MEDIO ORIENTE

Israele: nessun ostaggio rilasciato prima di venerdì. ​Netanyhau: «La guerra contro Hamas continuerà fino alla sua distruzione»

Il governo di Tel Aviv si spacca sull’intesa, i falchi dell’estrema destra avvertono: «Sarà una catastrofe» Il patto vale solo per chi ha passaporto israeliano, incognite per gli stranieri

Israele: «Gaza, 50 ostaggi per 150 detenuti». Hamas d accordo: «Ne rilasciamo 10 al giorno»
Israele: «Gaza, 50 ostaggi per 150 detenuti». Hamas d’accordo: «Ne rilasciamo 10 al giorno»
Mercoledì 22 Novembre 2023, 00:57 - Ultimo agg. 23 Novembre, 10:00

Israele: nessun ostaggio rilasciato prima di venerdì

Il capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano, Tzachi Hanegbi, ha respinto le affermazioni dei media secondo cui alcuni ostaggi israeliani potrebbero essere liberati entro giovedì, affermando che venerdì è la prima data prevista. «I negoziati per il rilascio dei nostri prigionieri stanno progredendo e continuano continuamente», ha detto Hanegbi in una dichiarazione rilasciata dall'ufficio del primo ministro, aggiungendo che la fase di rilascio dell'accordo di cessate il fuoco con Hamas procederà come previsto e che il primo Una parte degli ostaggi israeliani verrà liberata venerdì.

Idf: rilascio complicato

Il rilascio degli ostaggi da parte di Hamas, nel quadro dell'accordo raggiunto grazie alla mediazione del Qatar, è una procedura complicata che deve ancora essere finalizzata e può richiedere tempo, ha affermato il portavoce dell'esercito israeliano, Daniel Hagari.

Egitto: scambio ostaggi al valico di Rafah

Lo scambio tra ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi dovrebbe avvenire gradualmente attraverso il valico di Rafah, tra Egitto e Striscia di Gaza. Lo hanno riferito fonti della sicurezza al valico, ricordando che l'ultima volta che c'era stato uno scambio di prigionieri era avvenuto con le stesse modalità. Gli ostaggi nelle mani di Hamas dovrebbero essere consegnati a Rafah ai servizi di sicurezza egiziani, e poi trasferiti in ambulanza al vicino valico di Karem Aboul Salem. Lì verrebbero poi affidati alla parte israeliana.

Stasera lista primi ostaggi

I leader politici israeliani dovrebbero ricevere stasera la lista ufficiale del primo gruppo di ostaggi che ci si aspetta domani vengano liberati da Hamas. Lo riporta il sito di Haaretz.

Meloni: due Stati per soluzione conflitto

Ferma condanna di Hamas per l'ignobile e sanguinario assalto terroristico contro Israele dello scorso 7 ottobre, il diritto all'autodifesa di Israele e la convinzione che in prospettiva la soluzione del conflitto non potrà che passare attraverso la creazione di due Stati: sono i tre concetti sottolineati dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel suo intervento alla riunione virtuale del G20, a cui ha partecipato in collegamento da Berlino, a fianco del cancelliere tedesco Olaf Scholz.

Capo negoziatore Qatar: mediazione difficile

È stato un «lavoro estremamente intenso e difficile» quello che ha condotto il Qatar per riuscire a raggiungere «un accordo tra le parti», Israele e Hamas, «che hanno un livello di fiducia tra loro pari a zero». Lo ha dichiarato in una intervista esclusiva alla Cnn il capo dei mediatori del Qatar, il ministro degli Esteri di Doha Mohammed bin Abdulaziz Al-Khulaifi. I colloqui nelle ultime settimane «sono andati a singhiozzo», spiega, ma alla fine «è significativo» che si sia arrivati a «quello che le parti vogliono». «Il nostro lavoro è stato estremamente intenso, come potete immaginare. È un periodo di forte escalation, scontri militari, escalation umanitaria, invasione di terra», ha detto Al-Khulaifi da Doha. Inoltre ci sono stati eventi «che non hanno favorito un accordo e non hanno aiutato i mediatori», ha affermato il capo della diplomazia di Doha, aggiungendo che il lancio di una «operazione mirata» da parte di Israele sull'ospedale al Shifa di Gaza City ha esercitato pressioni sui negoziati.

