Crisi nel governo, la svolta giudiziaria diventa il vero salvagente di Salvini

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di Mario Ajello

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Una cosa è essere da solo sulla graticola. Un'altra cosa è condividere i carboni ardenti, anche dal punto di vista giudiziario, con gli atri. Il siamo tutti nella stessa situazione, ora che sono finiti sotto indagine per la Diciotti anche Conte, Di Maio e Salvini, diventa un alleggerimento non da poco per Salvini alla vigilia del voto on-line dei grillini e poi di quello martedì in Giunta e infine nell'aula del Senato. Dunque il «mi sento tranquillo», che nei giorni scorsi odorava di dissimulazione da parte del ministro dell'Interno, nelle ultime ore si fa facendo più motivato. Anche se i motivi di preoccupazione non possono svanire. Il voto della piazza web su un'autorizzazione a procedere è una primizia - non fu digitale il crucifige del «chi volete libero, Gesù o Barabba?» - e mai nella storia del mondo è accaduto che i parlamentari si fanno dettare (al netto di interventi correttivi di qualche eventuale manina della Casaleggio) dagli iscritti come votare. Stavolta invece si fa appello alla democrazia diretta per scegliere se il potere legislativo deve dare il permesso al potere giudiziario di processare il potere esecutivo. Da questo cortocircuito, può venire fuori qualsiasi cosa. Anche la «brutta sorpresa» (la vittoria degli animal spirits del grillismo giustizialista a prescindere) per Salvini. Perché al momento è lui in ballo.
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Domenica 17 Febbraio 2019, 12:30 - Ultimo aggiornamento: 17-02-2019 17:47
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