Covid Roma, pensione anticipata per 500 medici di base: «Sono in fuga dal virus»

Domenica 15 Novembre 2020

Pochi, anziani e a rischio Covid. Sono i medici di famiglia di Roma e del Lazio. Un terzo ha superato i 68 anni e da gennaio potrebbe scattare la grande fuga, via dagli studi medici per agguantare l’agognata pensione, ora ambita più che mai, visti i ritmi di lavoro estenuanti e, soprattutto, lo spettro del Coronavirus che non sta risparmiando neanche loro, anzi. Tra i sanitari ieri il Covid ha mietuto un’altra vittima: Luciano Quaglieri, “Lucianone”, 48 anni, infermiere del pronto soccorso del San Filippo Neri. Due giorni fa era morto un autista dell’Umberto I. I nuovi casi positivi nel Lazio, intanto, hanno praticamente raggiunto quota tremila: 2.997.

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«Nella migliore delle ipotesi - dice Maria Teresa Corongiu, vicepresidente della Fimmg Lazio, la Federazione italiana dei medici di medicina generale - a partire da gennaio se ne andranno in pensione almeno 500/600 medici di famiglia. Tenuto conto che fino a qualche anno fa eravamo 4.800 e che ora siamo già scesi a 4.300 non adeguatamente rimpolpati, la problematica rappresenterà una emergenza nell’emergenza. Avremo il picco dell’esodo entro il 2022, numeri mai registrati prima». Va considerato, poi, che «la metà dei medici ha già i 27 anni di lavoro necessari per arrivare alla pensione», aggiunge Corongiu. Quindi i numeri potrebbero essere anche più alti. Non solo. I dottori più agé sono anche i cosiddetti “massimalisti”, ovvero quelli che hanno più assistiti, circa millecinquecento ciascuno, pazienti che a breve rischieranno di rimanere “orfani”. 


LE RICHIESTE
«Già negli ultimi due mesi - afferma la dottoressa - abbiamo registrato un aumento notevole delle domande di pensionamento. Alcuni colleghi, infatti, sono stati messi a dura prova dalla mole enorme di lavoro, basti pensare ai vaccini che stiamo somministrando in maniera molto più massiccia rispetto agli scorsi anni. Soprattutto anche noi medici non siamo esenti da Covid, con l’avanzare dell’età, aumentano i cardiopatici e gli ipertesi, più fragili fisicamente anche rispetto al virus. Così in molti stanno decidendo di fare largo ai giovani». Sì, ma largo a chi? 
Il bando della Regione Lazio per cento borse di studio per futuri medici di famiglia, causa Covid, è slittato proprio a questo gennaio. Ma sarà solamente per cento posti, mentre l’anno precedente erano stati 187, comunque pochi rispetto agli uscenti. Formare un medico di famiglia non è questione dall’oggi al domani. Vinto il bando, ci sono tre anni di formazione, poi si approda a una graduatoria che, però, non è specchio della realtà: «Nel frattempo, prima della chiamata, in molti accettano altri incarichi o, in era pre-Covid, andavano all’estero, oppure in altre regioni», spiega ancora Corongiu. 


I SOSTITUTI
La scorsa settimana si sono registrati medici positivi alla Asl Roma 2 e alla Asl Roma 5, alcuni ricoverati. «Ed è difficile trovare pure i sostituti in questo momento - incalza Pier Luigi Bartoletti, presidente della Fimmg Laizo - per cui bisogna chiedere una cortesia a un collega oberandolo di altri pazienti». Vaccini, richieste di ricette, telefonate continue, tamponi da prescrivere o da effettuare in studio, oltre alla sorveglianza domiciliare: se il numero dei medici di base scenderà a 3700 unità, dopo la rete ospedaliera, rischierà di collassare anche l’assistenza territoriale su cui punta la strategia anti-Covid. La dottoressa Corongiu “confessa”: «Proprio oggi (ieri, ndr) ricade il mio 69esimo compleanno - sorride - Anche io, dunque, a breve dovrò uscirò dal sistema a meno che non mi consentano di rimanere...». Ossia? «In un momento di emergenza - dice - si potrebbe decidere di trattenere o richiamare i pensionati. Non c’è solo chi, legittimamente, decide di lasciare lo studio, ma anche chi si sente di avere forza ed energia per continuare, alimentato dall’amore per questo lavoro». 

 

Ultimo aggiornamento: 11:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA