Notre Dame, nuovi arredi con vetrate: il progetto di restauro divide la Francia

Martedì 24 Novembre 2020 di Francesca Pierantozzi
Notre Dame, nuovi arredi con vetrate: il progetto divide la Francia

Fuori tornerà identica, con la sua guglia neo-gotica a bucare il cielo sopra Parigi. Ma dentro? Notre Dame potrebbe resuscitare dalle ceneri dell'incendio del 15 aprile di due anni fa con un nuovo arredamento, più leggero, moderno e chic, con nuove vetrate più colorate e con nuovi banchi minimalisti, contemporanei, insomma il contrario delle vetrate a grisaglia delle cappelle laterali (che pure si sono salvate dalle fiamme) e l'opposto delle rustiche sedie in paglia che per decenni hanno calorosamente anche se con qualche disordine - riempito la navata della cattedrale.
A sorpresa, a nutrire queste fantasie di ammodernamento, che a loro volta hanno cominciato a nutrire le prime inevitabili polemiche, non è stato qualche ispirato designer, ma i preti della chiesa, capitanati da monsignor Michel Aupetit, arcivescovo di Parigi.


FASE DI RIFLESSIONE
Per ora tutto è allo stadio di «riflessione» e «proposta», ma un'improvvida fuga di notizie, prima sul Figaro, poi sul Parisien, ha aperto il dibattito e provocato un'accesa spaccatura tra modernisti e conservativi. Con quasi un miliardo in donazioni da spendere per il rifacimento della Chiesa e lo Stato che avrà l'ultima parola sulla ricostruzione della struttura, i sacerdoti vorrebbero lasciare la loro traccia almeno sul mobilio interno. Monsignor Aupetit ha creato un comitato di una quarantina di persone incaricate di «riflettere» e «proporre» idee per una scenografia dell'interno: mobilio, illuminazione, pannelli, circolazione di turisti e fedeli.

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Le prime idee suonano come una piccola rivoluzione. Innanzitutto i religiosi vorrebbero sostituire le vetrate a grisaglia, con caratteri geometrici e piuttosto oscuranti, volute dall'architetto ottocentesco Viollet Le Duc con delle nuove, commissionate ad artisti contemporanei. Sarebbe stata addirittura evocata la possibilità di proiettare «dei versetti biblici luminosi, molto 2020». «Non capisco proprio perché (l'arcivescovo di Parigi, ndr.) si lanci in questa polemica ha commentato l'animatore Stéphane Bern, cui Macron ha affidato una missione speciale per la promozione e la protezione del patrimonio francese io non ho niente contro il contemporaneo, ma Notre Dame è qualcosa di molto particolare, non è un edificio come un altro, è un simbolo politico, storico e culturale». «Notre Dame è miracolosamente scampata a tutto, sarebbe triste che crollasse sotto il prurito riformista di Monsignor Aupetit» ha scritto ieri il romanziere e saggista Jean-Marie Rouart, membro dell'Académie Française.

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Padre Gilles Drouin, alla testa del comitato incaricato di studiare il nuovo look della cattedrale, ha cercato di placare gli animi spiegando che si tratta soprattutto di gestire meglio il flusso dei circa 12 milioni di visitatori che ogni anno entrano e escono da Notre Dame, spesso passando indifferenti davanti alle cappelle, facendo un tour intorno all'altare e occasionalmente fermandosi sulle famose sedie di paglia.
SEDIE NEL MIRINO
Proprio le sedie che tra l'altro non sono retaggio della storia ma semplicemente della creatività dell'ex arcivescovo di Parigi Lustiger, che le disegnò di propria mano negli anni '80 sono ora nel mirino della volontà ammodernatrice dei preti. Al loro posto, i sacerdoti vedrebbero bene dei nuovi banchi «molto contemporanei», con «dei punti luminosi» e dalle linee molto pure. «Le vecchie chiese disegnate dl cardinale Lustiger sono state tutte distrutte ha spiegato padre Drouin Dei banchi contemporanei faciliterebbero la manutenzione. Vogliamo che la cattedrale sia più accessibile e più visibile. Vogliamo dare più senso alla visita, ma non diventerà un museo».

 


 

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