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Recovery plan, il ministro Carfagna: «Quota Sud al 40%, operazione trasparenza»

Mercoledì 6 Aprile 2022 di Nando Santonastaso
Recovery plan, il ministro Carfagna: «Quota Sud al 40%, operazione trasparenza»

Monitorare, misura per misura, il rispetto della destinazione del 40% del Pnrr al Mezzogiorno è l'unica strada per verificare se la norma varata dal governo viene rispettata. Parla di «un'operazione di estrema trasparenza» il ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, nell'audizione di ieri alle Commissioni riunite Politiche dell'Unione europea e Bilancio del Senato. Lo fa nel giorno in cui la Svimez, con una dettagliata nota di Luca Bianchi e Carmelo Petraglia, conferma i dubbi già espressi sull'argomento: la destinazione del 40% dei fondi del Pnrr al Sud è «tutt'altro che un risultato acquisito», si dice a chiare lettere. Anzi, «è un obiettivo che sarà possibile conseguire solo se saranno rimosse diverse criticità, avvalendosi di tutti gli strumenti di cui si è dotata la governance del Pnrr, incluso il potere sostitutivo da parte dello Stato nei casi di palese inadeguatezza progettuale e realizzativa degli enti decentrati». 

È la prima relazione del Dipartimento della Coesione, voluta dalla stessa Carfagna, a dimostrare che in effetti come già anticipato nei giorni scorsi dal Mattino non tutti i ministeri hanno finora rispettato quella clausola (cresciuta peraltro nel ricalcolo al 40,8%, pari a 86 miliardi sui 211 di Pnrr e Fondo complementare). È a essa che fa riferimento la Svimez sottolineando che «a contribuire a questo risultato sono le quote del ministero per il Sud e la coesione territoriale (79,4%) e delle altre amministrazioni centrali che riportano percentuali significativamente al di sopra della soglia minima. Nell'ordine, Infrastrutture e mobilità sostenibili (48,2%), Interno (47%), Innovazione tecnologica e transizione digitale (45,9%). Viceversa, le due Amministrazioni centrali che riportano quote Sud molto distanti dall'obiettivo sono il ministero dello Sviluppo economico (24,8%) e il ministero del Turismo (28,6%)». Nel complesso, insiste l'associazione presieduta da Adriano Giannola, risulta che, rispetto alla soglia minima del 40% (pari a 84,4 miliardi di euro), la fase di attuazione del Piano può avvalersi di un margine di sicurezza piuttosto limitato: 1,6 miliardi, appena 320 milioni di euro annui dal 2022 al 2026. È questo, da solo, un dato che qualifica la quota Sud come un obiettivo che non sarà facile conseguire, a meno di non introdurre azioni correttive e di accompagnamento in corsa, peraltro indicate dalla stessa Relazione. 

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Il ministro non nega implicitamente la fondatezza di queste criticità. Ma con la consueta chiarezza osserva che «se non avessimo, dal primo giorno di vita dell'attuale governo, lavorato per esplicitare la quota Sud e i meccanismi per rispettarla, nessuno avrebbe saputo con esattezza quantificare e monitorare l'assorbimento delle risorse del Pnrr al Sud. Se oggi, anche grazie alla massima trasparenza che stiamo assicurando, il Parlamento e l'opinione pubblica sono in grado di evidenziare problemi e rischi, e proporre soluzioni, questo è dovuto a questa nostra scelta di totale trasparenza». Un metodo condiviso, in altre parole, e sicuramente necessario visto che il controllo preventivo (che coinvolge anche il ministero delle Finanze, il Dipartimento per la coesione e tutte le amministrazioni titolari degli interventi) appare in sé nettamente preferibile alla verifica ex post. Ma i dubbi emersi nella Relazione e rilanciati dalla Svimez restano. Carfagna osserva che «la stima delle risorse destinate al Mezzogiorno (gli 86 miliardi, ndr) dev'essere considerata con cautela. Essa è riferita, per circa un terzo, a interventi per i quali le procedure attuative non sono ancora attivate o sono attivate senza una previsione esplicita di destinazione territoriale e sulle quali fanno quindi fede le dichiarazioni di intento delle amministrazioni titolari degli interventi. Allo stesso modo dice il ministro - occorre adeguata cautela per le quantificazioni connesse agli interventi già attivati attraverso procedure competitive, per le quali il tasso di assorbimento da parte del Mezzogiorno andrà costantemente monitorato e sostenuto con attività di informazione, sensibilizzazione e assistenza». Insomma, occhi aperti e carte alla mano per evitare il flop e, soprattutto, difendere un meccanismo di controllo studiato per andare oltre la fine della legislatura, monitorando l'attuazione del Pnrr fino alla sua scadenza nel 2026. Il ministero del Sud non può che dare il buon esempio (e sembra quasi banale sottolinearlo) dimostrando di avere portato a termine tutte le missioni e le misure previste in questa fase alle quali se ne aggiungeranno altre specifiche per far funzionare le Zes. 

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