Muro di Salvini sul taglia-tasse, ma dà l'ok a trattare con la Ue

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di Marco Conti

Mentre Bruxelles stringe i tempi e vuole risposte certe in tempi rapidi, il vertice mattutino a palazzo Chigi partorisce un «sì», sette tavoli e una lettera. Il via libera alla trattativa con Bruxelles per bloccare «ad ogni costo» la procedura d'infrazione è il risultato più rilevante e permette al ministro dell'Economia Giovanni Tria di partire per il Lussemburgo, dove si terrà oggi l'Ecofin, senza dover temere il fuoco amico che lo mitragliò più volte lo scorso anno.

Fumata nera al vertice di governo, tensione su flat tax. Salvini convoca i ministri leghisti

L'AMICO
I sette tavoli servono a Conte per proteggere il responsabile del Mef e rassicurare la Commissione che in Italia non c'è ancora nulla di deciso e che non è vero che la manovra di Bilancio autunnale contiene già ulteriori impegni. Flat tax compresa. La lettera del premier alle istituzioni comunitarie va invece incontro a coloro che, per contestare le regole di Bruxelles, vorrebbero disapplicarle sin da subito con il rischio di esporre il Paese alla speculazione. Oltre che all'ira della Commissione. Poco più di un'ora di confronto tra Conte, i suoi due vice Di Maio e Salvini e il ministro dell'Economia lasciano invece sullo sfondo la questione della «corposa riduzione fiscale» chiesta di nuovo solo il giorno prima da Matteo Salvini.
Per un governo che solo pochi giorni fa si dava per morto, la politica dei piccoli passi è l'unica possibile e Conte mostra di saperci fare riuscendo persino a spacciare ai due vice l'idea che tutto possa andare meglio con la nuova Commissione Ue, e che serva ora trattare cercando di prendere tempo con Bruxelles in modo da incassare il più possibile dalla pace fiscale. Ma che il problema dell'Italia e della procedura d'infrazione non derivi da Juncker o Moscovici ne è talmente convinto lo stesso Conte da aver inviato la missiva anche alla Commissione in scadenza. La stessa che Salvini considera delegittimata dal voto di fine maggio. E' la situazione preoccupante dei conti pubblici a far chinare - seppur molto a malincuore - la testa ai due vice. Il leader grillino durante il vertice è restato defilato con la testa forse rivolta alla decine di vertenze che pesano sul suo ministero. Quando Conte propone l'istituzione dei sette tavoli per andare a caccia di idee, ma soprattutto di soldi, tocca a Salvini ricordare la flat tax e a Tria spiegare che prima occorre trovare le risorse agendo su una vera riforma fiscale. Di Maio, che pur in campagna elettorale aveva sfidato l'alleato a trovare le coperture sulla flat tax, ieri ha lasciato ad altri il compito, riservandosi forse qualche più puntuta osservazione a dopo la chiusura della finestra elettorale di settembre. E che la questione ruoti ancora su una possibile implosione dell'esecutivo si comprende dalle sempre più fitte riunioni che Salvini ha con i suoi ministri. Ieri sera l'ennesima a casa del ministro dell'Interno.

Era facile prevedere che la richiesta di una procedura d'infrazione potesse bagnare le suggestioni per un voto anticipato a settembre. L'altolà di banchieri e manager, emerso ieri mattina nel corso dell'iniziativa del Messaggero, era da tempo giunto alle orecchie del leader leghista. Disinnescare il macigno è fondamentale per imprese e partite iva e ciò rafforza la linea del duo Conte-Tria. Tutto ciò allontana una possibile crisi di governo a breve, ma non la scongiura. E ciò è emerso con evidenza al termine del summit mattutino conclusosi senza particolari decisioni sul dopo, ma con la netta volontà di sostenere Tria senza commettere stavolta gli errori dello scorso autunno. Balcone compreso.

Una sorta di pace armata destinata a concludersi a fine luglio quando, evitata la procedura e chiusa la finestra elettorale, Salvini tornerà a chiedere con più forza la riduzione delle imposte e Di Maio negherà il sì di M5S ai condoni leghisti e l'assenso ai tagli che il Mef proporrà per finanziare la flat tax. Le inchieste giudiziarie che continuano ad assediare la Lega non aumentano le certezze di Salvini, anche se aumenta l'insofferenza dei suoi che considerano alcune decisioni dei pm come un sostegno alle difficoltà elettorale del M5S. Un quadro più completo Salvini potrebbe averlo lunedì dopo gli incontri a Washington con il vice presidente USA Michael Richard Pence e il sottosegretario Pompeo. La flat tax rappresenta comunque l'argomento che Salvini potrebbe usare per tirarsi fuori e spingere il Paese alle urne attaccando Bruxelles. Tante più saranno nelle prossime settimane le aliquote che la Lega chiederà di ridurre o cancellare, tanto più sarà chiara la scelta di rompere del Carroccio.
 
Giovedì 13 Giugno 2019, 07:25 - Ultimo aggiornamento: 13-06-2019 09:55
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