Sud ignorato, scoppia il caso: tra M5S e Lega è braccio di ferro. Il miraggio del reddito minimo

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di Andrea Bassi

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L’esercizio era abbastanza semplice e in tanti lo hanno fatto. È bastato prendere il contratto «per il governo del cambiamento» di Lega e Movimento Cinque Stelle, avviare il programma di ricerca per parole, scrivere Sud e attendere il risultato: due sole citazioni. La prima, generica, riguardava l’Europa nel suo complesso e la necessità di prestare maggiore attenzione ai Paesi del Sud. La seconda riguardava invece l’Ilva. Il Mezzogiorno, insomma, nell’ultimissima bozza del contratto di governo era citato una ed una sola volta, a proposito della riconversione (nei fatti chiusura) dello stabilimento siderurgico di Taranto. Tanto è bastato per accendere la miccia delle polemiche politiche, partite soprattutto in considerazione che il Movimento Cinque Stelle nel Mezzogiorno ha il suo principale serbatoio di voti. Il ministro per la coesione territoriale, Claudio De Vincenti, ha accusato i due partiti di ignorare il Sud. Tutto il centrodestra ha sparato a palle incatenate. Da Giorgia Meloni fino a Mara Carfagna, le parole sono state «tradimento». Un fuoco di fila che ha costretto fonti del Movimento ad annunciare in fretta e furia che un capitolo sarebbe stato aggiunto nella versione finale del contratto di programma. Ma così non è stato, perché la Lega, si è rifiutata, chiedendo «discontinuità con il passato» e dicendosi contro «scelte propagandistiche». Un ennesimo braccio di ferro tra i due futuri “soci” di governo.
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Venerdì 18 Maggio 2018, 08:39
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