Vatileaks, Papa Francesco: continuerò pulizia iniziata da Ratzinger

Martedì 1 Dicembre 2015 di Franca Giansoldati
dal nostro inviato
DA BORDO DELL'AEREO PAPALE
«Ora o mai più». Francesco lancia un appello alla Conferenza sul clima. «Serve un cambio di passo. Siamo sull'orlo del baratro ambientale. Al limite del suicidio. Prego perché si trovi un accordo». Per tutta la mattina Bergoglio ha sfidato incurante ogni pericolo, pregato in moschea, celebrato la messa nello scalcagnato stadio di Bangui, un catino dove la temperatura ha toccato i 39 gradi. Sull'aereo, durante la conferenza stampa in volo, sono affiorati i guai che lo assillano, tanti guai, dalla nomina “sbagliata” della lobbista Chaouqui e di monsignor Balda, alla corruzione in Vaticano. A preoccuparlo però è soprattutto la cecità dell'Occidente che prosegue la sua folle corsa verso il collasso ambientale, incurante delle risorse limitate del pianeta.

Cosa pensa della conferenza di Parigi?

«O si fa adesso un accordo o mai più. Finora si è fatto poco. Purtroppo ogni anno i problemi si aggravano. In Groenlandia i ghiacci si stanno sciogliendo. Siamo al limite di un suicidio. Io però sono sicuro che coloro che sono a Parigi per negoziare desiderano davvero fare qualcosa. E ho fiducia nella loro buona volontà; mi auguro che così sia e prego per questo».

Lei collega le ingiustizie sociali alla grande questione ambientale...

«Ne ho parlato almeno tre volte fortemente. In Vaticano con i movimenti popolari, in Bolivia, e poi nella Laudato Sii. Se è vero che le statistiche riportano che l'80 per cento della ricchezza del mondo è nelle mani del 17 per cento della popolazione, significa che c'è un sistema economico che adora il dio denaro. Se le cose continuano così, ci sarà da riflettere. Nelle baraccopoli ho provato grande dolore. All'ospedale pediatrico di Bangui, non hanno gli strumenti. C'erano tanti bambini malnutriti. La dottoressa mi ha detto che la maggioranza morirà».

La ha così colpita la miseria in Africa?

«L'Africa è sempre stata sfruttata. In passato arrivavano in America gli schiavi. Oggi ci sono potenze che cercano di mettere le mani sulle grandi ricchezze e non pensano ad aiutare a crescere il Paese, pensano solo allo sfruttamento».

Dove andrà prossimamente?

«In Messico. Le date non sono precise. Andrò in Chiapas, a Morelia e quasi sicuramente farò una giornata a Ciudad Juarez. Poi ho promesso ai tre patriarchi di andare in Armenia».

Tornerà in Africa?

«Non saprei. Sono anziano. Questi viaggi sono pesanti. Ma ho avuto momenti che porterò nel cuore. La folla, per esempio, con tutta quella gioia, quella capacità di festeggiare nonostante lo stomaco vuoto. Ogni Paese ha la sua identità. Il Kenia è più moderno, l'Uganda ha la sua identità nei martiri che significa il coraggio di dare la vita per un ideale».

E il Centrafrica?

«Ho avvertito la voglia di pace. Di riconciliazione, di perdono. Fino a quattro anni fa tutti hanno vissuto normalmente, come fratelli; cattolici, musulmani, protestanti. Purtroppo c'è un gruppetto molto violento, ma non si tratta dell'Isis. Ora ci saranno le elezioni».

Quale è l'importanza della stampa libera e laica nello sradicamento della corruzione, ovunque si trovi, anche in Vaticano?

«La stampa libera, laica ma anche confessionale, deve essere professionale. L'importante è che le notizie non vengano manipolate. Per me la stampa è importante, perché denuncia le ingiustizie e le corruzioni. Poi spetta al responsabile fare qualcosa, emettere un giudizio, in tribunale. Ma la stampa deve dire tutto, senza cadere nei tre peccati più comuni. La disinformazione, la calunnia e la diffamazione».

Oggi dilaga il fondamentalismo religioso. Di fronte a questo pericolo i leader religiosi dovrebbero intervenire di più in campo politico?

«No, i pastori facciano i pastori. Si fa, invece, una politica indiretta predicando i valori veri, e uno dei valori più grandi è la fratellanza: siamo tutti figli di Dio. In questo senso si deve portare avanti una politica di unità e riconciliazione. A me non piace la parola tolleranza, ma amicizia. Il fondamentalismo resta una malattia in tutte le religioni».

Mentre lei era a Bangui c'è stata una nuova udienza nel processo contro Balda e Chaouqui. Come è stato possibile che nella riforma avviata siano state nominate due persone così?

«E' stato fatto un errore. Balda è entrato per la carica che aveva come segretario della Prefettura degli affari economici. Come sia entrata lei non sono sicuro ma, credo di non sbagliare, sul fatto che sia stato lui a presentarla come una donna che conosceva il mondo e i rapporti commerciali. Hanno lavorato e quando è finito il lavoro i membri di quella commissione Cosea sono rimasti. La signora Sciaichi (dice proprio così ndr) mi dicono si sia arrabbiata perché non è rimasta in Vaticano. I giudici ci diranno la verità sulle intenzioni. Per me non è stata una sorpresa e non mi ha tolto il sonno, perché il lavoro cominciato con la commissione dei cardinali contro la corruzione va avanti. E qui voglio dire una cosa sulla parola corruzione. Tredici giorni prima della morte di San Giovani Paolo II il cardinale Ratzinger, durante la Via Crucis, denunciò la sporcizia nella Chiesa. Anche nella messa pro eligendo Pontifice, Ratzinger disse la stessa cosa, e noi lo abbiamo eletto per questa libertà nel dire le cose. A quel tempo c'era nell'aria la corruzione. A proposito di questo processo la formulazione delle accuse non le ho lette. Avrei voluto che questo processo finisse prima dell'8 dicembre, ma credo che non si possa fare. Io vorrei che tutti gli avvocati difensori potessero avere il tempo per difendere. Vorrei che ci sia la totale libertà di difesa. Ma la corruzione viene da lontano».

Ma come intende procedere sul fronte della corruzione?

«Io ringrazio Dio che non ci sia più Lucrezia Borgia. Bisogna continuare con i cardinali e con la commissione a pulire».

Al momento, in Africa, la più grande causa di morte è costituita dall'Aids. Non tempo di cambiare la posizione della Chiesa sull'uso del condom per prevenire le infezioni?

«Mi sembra una domanda parziale. E' uno dei metodi. Il problema è molto più grande e questa domanda mi fa pensare a quando domandarono a Gesù: dimmi Maestro è lecito guarire di sabato? Certo, è obbligatorio guarire, non solo di sabato. La malnutrizione, lo sfruttamento delle persone, la schiavitù, la mancanza di acqua potabile, questi sono i problemi. Non possiamo usare un cerotto quando ci sono le grandi ingiustizie da fronteggiare. Non mi piace scendere a riflessioni sulle casistiche quando la gente muore per mancanza di acqua e cibo. Senza pensare al traffico delle armi. Ecco: quando non ci saranno più questi problemi, allora ci si potrà domandare se sia lecito guarire di sabato».

Quale è la posizione del Vaticano sulla crisi Turchia e Russia?

«Le guerre vengono fatte per ambizione, sono una industria. Se il bilancio non va bene in uno Stato, si ricorre ad una guerra. E' un affare. Da chi ricevono le armi i terroristi? C'è tutta una rete di interessi dietro. Noi da anni stiamo in una terza guerra mondiale fatta a pezzi, ma ogni volta questi pezzi diventano più grandi. Il Vaticano non so cosa pensi. Io penso che le guerre siano un peccato contro l'umanità. Sono la causa degli sfruttamenti. Alle Nazioni Unite ho chiesto che facciano non un lavoro di facciata ma per la pace. Le guerre non sono di Dio. Lo dico con molto dolore». Ultimo aggiornamento: 09:13