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Il capo di Roscosmos, Rogozin, minaccia di nuovo: «Stop alla collaborazione della Russia nella Stazione spaziale internazionale» Ma nessuno gli crede

Sabato 2 Aprile 2022 di Claudia Guasco
La Russia annuncia: «Stop alla collaborazione nella Stazione spaziale internazionale»

La Russia porrà fine alla sua collaborazione con la Stazione spaziale internazionale (Iss). Lo annuncia sui social media il capo di Roscosmos, Dmitry Rogozin, spiegando che l’agenzia spaziale chiederà al Cremlino di non lavorare più con partner come la Nasa e l’Agenzia spaziale europea, ma anche con Canada e Giappone. «Le sanzioni non verranno rimosse. Considero questo inaccettabile. Prossimamente invieremo al governo russo le proposte di Roscosmos per mettere fine alla collaborazione con l’Iss», ha detto Rogozin.

SIMBOLO DELLA DISTENSIONE

La Stazione spaziale internazionale è la struttura più grande mai lanciata nello spazio e Roscosmos si sfila dopo settimane di minacce, ritardi e progetti cancellati dopo le sanzioi occidentali contro la Russia. La maggior parte degli astronauti a bordo della Iss attualmente torna sulla Terra a bordo dei voli russi Soyuz, ma ora anche SpaceX Crew Dragon di Elon Musk trasporta l’equipaggio alla stazione spaziale e dal suo viaggio inaugurale nel 2020 ha già effettuato quattro missioni. L’attuale equipaggio è composto da tre americani (Kayla Barron, Thomas Marshburn, Raja Chari), tre russi (Oleg Artemyev, Denis Matveev, Sergey Korsakov) e un tedesco (Matthias Maurer). La Iss, simbolo della distensione del dopo Guerra fredda, è divisa a metà tra Stati Uniti e Russia. Il segmento orbitale americano è costituito da undici moduli pressurizzati e vari elementi esterni, tutti lanciati a bordo degli Space shuttle, il segmento orbitale russo gestisce guida, navigazione e controllo dell’intera stazione. Propulsione compresa, che ne impedisce la caduta sulla Terra. Rogozin in precedenza aveva affermato che il lavoro di Roscosmos sull’Iss potrebbero ricadere sugli Stati Uniti o sull’Europa se si fosse ritirata, ma gli Stati Uniti hanno replicato che sarebbe «molto difficile» far funzionare il satellite da soli. La scorsa settimana tuttavia Russia e Stati Uniti sono riusciti a superare divergenze e attriti quando l’astronauta della Nasa Mark Vande Hei ha fatto ritorno sulla Terra insieme ai due colleghi russi, giunti nella stazione spaziale indossando tute da volo gialle e blu.

Un plateale sostegno all’Ucraina e un’umiliazione per il regime di Putin. La tregua tra Mosca e Washington tuttavia è durata poco. Oggi Rogozin ha dichiarato in un tweet: «Le sanzioni di Stati Uniti, Canada, Unione Europea e Giappone mirano a bloccare le attività finanziarie, economiche e produttive delle nostre imprese high-tech. Lo scopo delle sanzioni è uccidere l’economia russa, far precipitare il nostro popolo nella disperazione e nella fame e mettere in ginocchio il nostro Paese. È chiaro che non saranno in grado di farlo, ma le intenzioni sono chiare». E dunque, «ecco perché credo che il ripristino delle normali relazioni tra i partner della Stazione spaziale internazionale e altri progetti congiunti sia possibile solo con la revoca completa e incondizionata delle sanzioni illegali. Proposte specifiche di Roscosmos sui tempi del completamento della cooperazione nell’ambito della Iss con le agenzie spaziali di Stati Uniti, Canada, Unione europea e Giappone saranno riferite alla leadership del nostro Paese nel prossimo futuro».

 

RITORSIONI

Da novembre 2020 la Stazione spaziale internazionale ha sempre avuto a bordo astronauti provenienti da vari Paesi, principalmente dagli Stati Uniti e dalla Russia. Non è di proprietà di una sola nazione ed è un «programma di cooperazione» tra l’Agenzia spaziale europea (Esa), Stati Uniti, Russia, Canada e Giappone. Rogozin ha annunciato di aver scritto a ciascuna delle agenzie spaziali dei Paesi partecipanti alla Iss in merito alle sanzioni dei rispettivi governi contro la Russia. Ha condiviso le loro risposte, inclusa quella dell’Agenzia spaziale europea, che ha affermato che avrebbe passato la questione a tutti gli Stati membri per discuterne. «Comunque la posizione dei partner è chiara: le sanzioni non verranno revocate», ha sottolineato Rogozin. «Allo stesso tempo, temendo la fine della cooperazione sulla Iss, dove il ruolo della Russia è di fondamentale importanza per garantire la sussistenza in orbita e la sicurezza della stazione, i partner occidentali chiariscono che in realtà le sanzioni in termini operatività della Stazione spaziale non funzioneranno. Considero questo stato di cose inaccettabile». La Russia aveva già ritirato la cooperazione con la Germania su un telescopio spaziale - che aveva temporaneamente spento - e gli esperimenti sulla Iss. Roscosmos ha anche ritirato un accordo di condivisione Soyuz con Arianespace, partner di lancio dell’Agenzia spaziale europea, nella Guyana francese. Ha anche minacciato di trattenere i satelliti OneWeb realizzati negli Stati Uniti e di proprietà del Regno Unito senza la garanzia che non verranno utilizzati per scopi militari. OneWeb ha successivamente annullato il suo lancio pianificato su un razzo Soyuz dal cosmodromo di Baikonur.