L'accordo con Hamas grazie a 'cellula segreta' Usa

L'accordo tra Israele e Hamas per la liberazione di ostaggi è frutto di una lunga e paziente pressione dell'amministrazione Biden e del lavoro diplomatico di una «secret cell», una cellula segreta di stretti consiglieri del presidente che hanno lavorato con ostinazione su una rete di negoziati con Qatar, Egitto e Israele. Uno sforzo ostacolato dalle interruzioni delle comunicazioni a Gaza e da una serie di controversie dell'ultimo minuto che hanno fatto deragliare i colloqui. Lo scrive il New York Times, raccontando i retroscena delle cinque settimane di trattative delicate che hanno portato all'accordo, comprese 13 telefonate del presidente americano al premier israeliano Benjamin Netanyahu. Decisiva, secondo il quotidiano, la convinzione maturata da Joe Biden che, per superare le resistenze di 'Bibì a pause di giorni (e non di poche ore), era necessario legare la tregua all'accordo per la liberazione degli ostaggi. Dopo un'altalena di progressi e stop, i negoziati sono ripresi in seguito ad una telefonata di Biden all'emiro del Qatar, principale mediatore dell'intesa. I dirigenti Usa hanno continuato a fare pressione su Israele e, attraverso gli intermediari, su Hamas. Dopo la chiamata di Biden, i suoi più stretti collaboratori, compreso il capo della Cia, si sono incontrati con l'emiro in Qatar per esaminare l'ultima bozza, un testo di sei pagine con passaggi dettagliati per l'attuazione dell'accordo da entrambe le parti. Un acccordo che ora la Casa Bianca spera possa essere esteso, spianando la strada ad un più ampio accordo di pace nella regione.

A fine mese nuovo scambio di prigionieri Israele-Hamas

L'accordo Israele-Hamas concordato ieri per la liberazione di 50 ostaggi tenuti a Gaza in cambio del rilascio di 150 prigionieri palestinesi sarà ripetuto alla fine di questo mese. Lo scrive la Reuters sul proprio sito web, citando un funzionario palestinese. «Il secondo gruppo seguirà il primo. Ci vorranno quattro o cinque giorni per organizzarlo» e «coinvolgerà 50 israeliani (ostaggi) in cambio di 150 palestinesi (prigionieri)», ha detto il funzionario a condizione di anonimato, sottolineando che tra i prigionieri ci saranno anziani, donne e bambini e che le condizioni saranno le stesse.  Il funzionario palestinese ha indicato che il nuovo scambio rappresenterebbe un rilascio totale di 100 delle circa 240 persone sequestrate da Hamas il 7 ottobre. In cambio, Israele libererebbe un totale di 300 prigionieri palestinesi nei due scambi - un numero corrispondente a un elenco di donne e adolescenti maschi detenuti pubblicato ieri come candidati. Nell'ambito dell'attuale accordo di scambio, che dovrebbe essere attuato domani, Israele metterà in pausa la sua guerra a Gaza che dura da quasi sette settimane per consentire sia il recupero scaglionato dei 50 ostaggi - tutti donne e bambini - sia l'ingresso di aiuti per i palestinesi.

Funzionari israeliani non hanno confermato immediatamente quanto sostenuto sul possibile secondo scambio a fine mese. Ma Israele ha già offerto, in una dichiarazione del governo, di estendere la pausa di un giorno per ogni 10 ostaggi aggiuntivi consegnati da Hamas.

La tregua inizierà domani (giovedì) alle 10

Hamas afferma che la tregua con Israele entrerà in vigore giovedì alle 10. Lo riportano i media israeliani Haaretz e Ynet.

Meloni: "Accolgo con grande sollievo l'accordo"

«Accolgo con grande sollievo l'accordo per garantire il rilascio degli ostaggi presi da Hamas durante il cruento assalto contro Israele del 7 ottobre. Un accordo che permetterà anche una pausa umanitaria quantomai necessaria a Gaza». Lo dichiara la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «Continueremo a lavorare per il rilascio di tutti gli ostaggi e per una pace duratura in Medio Oriente - aggiunge -. Oggi pensiamo alle famiglie che potranno finalmente riabbracciare i propri cari».

Papa: "In Palestina e Israele non è guerra, ma terrorismo"

Il Papa, alla fine dell'udienza generale, ha riferito di avere incontrato due delegazioni, una israeliana e una palestinese. «Ho sentito come soffrono ambedue». «Le guerre fanno questo ma qui siamo andati oltre le guerre: questa non è guerra, è terrorismo. Per favore andiamo avanti per la pace, pregate per la pace», ha chiesto Papa Francesco.

