Scorie nucleari, si decide tra un anno. Cingolani: «Se stop a gas russo salti mortali»

Mercoledì 6 Aprile 2022
Deposito nazionale scorie nucleari: si decide il prossimo anno, Cingolani: «Entrerà in funzione nel 2029»

Dicembre 2023, questa è la scadenza temporale per decidere il territorio dove collocare il deposito nazionale per le scorie nucleari. «Secondo il cronoprogramma attuale è stata valutata come percorribile l'ipotesi di entrata in esercizio del deposito nazione del rifiuti radioattivi nel 2029 con individuazione del sito nel mese di dicembre 2023». Lo afferma il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, in un'audizione alla Commissione Esteri di Montecitorio. Il ministro ha fatto anche il punto sulla delicata questione energetica sconvolta dalla guerra in Ucraina. Ha detto che se si chiudessero oggi i rubinetti del gas russo l'Italia avrebbe quattro soli mesi di autonomia in cui si dovrebbero fare i salti mortali per assicurarsi gli stoccaggi previsti per l'inverno.

Dove sarà il deposito nazionale per le scorie nucleari?

Ad oggi, sottolinea il ministro, «non sono state prese in considerazione le autocandidature perché l'iter previsto dalla normativa non lo prevede. Nello specifico, tale aspetto è rimandato ad una fase successiva; infatti, entro trenta giorni dall'approvazione della Carta (Cnai), la Sogin SpA inviterà le Regioni e gli Enti Locali delle aree idonee alla localizzazione del Parco Tecnologico a comunicare, entro i sessanta giorni successivi, il loro interesse ad ospitare il Parco stesso avviando, nel contempo, le trattative bilaterali finalizzate al suo insediamento». «In caso di assenza di manifestazioni d'interesse, la Sogin SpA promuoverà trattative bilaterali con tutte le Regioni nel cui territorio ricadono le aree idonee» conclude Cingolani.

Energia nucleare

Guardando al 2050-2060 «penso che oggi dovremmo investire molto sulla fusione. C'è una certa ironia sul tema ma non abbiamo mai seriamente investito e oggettivamente la fusione è il produttore di energia naturale migliore che esista», ha detto Cingolani. Secondo il ministro, dunque, sulla fusione bisogna provare ad investire seriamente «come abbiamo fatto con il vaccino covid o digitalizzazione».

Gas russo

Per il gas dalla Russia «se ci fosse un'interruzione domani avremmo quattro mesi estivi ragionevolmente tranquilli e dovremmo fare un pò di salti mortali per gli stoccaggi per preparaci all'inverno 2022-2023», ha detto Cingolani. «Se non ci sarà questa interruzione domani, ogni giorno guadagnato ci permette di andare avanti con gli stoccaggi e noi dovremmo essere in grado di saltare questo periodo difficile senza entrare nemmeno in allerta e quindi avere in tempi ragionevolmente rapidi l'indipendenza energetica dalla Russia», aggiunge il ministro facendo riferimento a «un tempo che va tra 24 e 36 mesi da oggi».

Il ministro, senza diffondere i dettagli dei contratti in via di definizione, dice che «ci sono sette Stati con cui stiamo trattando, con coperture che in tempi abbastanza rapidi soddisferanno il fabbisogno» e di «star istallando due nuovi rigassificatori» galleggianti da 5 miliardi di metri cubi ciascuno.

«Io credo che, se la nostra strategia, iniziata al primo istante della crisi, andrà in porto, noi già per la fine dell'anno avremo una considerevole quota di gas che fluirà e riusciremo a fare 12 miliardi di metri cubi di stoccaggi e, ragionevolmente in un tempo che va tra 24 e 36 mesi da oggi, potremo essere indipendenti. Attenzione perché non basta, questo è a gas costante», sottolinea il ministro. Cingolani spiega quindi di stare «contestualmente accelerando sulle rinnovabili in maniera molto decisa», di aver «appena fatto il bando sulla circolarità» e di lavorare su «tutta la parte di biogas - synthetic fuel».

 

Ultimo aggiornamento: 21:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA