La maionese gialloverde è impazzita

di Mauro Calise

A furia di sbattere in direzioni diverse la maionese governativa sta impazzendo. Al di là probabilmente dei desideri reconditi dei due vicepremier che, fino a prima delle elezioni europee, colpivano separati ma marciavano uniti. Ma che rischiano adesso di trovarsi, per opposti motivi, sbalzati dalla cabina di regia. Salvini perché sta girando a mille e Di Maio perché ormai gira a vuoto, i dioscuri sembrano costretti a seguire le orbite interne dei rispettivi partiti, piuttosto che la strategia del contratto in condominio rissoso ma molto lucroso.

Il cambiamento più visibile riguarda i Cinquestelle, dove il referendum semi-bulgaro gestito dalla Casaleggio & associati ha visto scarsa partecipazione e ancor più scarso entusiasmo nel ribadire la fiducia al Capo. Con i due big - Fico e Di Battista - che se ne sono stati alla finestra, il primo esplicitamente e l'altro sardonicamente. E con il corpo dei militanti che non sa dove andare a sbattere la testa. Tanto, infatti, il tandem demiurgico Grillo & Casaleggio senior era stato geniale nel forgiare, dal nulla e in cinque anni, il maggior partito italiano, tanto si è rivelato fallimentare nel tradurre per riprendere i due libri di Jacopo Iacoboni l'esperimento in esecuzione. La formula del partito cybercratico una facciata di partecipazione dal basso ma con la gestione ipercentralizzata da un server poco trasparente sta implodendo. E il collante del potere, affidato al drappello ministeriale capeggiato da Di Maio, difficilmente impedirà la ribellione della base e dell'ala dei duri e puri.

Ma anche per Salvini, con la vittoria per Kappaò, le cose paradossalmente si sono complicate. Fino a ieri, l'exploit della Lega appariva come il risultato del one-man show del suo capo. Ma ora che i voti virtuali sembrano tramutarsi in voti veri, diventa più difficile tenere a bada le seconde e terze file del partito che, dopo decenni trascorsi ad arare le amministrazioni locali del Nord, vedono a portata di mano una discesa in massa su Roma. Consapevole del nuovo clima, il ministro dell'Interno ha premuto senza esitazione il piede sull'acceleratore delle richieste all'alleato. Mettendo in conto che si possa arrivare, anche in tempi brevi, alla rottura.

Così il boccino è finito sui due tavoli dell'esecutivo cui spetta, in termini istituzionali, la decisione sulla crisi: quello di Tria e quello di Conte. Il ministro dell'economia sta cercando di gestire il rapporto con l'Europa nel modo meno traumatico possibile. Ma non potrà continuare a farlo, se Salvini continua a alzare la posta, e la voce. Né sembra che possa farlo Conte. Il segnale che il Presidente del Consiglio ha avuto dal Quirinale è che, nel caso si aprisse la crisi, non ci sarebbero i margini per un reincarico. L'avvocato se ne tornerebbe a casa. E a quel punto, molto probabilmente, con tutto il governo. E il Parlamento.

In una situazione ordinaria, sarebbe un esito pressoché obbligato. Ma come già si è visto dalle prime, tempestive impennate dello spread non siamo in una situazione ordinaria. Una crisi in piena estate, con le elezioni alla vigilia del varo di una pesantissima finanziaria, potrebbe avere effetti catastrofici sui nostri conti pubblici. E senza nessuna garanzia che, dopo la tempesta del voto, si troverebbe la quiete. Si sa che gli scenari possibili sarebbero soltanto due. Il primo, che molti danno per scontato, è che la Lega faccia cappotto. Alleandosi con Fratelli d'Italia e, forse, addirittura lasciando fuori i berlusconiani. I sondaggisti ne sono convinti. Un po' meno i politologi, che in questi ultimi anni hanno visto una tale volatilità dei votanti, e risultati così diversi tra diversi tipi di elezione, che son diventati peggio di San Paolo. Probabilmente, fosse solo per scaramanzia, la pensa così anche Salvini. Che, accanto all'apoteosi, deve mettere in conto pure il secondo scenario. Un risultato sotto le aspettative, i Cinquestelle e il Pd in ripresa, e la Lega che si ritrova in mezzo al guado. Forse starà rimuginando il Capitano sarebbe stato meglio non stravincere.