Il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha incontrato il vice capo dell'Ufficio politico di Hamas

Il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha incontrato il vice capo dell'Ufficio politico di Hamas, Khalil al-Hayyah, e il rappresentante di Hamas in Libano, Osama Hamdan. Lo riporta Haaretz. L'incontro, scrive il quotidiano israeliano, rientra nel coordinamento tra Hezbollah e Hamas sulle conseguenze dell'accordo per la liberazione degli ostaggi. Anche Al-Hayyah è in contatto con l'intelligence egiziana ed è stato coinvolto negli sforzi di mediazione coordinati dal Qatar, scrive Haaretz.

La Cina accoglie con soddisfazione l'accordo

La Cina accoglie con soddisfazione l'accordo raggiunto tra Israele e Hamas per la pausa umanitaria di quattro giorni dei combattimenti a Gaza e per il rilascio di ostaggi e prigionieri. È quanto riferisce la portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning.

Israele approva l'accordo sugli ostaggi

Il gabinetto di guerra di Israele ha approvato stanotte l'accordo sugli ostaggi detenuti da Hamas a Gaza, dopo una riunione di 7 ore: una tregua di 4-5 giorni e il rilascio di 50 israeliani a fronte di 150 detenuti palestinesi. Netanyahu l'ha definita «la decisione giusta». Poi la guerra riprenderà, avverte il premier israeliano. Blinken sarà la prossima settimana in Medio Oriente. Oggi riunione del Consiglio di sicurezza Onu. Biden non parteciperà al G20 virtuale di oggi con Putin. L'Ucraina coglierebbe l'occasione di uccidere lo zar se ne avesse la possibilità, afferma Zelensky. Seul sospende parzialmente un accordo militare con Pyongyang.

Qatar conferma l'accordo tra Israele e Hamas

Il Qatar ha annunciato formalmente un accordo tra Israele e Hamas che prevede la pausa nei combattimenti e il rilascio di 50 tra donne e bambini tenuti in ostaggio da Hamas. «L'orario di inizio della pausa sarà annunciato entro le prossime 24 ore; durerà quattro giorni e sarà soggetta a proroga», ha affermato Doha in un comunicato citato dai media internazionali.

I palestinesi: "Morta una delle donna israeliane prese in ostaggio"

La Jihad islamica palestinese ha annunciato che una degli ostaggi, la 76enne Katzir Hanna è morta a causa di complicazioni mediche. Lo scrive il Jerusalem Post. Hanna, madre di 3 figli e nonna di 6 nipoti, era stata rapita dalla città di Nir Oz, nel sud di Israele, durante l'attacco di Hamas il 7 ottobre, mentre suo marito era stato ucciso. La donna era comparsa il 9 novembre in un video della Jihad Islamica in cui l'organizzazione aveva parlato la possibilità di rilasciarla per motivi umanitari a causa della sua necessità di farmaci salvavita quotidiani non disponibili.

Usa, il segretario di Stato Antony Blinken torna per la quarta volta a Tel Aviv

Il segretario di Stato Antony Blinken ha in programma di recarsi in Israele all'inizio della prossima settimana. Lo riferiscono ad Axios due fonti informate. Sarà il quarto di viaggio di Blinken idall'attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre.

Giordania: "Israele non spinga i palestiensi verso il nostro paese"

La Giordania ha annunciato che il suo esercito ha rafforzato la presenza lungo i confini con Israele e ha avvertito che qualsiasi tentativo israeliano di spingere con la forza i palestinesi oltre il fiume Giordano rappresenterebbe una violazione dell'accordo di pace con il suo vicino. Lo scrive Haaretz. Il primo ministro Bisher Khasawneh ha detto che il suo Paese ricorrerà a «tutti i mezzi in suo potere» per impedire a Israele di attuare qualsiasi politica di trasferimento volta ad espellere i palestinesi in massa dalla Cisgiordania. «Qualsiasi spostamento o la creazione delle condizioni che porterebbero a ciò, la Giordania lo considererà una dichiarazione di guerra e costituirebbe una violazione materiale del trattato di pace», ha detto Khasawneh, citato dai media statali, riferendosi al trattato di pace del 1994 con Israele. «Ciò porterebbe alla liquidazione della causa palestinese e un danno alla sicurezza nazionale della Giordania», ha aggiunto Khasawneh.

di Mauro Evangelisti

«Spero che avremo buone notizie fra breve sugli ostaggi» dice il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu parlando a un reparto dell’esercito poche ore prima della convocazione del Gabinetto di guerra e della riunione di Governo che devono ratificare l’intesa con Hamas sul rilascio di una cinquantina di prigionieri in cambio di una tregua di quattro o cinque giorni e del rilascio di 150 palestinesi rinchiusi nelle carceri. Gli ostaggi inseriti nell’intesa sono bambini e donne, tutti con passaporto israeliano.

