritiro di Washington dall'accordo sul nucleare iraniano firmato del 2015 e alimentate dalla decisione degli USA di imporre sanzioni all'Iran, sanzioni che hanno danneggiato gravemente l'export di petrolio e l'economia della Repubblica islamica. Nei mesi di maggio e giugno 2019 si sono verificati diversi attacchi alle imbarcazioni in transito nelle acque del Golfo, comprese le petroliere saudite. Sempre a giugno il presidente statunitense Donald Trump ha fermato all'ultimo momento un attacco militare diretto all'Iran, autorizzato in precedenza come risposta all'abbattimento di un drone USA da parte di Teheran. A settembre, invece, sono stati attaccati gli impianti petroliferi sauditi situati nel deserto, e vista la portata dell'operazione, è stato facile puntare il dito contro Teheran. Gli Stati Uniti infatti hanno accusato l'Iran di aver compiuto questi attacchi, accuse che tuttavia Teheran ha respinto.

Le manovre congiunte tra Russia, Cina e Iran sono qualcosa in più di semplici esercitazioni militari e contengono un messaggio diretto agli Stati Uniti. In primo luogo, sono finalizzate a costruire una cooperazione trilaterale che faccia da contraltare alla coalizione che puntano a creare gli Stati Uniti e sono parte di uno sforzo finalizzato alla realizzazione di un ordine internazionale che non sia più dominato dal primato americano. Le manovre sono però anche uno strumento diplomatico e quindi non andrebbero intese come una minaccia agli equilibri geopolitici dell'area. Servono all'Iran a mostrarsi non isolato nel panorama internazionale, anche a fronte dell'inerzia europea nel salvare l'accordo sul nucleare e dunque la prova che Teheran non chiude la porta alla diplomazia. Per Russia e Cina, sono anche la dimostrazione di un approccio pragmatico che incoraggia alla soluzione politica delle controversie e non a quella militare. 

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