Se Di Maio-Salvini è coppia scoppiata

di Bruno Vespa

Quanto può durare il matrimonio tra due coniugi che si accusano pubblicamente di tradimento? Giorgetti ha telefonato a Berlusconi dicendo che sta saltando tutto, sostengono i 5 Stelle. Non è vero, risponde la Lega. Sono loro piuttosto che flirtano con il Pd. Ancora: Salvini vuol far saltare il governo. Ma quando mai?, rispondono i leghisti. I grillini accusano gli alleati di attaccare la Raggi per distrarre l’attenzione da Siri. I leghisti rispondono bocciando i nuovi fondi per Roma e ricordano che Toninelli ha tolto le deleghe a Siri, il suo sottosegretario accusato di corruzione, senza avvertire l’alleato vice presidente del Consiglio che ha appreso la notizia dalle agenzie di stampa. E’ questo, finora, il punto più alto di scontro tra i due partiti, mai avvenuto nella storia repubblicana. Craxi e De Mita non si amavano e non si prendevano: avevano caratteri e visioni diverse. Ma nel 1987 la crisi di governo che portò alla fine del quadriennio socialista a palazzo Chigi fu annunciata con un “approfondito chiarimento tra le forze politiche”. C’era tra i due una formidabile lotta per il potere: ma si giocava su sfumature elevate, anche se comunisti e missini presentavano mozioni di sfiducia.

Se Craxi voleva provocare Spadolini gli mandava i discorsi filosocialisti di Mazzini. Se De Mita voleva offendere liberali e socialdemocratici gli diceva sorridendo che ormai erano la stessa cosa. Tanto valeva che Craxi, che regalava a ogni leader monete delle antiche repubbliche italiane, ne risparmiasse una… 
Oggi Salvini e Di Maio, il Castore e il Polluce inseparabili del governo, non si parlano nemmeno più. Ognuno invade il campo dell’altro, ogni vice presidente del Consiglio si comporta da presidente del Consiglio. Ognuno cerca di acquisire titoli per un futuro che a questo punto non è facile immaginare comune.

Di Maio non vuole sentirsi schiacciato dalla Lega, la Lega non vuole compromettere il vantaggio di credibilità acquisito sul territorio e premiato nell’ultimo anno dalle vittorie consecutive in sei elezioni regionali. Sta espandendosi al centrosud dove i 5 Stelle erano più forti, ma non vuole perdere i consensi del Nord dove il mondo industriale rumoreggia per una politica economica che non ama.

Di Maio ha recuperato terreno tra i suoi, Salvini è circondato da uomini di governo che – ormai senza eccezione – gli chiedono quando staccherà la spina. Il leader risponde che non vuole essere lui a farlo e che l’opinione pubblica non sopporta le liti tra alleati di governo. Ma in privato non se la sente di ripetere quello che dice in pubblico: governeremo per quattro anni (ieri gli è scappato un lapsus: il governo durerà quattro mesi. Ma era un lapsus?). Tutti sanno che dopo il 26 maggio qualcosa accadrà. Anche se volesse per ipotesi allearsi con i 5 Stelle, Zingaretti non potrebbe farlo perché i gruppi parlamentari non lo seguirebbero. E allora, prima o poi, si tornerà alle elezioni generali. A meno che le reazioni alla decisione leghista di bloccare i finanziamenti per il comune di Roma e all’assunzione nell’ufficio del sottosegretario Giorgetti a palazzo Chigi del figlio di Paolo Arata, indagato con Siri, non facciamo saltare il banco addirittura prima.
Sabato 20 Aprile 2019, 09:48
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3 di 3 commenti presenti
2019-04-20 16:54:00
Questi sono due prestati alla politica che di comportamento politico non sanno nulla: la politica è l'arte di far colloquiare due persone che altrimenti si scannerebbero nel vero senso della parola. Concordo con aldovita, questi stanno al potere solamente per gli errori degli altri partiti e per la creduloneria di tanti italiani esasperati da politiche inconcludenti e da una situazione finanziaria sull'orlo del fallimento. Entrambi vorrebbero attuare le promesse elettorali farlocche al più presto per ottenere ancora più voti, farlocche perchè i risultati del reddito di cittadinanza e quota 100 li vedremo a breve con una manovrina settembrina. Certe promesse potrebbero essere fatte solo se le finanze sono a posto con un rapporto sotto i 100 e non al 135% e la flat tax non uscirà fuori a meno che Salvini non faccia un colpo di stato cacciando Tria e Mattarella. Penso anche con terrore che Mattarella un giorno o l'altro si inc@@@i sul serio e li cacci entrambi con tutto il codazzo e rispolveri un personaggio alla Mario Monti che risolva alcuni problemi di bilancio e riprenda i contatti internazionali da tempo bloccati che ci potrebbero salvare da una invasione di libici.
2019-04-20 15:28:50
L'economia va male, tutta l'Europa frena, figuriamoci l'Italia, le tasse sono alte e non ci sono soldi per abbassarle, altro che flat tax, il pil non cresce, il debito pubblico non cala, a fine anno c'è una grossa manovra finanziaria da fare, Salvini ha fretta di andare a Palazzo Chigi? Fossi nei 5S e nel PD, pregherei perchè ci vada, è così che si è bruciato Renzi, lo mandarono a Palazzo Chigi, poi hanno aspettato e oggi se lo sono tolti dalle scatole. Nel frattempo 5S e PD possono starsene all'opposizione, ad organizzarsi i loro partiti, e ad aspettare che il ciclo di Salvini finisca, oggi i cicli politici sono brevissimi, tra qualche anno 5S e PD potranno tornare al governo in tempi migliori, magari quando l'economia andrà meglio e ci saranno più soldi per fare le cose.
2019-04-20 15:16:33
Voglio sperare che non abbia voluto paragonare De Mita e Craxi a Di maio e salvini; o magari giorgetti e toninelli a Spadolini. Sia per cultura che statura politica.

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