Frau Julie, l'angelo che sussurrava agli scugnizzi di Napoli

di Vittorio Del Tufo

«Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie»
(Alda Merini)

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La memoria, spesso, è dannata. E i luoghi della memoria, consegnati all'oblìo, rischiano di diventare cenere. Nello scalone d'ingresso dell'istituto froebeliano di via Stella, alle spalle di piazza Cavour, un busto di marmo divorato dalla polvere - e imbrattato dalla vernice di troppi scherzi - sta per tornare alla luce. Riemergerà dal passato grazie alle mani pazienti di una giovane studentessa di restauro, nell'ambito di un progetto curato dall'Accademia di Belle Arti e dalla soprintendenza. La donna ritratta nel busto è Julie Salis Schwabe, filantropa, educatrice e fondatrice dell'Istituto Froebeliano «Vittorio Emanuele II». Una personalità straordinaria che resterà indissolubilmente legata ai «giardini d'infanzia» e ai fermenti culturali che agitarono Napoli all'indomani della proclamazione del regno d'Italia.

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I bambini sono angeli, ripeteva spesso frau Julie. Lo sono tutti i bambini, ma forse quelli di Napoli lo sono di più. Ai piccoli angeli - poveri e analfabeti - della Napoli di fine Ottocento Julie Salis Schwabe dedicò l'impresa di una vita: la realizzazione dei giardini d'infanzia (Kindergarten) ispirati al metodo dell'educatore tedesco Friederich Wilhelm August Froebel (1782-1852). Ma chi era frau Julia Salis Schwabe? E perché nello scalone d'ingresso dell'istituto froebeliano di via Stella c'è il suo busto, con tanto di epigrafe?

Per inquadrare la figura di Julie dobbiamo viaggiare nel tempo e tornare al 1860, quando, al seguito di Garibaldi, entrarono a Napoli anche alcune donne straniere emancipate ed intraprendenti che avevano seguito l'Eroe dei Due Mondi nella spedizione dei Mille. Tra queste vi era la giornalista e infermiera inglese Jessie White, che fu attivissima in città con iniziative, inchieste giornalistiche, appelli e raccolti di fondi. E vi era Julie Salis Schwabe, che fu tra coloro che assistettero e curarono Garibaldi dopo la ferita in Aspromonte.

Julie Salis era nata a Brema nel 1819. Rimasta vedova a soli 34 anni (aveva sposato un cugino, Schwabe, commerciante di cotone di Manchester) decise di vendere i beni e le proprietà di famiglia per dedicarsi esclusivamente ad attività di beneficenza. Fu in quel periodo che la sua vita si incrociò con quella di Garibaldi. L'amore per l'eroe del Risorgimento e l'appoggio alla causa della liberazione dell'Italia per Julie furono una sola cosa. La Schwabe si prodigò in tutti i modi per il Generale, animata, come disse lei stessa, da un «puro, disinteressato e amorevole interesse per voi e la causa che rappresentate». Nel 1864, come ricorda Lucy Riall in Garibaldi, l'invenzione di un eroe, Julia si batté a lungo perché lui accettasse di essere ospitato nella sua casa di Manchester: «Ho superato ogni dignità e modestia femminile e vi dico francamente che per tranquillità personale vostra e del vostro gruppo, nonché per i vostri interessi pubblici, a Manchester non potrete essere in mani migliori delle mie».

Nel 1861, in risposta ad un appello di Garibaldi, era stata costituita a Torino l'«Associazione filantropica di donne italiane» sotto la presidenza della figlia del re Vittorio Emanuele II, la principessa Maria Pia. La Schwabe accettò di esserne la delegata per l'Inghilterra e raccolse sottoscrizioni per sviluppare l'istruzione dei bambini dell'Italia meridionale. Grazie alla somma raccolta (50.000 lire) Julie finanziò la ricostruzione di una scuola di Torre del Greco distrutta dal terremoto e aprì nel 1861 una scuola elementare. A dirigerla c'era una signorina inglese, miss Reeve, che in breve tempo si fece amare da tutti. La scuola, per molti anni, andò benissimo. Ma miss Reeve non sopravvisse al colera del 1865 e così sfumò il progetto che tanto a cuore stava alla Schwabe, cioè trasformare la scuola in un istituto per l'apprendimento delle arti e dei mestieri. A quel punto la Schwabe si mise alla ricerca di altri fondi e nuovi collaboratori. Nel 1870 conobbe a Firenze lo storico napoletano Pasquale Villari, allora segretario del ministro della Pubblica Istruzione Cesare Correnti, che la raccomandò al prefetto di Napoli Rodolfo D'Afflitto perché l'aiutasse.

