Lazio, contagi triplicati: le cliniche private aprono ai ricoveri

Dopo l’impennata negli ultimi 5 giorni la Regione mobilita le strutture esterne

Domenica 2 Gennaio 2022 di Francesco Pacifico
Lazio, contagi triplicati: le cliniche private aprono ai ricoveri

Il Natale - con gli assembramenti, le feste affollate e l’uso disinvolto della mascherine - presenta il conto. Negli ultimi cinque giorni i nuovi contagiati da Covid si sono triplicati nel Lazio: erano 4.288 martedì scorso, sono saliti a 12.345 ieri. Soltanto a Roma, nello stesso lasso di tempo, siamo passati da 2.114 a 6.752 persone infette. Una situazione che sta arrecando non pochi problemi alla rete ospedaliera, dove serviranno a breve nuovi posti letto. Che però la Regione sarà costretta a recuperare in questa prima fase soprattutto nella sanità privata. Gli effetti del nuovo record di contagi già si vedono sul fronte dei pronto soccorso. 

 

 

«Il picco registrato ieri e le emergenze tipiche di ogni Capodanno - spiega Giulio Maria Ricciuto, primario del Dea del Grassi e presidente della Simeu Lazio - hanno reso più complesso l’accesso ai pronto soccorso: aumentano sia l’attesa per essere visitati sia i tempi per i ricoveri e i trasferimenti nei reparti. E già da domani ci troveremo in una condizione peggiore. Per questo bisogna aprire al più presto i nuovi letti promessi». Nei giorni scorsi la Regione ha deciso, per la gestione della rete ospedaliera, il passaggio nel cosiddetto scenario “4”. I tecnici della direzione sanità hanno disposto due piani, in base alla velocità e alle quantità di contagi legati alla Omicron: nella prima ipotesi, il piano A, si prevedono altri 241 posti di ricovero in area bianca e 51 di terapia intensiva, per arrivare a un totale rispettivamente di 1.542 unità nei reparti ordinari e di 242 in rianimazione.

Se la nuova variante diventerà quella preminente già nei prossimi giorni - attualmente un terzo dei casi è con Omicron - 437 saranno i nuovi letti ordinari e 90 quelli di rianimazione, giungendo così rispettivamente a 1.736 e 281 posti. In teoria la riconversione nelle strutture pubbliche è già partita da quasi una settimana, ma attualmente tutti i nosocomi del Lazio faticano ad allestire le nuove postazioni, non fosse altro perché trovare spazi ai malati Covid vuol dire toglierli a quelli non Covid e all’assistenza per patologie importanti come quelle cardiache e ortopediche. Tradotto, vuol dire rinviare visite e chirurgie di elezione, aumentando le liste d’attesa.

 

 

LE IPOTESI

All’interno della cabina di regia regionale si discute anche di tornare ad aprire nuovi Covid-hospital come in passato. Anche se, al momento, la direzione sembra un’altra: cioè trattare con il privato convenzionato per recuperare nelle sue strutture (almeno duecento) i posti letto che si faticano a destinare negli ospedali pubblici soltanto ai malati positivi. Nel 2020, quando non erano iniziate ancora le vaccinazioni, le aziende accreditate misero a disposizione oltre 1.400 postazioni. Anche per il 2022 il bacino potenziale è questo. La Regione però spera negli effetti della campagna vaccinale ed è convinta di non superare le 700 unità. Nelle prossime ore da via Cristoforo partiranno le prime richieste alle cliniche, che di solito necessitano di una decina di giorni per organizzarsi. Sempre nella stessa ottica - alleggerire i grandi nosocomi - si vogliono tagliare tempi e pratiche burocratiche per ricoverare gli anziani nelle Rsa.

Questa la strategia, mentre i numeri dei contagi crescono e, fa sapere l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato «i nuovi casi sono soltanto destinati ad aumentare. Per questo dobbiamo correre con le vaccinazioni». Soprattutto dopo i festeggiamenti - al chiuso o all’aperto - di Capodanno. Come detto, nell’ultimo bollettino del Lazio si parla di 12.345 nuovi casi positivi (+3.868 rispetto a 24 ore prima), scoperti a fronte di 113.438 tamponi tra antigenici e molecolari. Da segnalare poi nella giornata di ieri 6 decessi (-4), 1.154 i ricoverati (-8), 153 le terapie intensive (-1) e 979 i guariti. Mentre il rapporto tra positivi e tamponi è al 10,8 per cento: ogni dieci persone che fanno il test, una ha contratto il Covid.



 

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