 

E gli stranieri? Saranno i rispettivi governi a trattare e completare i negoziati con l’organizzazione terroristica.

Ma nella maggioranza che sostiene il governo, rapidamente, emergono voci contrarie. Soprattutto dall’estrema destra tanto che in serata i media parlano di «drammatica riunione dell’esecutivo» in cui Netanyahu ha scandito questa frase: «Vorrei che fosse chiaro: la guerra non si ferma dopo il “cessate il fuoco” per gli ostaggi. Continueremo finché non raggiungeremo tutti i nostri obiettivi: eliminare Hamas, liberare tutti gli ostaggi, garantire che non ci sarà alcuna minaccia per Israele a Gaza».


DIVISIONI
Dice il partito Otzma Yehudyt per bocca del suo leader, il ministro per la Sicurezza nazionale, il super falco Itamar Ben-Gvir: «Questo accordo potrebbe provocare al disastro. Israele commetterà nuovamente un grave errore simile all’accordo Shalit». (Intesa del 2011 quando per ottenere il rilascio di un soldato nelle mani di Hamas furono liberati un migliaio di prigionieri palestinesi). Sotto accusa anche un altro dettaglio: Israele accetta di fermare per sei ore al giorno i droni dell’intelligence «e questo metterebbe in pericolo le forze di terra a Gaza». Contrario un altro partito della destra, il Sionismo religioso guidato dal ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich: l’accordo «è dannoso per la sicurezza d’Israele» e abbandonerà al loro destino gli altri ostaggi. La pensa diversamente il ministro Benny Gantz, leader di un partito centrista: «La liberazione degli ostaggi aiuterà Israele a vincere la guerra».

Times of Israel calcola i numeri per l’approvazione dell’accordo: «Il governo ha la maggioranza in un gabinetto di 38 persone nonostante l’opposizione dei partiti di estrema destra che insieme detengono sei voti». La decisione di accettare un accordo mediato dal Qatar e auspicato dal presidente americano Biden aggraverà le divisioni in Israele. Da Hamas, tramite Al Jazeera, Khalil al-Hayya, membro dell’ufficio politico fa sapere: «La palla è nel campo di Israele. Le prossime ore sono decisive». In questa fase l’accordo concede oggettivamente un vantaggio ad Hamas: potrà riorganizzarsi in questi quattro o cinque giorni di tregua e vantare con l’opinione pubblica palestinese il risultato della liberazione di 150 prigionieri tenuti nelle carceri israeliane. E comunque manterrà un’arma di ricatto consistente, visto che si presume che restano altri 190 ostaggi.


MEDICI
Tutto questo mentre le azioni dell’esercito israeliano hanno oggettivamente ottenuto risultati, portando al controllo della parte settentrionale della Striscia e all’eliminazione di diversi leader dell’organizzazione terroristica. Ieri Medici senza frontiere ha denunciato: «Siamo inorriditi dall’uccisione di due nostri medici, il dottor Mahmoud Abu Nujaila e il dottor Ahmad Al Sahar, e di un terzo medico, il dottor Ziad Al-Tatari, a seguito di un attacco all’ospedale di Al Awda, uno degli ultimi ospedali funzionanti nel Nord della Striscia di Gaza». Il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Kirby, ha lanciato un monito a Israele: gli Usa non sostengono le attività dell’esercito a Sud della Striscia a meno che non ci sia «un piano chiaramente articolato su come proteggere la vita dei civili».

Per Israele proseguono i combattimenti anche al Nord, visto che anche ieri ci sono stati scontri con Hezbollah. L’esercito dello Stato ebraico ha bombardato il Sud del Libano, uccidendo quattro civili (tra cui due giornalisti) e cinque componenti di Hamas. E ieri pomeriggio sono ricominciati i lanci di razzi sia da Gaza sia dal Libano meridionale verso diverse città israeliane, compresa Tel Aviv, dove con un rituale ormai quotidiano si sono sentite le sirene d’allarme e la gente è stata costretta a correre nei rifugi, mentre il sistema di difesa Iron Dome entrava in azione intercettando almeno cinque razzi.
 

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