Così frau Julie, tornata a Napoli, ottenne l'antico monastero di Donnaregina Vecchia, insieme ad una sovvenzione di 24.000 lire per adattarlo, che però le fu revocata per la morte del prefetto. La Schwabe, scoraggiata, scrisse al ministro della Pubblica Istruzione, il napoletano Antonio Scialoja, comunicandogli di volere rinunziare al progetto. Tutto finito? Macché. Il ministro le rispose con un telegramma del 10 aprile 1873: «Domani manderò disposizioni immediate et ordini precisi per fare tutto occorrente. Rimarrete e sarete contenta. Abbiate fede e coraggio, vinceremo resistenza dell'ignoranza». Il ministro non solo le inviò 24.000 lire per il restauro di Donnaregina, ma le permise anche di occupare per tre anni il fabbricato dell'ex Collegio Medico, nel monastero di vicolo San Gaudioso a Caponapoli. Che divenne così la prima sede napoletana dei Kindergarten (giardini di infanzia) ispirati al metodo dell'educatore tedesco Friederich Wilhelm August Froebel (1782 - 1852), che si erano diffusi in tutto il mondo. Era il settembre del 1873.

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Ma cos'erano i giardini d'infanzia? Vere e proprie scuole-giardino, ovvero luoghi in cui i bambini potevano esprimere, attraverso il gioco, il proprio mondo interiore. Luoghi in cui l'infanzia, proprio come una pianta, poteva fiorire. E germogliare grazie a maestre-giardiniere opportunamente formate. Anche frau Julie paragonava l'infanzia a una pianta. Dall'esperienza dei giardini d'infanzia - luogo in cui i bambini più piccoli imparavano giocando, cantando e ascoltando storie - sarebbe nata l'attuale scuola dell'infanzia. Per i più piccoli Fröbel ideò i doni, oggetti di legno offerti, in tempi diversi, al bambino, per indurlo alla scoperta della realtà e di se stesso: una palla, una sfera, un cubo, un cilindro. Per ogni dono Fröbel indicava l'uso che se ne poteva fare per stimolare tutte le potenzialità del bambino: osservazione, esercizio tattile, separazione e ricostruzione. A Friedrich Fröbel s'ispireranno importanti figure della pedagogia italiana, come le sorelle Agazzi e Maria Montessori.

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Mezzo mondo si strinse intorno alla Schwabe e al «giardino» di frau Julie. «Fu una gara di solidarietà - scrivono Antonio Emanuele Piedimonte e Gennaro Rispoli nel libro La collina sacra - da far venire i brividi anche un secolo e mezzo dopo». Soldi per i bambini poveri di Napoli arrivarono dall'Esposizione di Londra del 1876, da una lotteria ad hoc organizzata a Berlino l'anno dopo, e da due imprenditori inglesi (i signori Burns e Mc Iver di Liverpool) che offrirono il trasporto gratuito sulle loro navi per tutto ciò che poteva essere utile alle scuole di Napoli.
Julie Schwabe morì il 20 maggio 1896. Aveva seminato tanto e i frutti non tardarono a venire. I corsi dell'istituto napoletano si diffusero in tutt'Italia, e furono regolamentati con decreto del 13 ottobre 1904. L'anno successivo l'istituto froebeliano, costretto a lasciare i locali di Caponapoli, prese in fitto l'edificio dell'antico conservatorio del Rosariello alle Pigne. Nel 1923, con la riforma Gentile, i corsi froebeliani furono sostituiti dalla scuola di metodo per l'insegnamento del grado preparatorio. Il resto è storia, anzi memoria. Un memoria che ci appartiene, e che grazie alle mani pazienti di una giovane restauratrice sarà sottratta all'oblio.
Domenica 30 Dicembre 2018, 15:02 - Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio, 15:45
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