Colloquio con il detenuto, gli trovano
due micro cellulari: indagato penalista

Giovedì 14 Gennaio 2021 di Nicola Sorrentino
Colloquio con il detenuto, gli trovano due micro cellulari: indagato penalista

Telefoni cellulare ad un detenuto di Scafati, tre persone indagate, tra le quali un avvocato. E' questa l'indagine avviata dopo quanto scoperto nel carcere di Saluzzo, in provincia di Torino, dove è detenuto Vincenzo Starita, scafatese ritenuto dalla Dda di Salerno come uomo di spicco di un sistema di spaccio di stupefacenti tra la città di Torre Annunziata e l'Agro nocerino. Ad essere indagati un avvocato salernitano, trovato in possesso di due telefonini, probabilmente destinati - secondo ipotesi investigativa - allo scafatese. Poi ci sono altre due persone, collegate a Starita, finite nel controllo della polizia penitenziaria, che giorni fa ha individuato i tre, provvedendo ad una denuncia a piede libero.

L'episodio incriminato si era registrato venerdì scorso, con il passaggio al detenuto, attualmente in carcere per un'inchiesta sullo spaccio di droga tra Scafati e l'hinterland vesuviano. All'interno della casa circondariale era scattata la perquisizione da parte degli agenti della polizia penitenziaria, a carico del legale e di altre due persone in visite. L'avvocato è stato trovato in possesso di due micro-cellulari, senza motivazioni valide apparentemente, rese ai poliziotti, così da far scattare una denuncia. L'avvocato si trovava nel carcere piemontese per un incontro con Starita, destinatario secondo indagini di quei telefoni, con i quali avrebbe potuto comunicare con l'esterno. Gli accertamenti attualmente in corso riguardano contatti e riferimenti con i principali esponenti della mala di Scafati, probabilmente collegati al detenuto. Sulla vicenda lavorano gli investigatori coordinati dal pm incaricato presso la procura locale. Nei mesi scorsi, Starita era stato raggiunto da una richiesta di pena nell'ambito di un procedimento penale, con la requisitoria pronunciata dal pm dell'Antimafia di Salerno. La condanna registrò, in quel caso, un dimezzamento della pena rispetto a quanto chiesto, a 10 anni di reclusione. La vicenda si riferiva a fatti commessi alla fine del 2019, in ambito di gestione e detenzione di sostanze stupefacenti. 

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