Mal di testa, gli effetti del lockdown nello studio clinico dell'Università Vanvitelli

Venerdì 22 Maggio 2020 di Melina Chiapparino
La quarantena è stata un antidoto per l’emicrania ma non solo. Questo è uno dei dati emersi dallo studio dei ricercatori napoletani in forza all’Azienda Ospedaliera Universitaria “Luigi Vanvitelli” di Napoli che hanno scoperto risvolti sorprendenti degli effetti causati dall’isolamento ai tempi del Covid. Il team di esperti dell’area di Clinica Neurologica I, ha intrapreso un monitoraggio dei pazienti affetti da emicrania episodica e cronica eseguito attraverso la riorganizzazione digitale dell’assistenza, quindi tramite video-consluti rivolti a 300 pazienti, tutti in isolamento forzato durante la fase della pandemia che ha reso necessario il lockdown.

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Lo staff di Gioacchino Tedeschi, direttore della I Clinica Neurologica Vanvitelliana e presidente della Società Italiana di Neurologia, ha valutato diversi fattori ambientali del lockdown, dalla necessità di trascorrere molte ore in casa, alle lunghe ore davanti ai computer compresa la limitata possibilità di muoversi. Dai dati dello studio è emerso che gli emicranici con pochi episodi di mal di testa al mese, hanno avuto un miglioramento della frequenza e dell'intensità degli attacchi. Al contrario gli emicranici con un elevato numero di mal di testa, quindi soggetti con una media di 15 episodi al mese, hanno registrato un aggravamento, per intensità e per numero. «Durante l'emergenza Covid -19, il Centro Cefalee ha continuato, con i video-consulti, ad assistere i pazienti con la stessa attenzione e dedizione» spiegano dallo staff universitario assicurando che il monitoraggio proseguirà anche nella fse 2.

In pratica, il lockdown ha prodotto un duplice e contrapposto effetto. È stato un vero e proprio antidoto per i pazienti con emicrania non cronica mentre ha avuto l’effetto contrario per i casi cronici di mal di testa. «Il cervello di chi soffre di emicrania sporadica è molto vulnerabile a diversi fattori scatenanti gli attacchi, come lo stress derivante dalle attività frenetiche della vita quotidiana che, evidentemente, nel periodo di quarantena hanno subito un drastico ridimensionamento» ha spiegato Gioacchino Tedeschi. «In pratica, nei pazienti sofferenti ma non cronici, la tranquillità forzata della quarantena ha prodotto un benessere che superava l'effetto "stressante" dell'essere in isolamento - continua Tedeschi- al contrario, il cervello dei pazienti affetti da emicrania molto frequente è caratterizzato da una sorta di cortocircuito con produzione di attacchi meno dipendenti dai fattori scatenanti della vita di tutti i giorni, quindi è prevalso l'effetto "stressante" legato al distanziamento sociale forzato, all’ansia e ai timori tipici dei periodi di quarantena». 
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