Clima, una svolta
senza catastrofismi

Domenica 29 Settembre 2019 di Davide Tabarelli
Una cosa è sicura: dopo 50 anni di dibattito sul cambiamento climatico, siamo arrivati ad un picco, un picco di terrore fra i nostri giovani. Le grandi affermazioni che lo sostengono necessiterebbero di grandi prove che, invece, sono indizi, a volte molto deboli. Nessuno può negare il riscaldamento del clima degli ultimi decenni e nessuno può essere negazionista sul clima, ma sulle cause qualche interrogativo è scontato.

Secondo la maggioranza degli scienziati delle Nazioni Unite, il riscaldamento è causato dalla CO2 emessa nell’atmosfera dalla combustione delle fonti fossili, ogni anno 32 miliardi di tonnellate, la fetta più importante dei quasi 50 miliardi totali emessi dall’uomo. Se questo volume è il principale colpevole, serve allora chiedersi quanto è l’ammontare totale di CO2 che viene emesso in atmosfera da fonti naturali, valore che è superiore da 5 a 10 volte quella umana. Di questa CO2 e delle sue origini si capisce, e si misura, molto poco, perché deriva dai cicli degli oceani, che coprono i tre quinti del pianeta, dagli assorbimenti delle piante, dalle emissioni naturali della crosta terreste, dalle eruzioni dei vulcani. 

Vero è che le misurazioni della CO2 nell’atmosfera indicano un repentino aumento delle concentrazioni negli ultimi decenni, in linea con la crescita della combustione di fossili, ma correlazione non è causalità. Hanno raggiunto il livello di 415 parti per milione, vale a dire lo 0,0415% di quello che c’è nell’atmosfera e tutti i modelli, che definiscono gli scenari apocalittici, si concentrano su questo andamento di crescita senza poter inserire l’enorme complessità degli altri fattori naturali. Così, poca attenzione viene dedicata al principale gas serra, il vapore acqueo, che è presente in atmosfera per circa il 30% del totale e sulle cui dinamiche anche qui è difficile capire quello che accade: se aumenta la temperatura, allora cresce l’evaporazione e la quantità di nubi che riflettono i raggi solari che, però, fanno scendere la temperatura. 

Poi ci sono le polveri sottili, gli aerosol, emessi anche questi dalle attività umane e da fenomeni naturali il cui ruolo, di nuovo, è difficile da capire. Molto prima che dai gas, la temperatura nell’atmosfera è determinata soprattutto dai raggi del sole che variano sensibilmente nel tempo. Per quanto i modelli usati per prevedere il futuro del clima siano diventati più potenti rispetto al passato, rimangono enormemente lontani dal poter catturare la complessità di quello che accade già oggi nell’atmosfera, figuriamoci nell’arco dei prossimi decenni o secoli. Per i milioni di ragazzi che erano nelle piazze, per tranquillizzarli occorre ricordare che la CO2 non è un veleno, al contrario, è uno dei mattoni fondamentali della vita. Oltre a finire nelle nostre bibite gassate, le piante, alla base di tutta la vita sulla terra, usano CO2 per combinarla con l’acqua e trasformarla in clorofilla con l’aiuto della luce solare. La CO2 in sostanza, oltre ad essere un potente gas serra, è un fertilizzante per la vita sulla terra e questo potrebbe, nella peggiore delle ipotesi, essere di molto aiuto nel ripristinare un equilibrio attraverso più vegetazione sulla terra. 

Il cambiamento climatico, che ha condotto al recente riscaldamento, fa parte di dinamiche che si snodano nell’arco di millenni, a volte di milioni di anni. Che l’uomo possa incidere su tali movimenti con la sua combustione di energia è una possibilità, non una certezza, come recita lo stesso Accordo di Parigi del 2015 all’articolo due, dove parla di minaccia dei cambiamenti climatici e della necessità di ridurre i rischi. Certamente il mondo sviluppato, dove vivono coloro che vogliono azioni più incisive, usa troppa energia e consumare meno fonti fossili lo richiede il buon senso, prima della paura, senza bisogno di ricorrere all’apocalisse dell’ambientalismo rivoluzionario.  © RIPRODUZIONE RISERVATA