Se poi alle incognite drammatiche del quadro politico si aggiunge la faida interna che sta facendo implodere il massimo organo di autogoverno della magistratura, il rischio che la crisi dell'esecutivo si trasformi in crisi di sistema comincia a diventare inquietante. È in questi casi che la parola passa, in modo determinante, al Quirinale. I cui poteri di intervento possono, in situazioni eccezionali, espandersi a fisarmonica per supplire alle carenze del parlamento e dei partiti. Successe così, otto anni fa, con Giorgio Napolitano, al punto che si parlò nei fatti di repubblica semipresidenziale. Il carattere di Mattarella è diverso. Ma non gli manca certo l'autorevolezza e il coraggio per fare avvertire, ai naviganti nella bufera, il peso dell'organo cui spetta in ultima istanza, a norma di costituzione, il timone del Paese.
Lunedì 3 Giugno 2019, 08:00
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5 di 9 commenti presenti
2019-06-03 14:43:17
La "terra dei cachi", il paese dei "geni", dopo la fine della sovranità a batter moneta e quindi l'addio ad una possibile speranza ad "aggiustare i conti" (e non solo..)......insieme alle "cime" della "pseudo europa dell'euro",ci vogliono dire realmente ,in termini economici-finanziari-occupazionale, questo paese che deve fare,fame a parte ?
2019-06-03 14:38:25
le prediche, ma soprattutto il tono sprezzante altezzoso-sprezzante che ORA si permette con 5 stelle e lega andavano più e meglio fatte al piddì renziano: che, non li vedeva quanto erano assetati di vacanze romane i renzi boys, tutti belli fighettini supponenti? 2) idem per quanto riguarda il sedicente cybercratismo: invece il piddì è un agorà che manco atene, vero? e che dire di forza italia? lei si sarà assuefatto a un orrore SENZA UUGUALI SUL PIANETA TERRA partitaziendalista guidato da un malvissuto pregiudicato. IO NO. e si permette di fare il nasino schizzinoso su gente CHE SI TAGLIA L'INDENNITA' E CHE COMUNQUE HA FATTO IL REDDITO DI CITTADINANZA? cosa c'è, ha nostalgia di papi bunga e dei tuittetini acrimonioso-petulanti del nullafacente toscano più nullafacente di di di maio? le mancano le olgettine? facile a parlare per chi non deve fare i conti col precariato, con l'art. 18 che non c'è più ecc ecc. ps. noto il suo appello al quirinale. adesso ha pure nostalgia di de lorenzo? o vorrebbe un bel mattarella stile de gaulle 1958? magari con lei nel ruolo di alain de serigny, vero? ps. le ci vuole un disegnino per accettare l'evidenza MAESTOSA che 25, dicesi venticinque, anni di politiche del lavoro e pensionistiche tutte e sempre basate su compressione dei salari e precarizzazione e privatizzazione e tagli solo a questo potevano portare? alla crescita zero permanente? mi risponda, su: se devo pensare a farmi da me la pensione (emozione che a lei è negata, e quanto me ne dispace) dove cavolo li trovo i soldi per far ripartire i consumi? me li presta lei o faccio il prestito vitalizio ipotecario, come ebbe il coraggio e l'impudenza di suggerire una piddina per televisione?
2019-06-03 16:21:01
Vanesio!
2019-06-03 13:44:14
I dati di fatto sono questi: 1. I cinquestelle sono inconsistenti; 2. L’opposizione non ha la forza per modificare radicalmente la situazione politica; 3. Gli italiani sono innamorati di Salvini (come lo sono stati in passato per Berlusconi, per Renzi, per Di Maio). 4. La legge elettorale proporzionale con un “accenno” di maggioritario (voluta da tutti i partiti, quelli contrari lo erano solo perché volevano il proporzionale puro) difficilmente darà una maggioranza politica anche in caso di nuove elezioni, estendendo la situazione di stallo. In questa situazione non resta che tentare “la mossa del cavallo”: i cinquestelle propongano Salvini premier (di fatto lo è già), con la medesima maggioranza che sostiene il governo Conte. A quel punto Salvini potrà dimostrarsi uno statista, portandoci fuori dalla crisi economica, oppure (come io ritengo) un fumoso parolaio e, in tal caso, ritornerà a percentuali da lega nord determinando un quadro politico completamente ribaltato che potrà aprire nuovi scenari.
2019-06-03 12:46:19
Quando il tanto bistrattato Renzi spingeva per tenere in vita il sistema elettorale maggioritario a doppio turno, benché limitato ad una sola camera, tutti a dargli addosso....Ahimé, invece aveva ragione.

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