Decreto rilancio, record di mance: dai circhi ai videogame e alla Tirrenia

Venerdì 22 Maggio 2020 di Marco Esposito

La carica degli emendamenti non è ancora iniziata. E però il decreto Rilancio - con i suoi 55 miliardi elargiti in 266 articoli - contiene già alcune norme di dettaglio che appaiono più delle mance a specifici territori che interventi presi con una visione generale.

In alcuni casi il provvedimento specifico è del tutto comprensibile. Come per Parma, sfortunata capitale italiana della cultura 2020, che vede prorogato il suo status a tutto il 2021. Un'altra proroga interesse le concessioni per le isole in scadenza il 18 luglio 2020 e che sono prolungate al 18 luglio 2021, con un beneficio per la Tirrenia. Altre volte lo è molto meno.

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Il caso più clamoroso è una «proposta progettuale» che, prima ancora di essere presentata, riceve un sostanzioso gettone di 20 milioni di euro. Per fare cosa? Le parole dell'articolo 49 del decreto Rilancio sono reboanti: «Creazione di un polo di eccellenza per la ricerca, l'innovazione e il trasferimento tecnologico nel settore automotive nell'area di crisi industriale complessa di Torino». Ora, che Torino viva una crisi complessa è possibile e tuttavia si sarebbe potuta aprire una sorta di sfida tra città per presentare il progetto migliore e invece quello di Torino è già vincente e finanziato con 20 milioni nell'anno in corso. Per fare cosa? Ancora non si sa. Il governo entro 120 giorni dovrà individuare «i termini e le modalità di presentazione della proposta progettuale, le modalità di attuazione dell'intervento e di realizzazione dell'infrastruttura logistica e per l'erogazione delle risorse finanziarie e il monitoraggio sull'esecuzione del progetto».

Un Tecnopolo spunta anche a Bologna ma qui, almeno, si va a finanziare qualcosa di già avviato. Il gettone è consistente: 10 milioni quest'anno, 15 il prossimo e altri 15 nel 2022. La struttura sta sorgendo nell'ex manifattura tabacchi (a proposito: anche a Napoli ve ne è una) e ospiterà un importante data center europeo della climatologia.

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L'intervento più consistente per la singola città non va però al Nord, ma a Taranto: 150 milioni in cinque anni. La città pugliese è purtroppo nota per i problemi ambientali legati allo stabilimento siderurgico dell'ex Ilva e i fondi del decreto Rilancio puntano proprio al risanamento ambientale, ma non dell'area industriale bensì degli autobus. Due le linee di erogazione previste. Con la prima, di 20 milioni in due anni, il Comune potrà acquistare nuovi autobus. Con la seconda, per 130 milioni, si lancerà un progetto avveniristico chiamato «sistema bus rapidtransit». In pratica degli autobus speciali, più lunghi del normale, circolano su un percorso protetto e ottengono in automatico la precedenza a tutti gli incroci. L'obiettivo come sempre in questi casi è ridurre il trasporto privato e quindi l'inquinamento. Tutto molto bello, anche se ci si aspetterebbe di veder partire un tale sistema più in una città metropolitana che in un'area relativamente meno congestionata.

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Ma il settore trasporti è ricco di iniziative in particolare nel settore ferroviario. Con tre interventi concreti (tutti al Nord) e tre semplici progetti (uno al Nord e due al Sud). Partiamo dalle iniziative concrete. Settanta milioni vanno alla «variante di Riga», la quale non è in Lettonia ma in Alto Adige. È una bretella ferroviaria di appena 3,5 chilometri che migliorerà i collegamenti in Val Pusteria in tempo per le Olimpiadi del 2026. Sempre in vista delle Olimpiadi invernali, sono stati assegnati 100 milioni per il collegamento ferroviario tra l'aeroporto di Orio al Serio e Bergamo. Il terzo intervento concreto, per 128 milioni, riguarda il «raddoppio selettivo» della linea Parma-La Spezia con l'obiettivo di migliorare il trasporto merci e cioè quello che, secondo i corridoi europei, dovrebbe avere Gioia Tauro come terminale continentale nel Mediterraneo e che nel passaggio dai piani europei ai fatti italiani si traduce nel potenziamento di Trieste e La Spezia. Tre, infine, i «progetti di fattibilità tecnico-economica degli interventi di potenziamento, con caratteristiche di alta velocità, delle direttrici ferroviarie Salerno-Reggio Calabria, Taranto-Metaponto-Potenza-Battipaglia e Genova-Ventimiglia». Su queste linee non ci sono soldi freschi, la legge si limita ad autorizzare Rete ferroviaria italiana a spendere 40 milioni dei soldi che già ha avuto nel contratto di programma 2017-21 per progettare il miglioramento delle tre linee con l'obiettivo di raggiungere almeno i 200 chilometri orari in luogo dei 300 della vera alta velocità ferroviaria. La Genova-Ventimiglia è una linea all'apparenza strategica perché porta in Francia ma i transalpini hanno fatto sapere che non realizzeranno una linea ferroviaria veloce in Costa Azzurra e che il traffico di lunga percorrenza passerà più a Nord e cioè sulla Lione-Torino, per cui la ferrovia costiera almeno per i francesi resterà destinata ai collegamenti locali. Le due linee meridionali invece hanno un grande potenziale soprattutto grazie all'aumento dei traffici nel canale di Suez e richiedono interventi consistenti, piuttosto che nuovi progetti.
 


Nonostante il decreto Rilancio attinga le proprie consistenti risorse soprattutto impegnando il futuro, cioè programmando nuovo debito, non si è resistito di tanto in tanto a pescare dal Fondo sviluppo e coesione, cioè dal bacino di risorse che per vincolo costituzionale vanno spese nei territori in ritardo di sviluppo e cioè in massima parte nel Mezzogiorno. Esiste infatti un obbligo di legge a utilizzare l'Fsc per l'80% nelle otto regioni del Mezzogiorno. Nel decreto Rilancio si pesca per tre volte dall'Fsc: 100 milioni per il Fondo turismo (articolo 178); 50 milioni per il fondo cultura (articolo 184); infine 100 milioni per il Terzo settore (articolo 246). Solo in quest'ultimo caso però la destinazione del fondo è riservata alle regioni meridionali, perché il Terzo settore ha già un proprio fondo generale da 100 milioni all'articolo 67. Una curiosità: i fondi che nascono con il decreto Rilancio sono decine. Spicca, tra quelli più fantasiosi, un contributo a fondo perduto del 50% per chi inventa videogiochi, con un tetto di 200mila euro per il singolo prototipo. O l'allargamento dell'Art Bonus ai circhi equestri. E però, almeno, si potrebbe pensare che il «Fondo turismo» sia il solo a occuparsi di turismo. Ma ci si sbaglierebbe. All'articolo 179 spunta infatti il «Fondo per la promozione del turismo in Italia», che permette tra l'altro di resuscitare l'Enit.

Ultimo aggiornamento: 14:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA