In vendita i beni confiscati alle mafie, Cantone: «Bene, ma si proceda con rigore»

di Leandro Del Gaudio

Definisce il tema della gestione dei beni confiscati alle mafie come «un argomento cruciale per la credibilità dello Stato». E apre al progetto di mettere in vendita (ma con procedure blindate dallo Stato) quelle ricchezze strappate in via definitiva a boss e gregari. Non si tira indietro Raffaele Cantone, presidente Anac, per anni impegnato da pm antimafia in quei complessi (e spesso tortuosi) procedimenti finalizzati a confiscare piccoli e grandi imperi mafiosi. In vista della ufficializzazione del pacchetto sicurezza di marca salviniana (da domani allo studio del Consiglio dei ministri), il presidente dell'Autorità anticorruzione ragiona con il Mattino su una questione decisiva per il futuro della lotta alle mafia.

Presidente Cantone, secondo quanto sta trapelando, il nuovo decreto sulla sicurezza punta a garantire una svolta nella gestione dei beni confiscati: potranno essere venduti secondo logiche di mercato. Una possibile svolta, come la interpreta?
«È una soluzione che in linea di massima mi trova favorevole. Vede, in questi anni, tanti beni strappati alle cosche a prezzo di sacrifici enormi - sia delle forze di pg, sia ella magistratura - sono andati deperiti. Sono rimasti inutilizzati, finendo col diventare una sorta di boomerang anche sotto il profilo psicologico o culturale».
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Domenica 23 Settembre 2018, 08:00
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