LA NUOVA STAZIONE

Russia e Stati Uniti, in ogni caso, hanno lavorato pacificamente insieme la scorsa settimana quando l’astronauta della Nasa Mark Vande Hei è tornato sulla Terra. Nonostante le continue tensioni con la Russia, l’agenzia spaziale americana ha specificato che il trio stava «lavorando insieme professionalmente senza tensioni». Vande Hei e il russo Pyotr Dubrov hanno trascorso 359 giorni nell’osservatorio orbitante dopo essere decollati nello spazio il 5 aprile 2021. La coppia, insieme al cosmonauta Anton Shkaplerov, si è sganciata dalla Iss a bordo di una capsula russa Soyuz il 30 marzo ed è atterrata nella steppa del Kazakistan. La zona di atterraggio si trova a circa 400 chilometri a nord est della struttura di lancio spaziale russa presso il cosmodromo di Baikonur in Kazakistan. Il volo di ritorno congiunto Usa-Russia dalla Iss è stato seguito con grande attenzione, alla ricerca di segnali che potessero evidenziare come le crescenti tensioni tra Mosca e Washington causate dall’invasione dell’Ucraina si fossero riverberate sulla cooperazione di lunga data nello spazio tra i due ex avversari della Guerra fredda. La Russia sta costruendo la propria stazione spaziale, ha annunciato nel 2020 che potrebbe ritirarsi dalla Stazione spaziale internazionale già nel 2025 e lanciare la propria struttura. Dmitry Rogozin ha affermato che i lavori per il primo modulo di una nuova stazione sono già iniziati. Una questione di sicurezza. Un alto funzionario del Cremlino ha infatti avvertito che «il disastro» incombeva per la Iss, mettendo a rischio la vita dell’equipaggio: entro il 2025 l’Iss avrà 27 anni ed era originariamente progettata per durare tra i 15 e i 30 anni, secondo la Nasa. La Russia ha condiviso immagini e video del primo modulo che costituirà una parte fondamentale della sua nuova base orbitale hi-tech, che dovrebbe includere un hotel turistico.

La Nasa, da parte sua, ha confermato i piani per deorbitare dalla Iss nel 2031, passando invece all’utilizzo di stazioni commerciali. Roscosmos è responsabile della propulsione e del mantenimento della stazione nella sua orbita, a oltre 250 miglia sopra il pianeta e lo fa utilizzando la navicella Progress, ancorata per dare periodicamente alla stazione una spinta per mantenere la sua quota e impedire che ricada sulla Terra. Rogozin ha sollevato per la prima volta la prospettiva di ritirarsi dalla partnership a febbraio in risposta alle sanzioni statunitensi, avvertendo che senza la navicella Progress, l’Iss - struttura da 400 tonnellate - ricadrebbe sulla Terra senza alcuna indicazione di dove potrebbe atterrare. Kathy Lueders, che dirige il programma di volo dell’agenzia, ha ammesso che sarebbe «molto difficile» far funzionare la Iss senza la Russia. La Stazione, tra l’altro, ha resistito alle tempeste geopolitiche del passato, in particolare all’invasione russa della Crimea nel 2014. La ricerca condotta a bordo della Iss richiede spesso una o più delle condizioni presenti nell’orbita terrestre bassa e gli esperimenti hanno riguardato la medicina spaziale, le scienze della vita, le scienze fisiche, l’astronomia e la meteorologia.

L’agenzia spaziale statunitense, la Nasa, spende circa 3 miliardi di dollari all’anno per la manutenzione della Stazione spaziale, altri fondi provengono da partner internazionali, tra cui Europa, Russia e Giappone. Finora 244 persone provenienti da 19 Paesi hanno visitato la Stazione, tra questi otto privati cittadini che hanno speso fino a 50 milioni di dollari per la loro visita. Fino a due anni fa Roscosmos, l’Agenzia spaziale russa, con il suo programma Soyuz (che gli astronauti valutano «efficiente e affidabile»), era l’unica a offrire un trasporto passeggeri per l’orbita terrestre: qualunque Paese volesse mandare un proprio astronauta alla Iss, Stati Uniti compresi, doveva per forza utilizzare quel servizio. Poi si è aggiunto SpaceX Crew Dragon di Elon Musk. Nel 2017 la Nasa ha acquistato cinque biglietti per lo spazio a 74,7 milioni di dollari l’uno, circa 7 milioni in meno rispetto al “prezzo pieno” pagato dall’agenzia Usa per il pacchetto di biglietti acquistato nel 2015. Un passaggio andata/ritorno in seggiolino Baikonur-Iss con la Soyuz costa infatti 80 milioni di dollari. Lo sconto è stato strappato grazie all’intermediazione della Boeing, la quale aveva un contenzioso con la società russa Energia per la gestione della Sea Launch, una piattaforma di lancio mobile in Oceano Pacifico, che ha garantito un’agevolazione.

Ultimo aggiornamento: 23:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA