Mascherine, l'emergenza è in casa. Conte: «Viso coperto con i parenti»

Giovedì 8 Ottobre 2020 di Mauro Evangelisti e Alberto Gentili
Conte: «Mascherine all'aperto, viso coperto anche in casa con i parenti»

Cresce l'allarme nel governo per la seconda ondata dell'epidemia di Covid. Cresce a tal punto che Giuseppe Conte, aria grave come ai tempi del lockdown più duro, a sera decide di uscire da palazzo Chigi per raccomandare «rigore» e «prudenza» anche all'interno delle mura domestiche. Mascherine perfino in famiglie. Perché solo così, è il messaggio neppure troppo sottinteso, si eviterà di tornare ai mesi drammatici della chiusura totale quando gli italiani furono costretti a restare nelle proprie case. Il tema della famiglia è delicato e Conte non lo nasconde: «Lo Stato, è chiaro, non può entrare nei rapporti familiari e nelle abitazioni private a meno che non sia proprio necessario.

 

 

Mascherine obbligatorie

 

È un principio liberaldemocratico sacrosanto. Dunque non possiamo chiedere ai cittadini di indossare la mascherina nelle proprie abitazioni, sarebbe anche irragionevole tenerla tra persone che convivono sotto lo stesso tetto l'intero giorno. Però mi permetto di fare una forte raccomandazione a tutti gli italiani: anche in famiglia dobbiamo stare attenti. Ci sono persone anziane, fragili, vulnerabili? Ebbene, rispettiamo anche in famiglia, nelle abitazioni private, la distanza. Usiamo la mascherina se ci avviciniamo. E se riceviamo amici o familiari che non convivono con noi e vengono dall'altra parte della città, stiamo attenti. Le relazioni amicali e familiari, come ci dicono gli esperti, sono le occasioni in cui più si diffonde il contagio».

 

 

Covid, Conte: "Curva sta salendo, rispettare la distanza anche in casa. Mascherina anche con amici e parenti"

"La curva dei contagi sta salendo, per questo abbiamo deciso la proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio". Lo ha dichiarato il premier Giuseppe Conte parlando fuori da Palazzo Chigi. Covid, bollettino di oggi 7 ottobre 2020: 3.678 nuovi contagi e 31 morti. Mai così tanti da metà aprile.


 

 

 

 

Conte, nel suo appello, aggiunge: «Fin qui abbiamo gestito l'epidemia con rigore, coesione, con la partecipazione di tutti e senso di responsabilità. Se dismettiamo questo senso di responsabilità e questa disponibilità a fare qualche sacrificio in più per il bene comune, andremo in difficoltà». L'Italia, probabilmente, cadrà in un nuovo lockdown. Epilogo del resto ormai non escluso più neppure da Roberto Speranza, ministro della Salute: «Lavoriamo giorno e notte per evitarlo».


APPELLO
Ciò detto, Conte esclude misure ad hoc nelle mura domestiche: «Dettare regole che non potrebbero essere sanzionate concretamente non avrebbe senso. Ma mi appello allo spirito di condivisione di un progetto e un destino comuni da parte della comunità nazionale. È stata questa la nostra forza, è stato questo il segno della nostra resilienza. Da qui la forte raccomandazione ad adottare comportamenti appropriati anche in famiglia». Insomma, «rigore» e «senso di responsabilità» anche dentro le mura domestiche per evitare «nuove misure restrittive per la attività produttive e sociali». Perché è così alta la preoccupazione sul contagio che corre nelle riunioni familiari e negli eventi privati? Esempio: in due piccoli comuni della provincia di Roma, Sant'Angelo e Poli, in due differenti battesimi ci sono stati quaranta contagiati. I dati: secondo il report della settimana scorsa della Cabina di regia del Ministero della Salute «si mantiene stabile la percentuale dei focolai che si sono verificati in ambito familiare (76,5 per cento). 

 

Aumenta la percentuale di focolai verificati in ambito lavorativo (7,2) e diminuiscono invece i focolai associati ad attività ricreative (4,5)». Quando siamo in famiglia - ma anche in eventi che riuniscono i parenti come una cena, un battesimo o funerale - la trasmissione del virus dilaga. Fino a metà settembre, racconta chi si occupa di tracciamento, a originare i focolai erano i giovani che si erano contagiati in vacanza o negli assembramenti della movida. Da loro il virus ha raggiunto i più grandi - genitori e nonni - per poi diffondersi nelle riunioni familiari. Di recente sono pochi i focolai individuati in bar, ristoranti o centri commerciali, perché usiamo la mascherina. Anche sui mezzi pubblici non sono stati registrati cluster (anche se non si può escludere che il contagio sia avvenuto), mentre in alcune regioni come l'Emilia-Romagna e il Veneto i focolai sono stati individuati nelle fabbriche, nelle piccole aziende e nei centri della logistica. Ma è in famiglia (o più in generale in eventi con parenti e amici) che ci sentiamo al sicuro e rischiamo di essere contagiati o di trasmettere il virus. Gli esperti e il governo valutano con forte preoccupazione ciò che potrà succedere tra due mesi, quando cominceranno spostamenti e riunioni familiari per le feste natalizie. Se la curva dei contagi non si abbassa, potrebbero essere prese contromisure. Al di là delle regole, deve valere il senso di responsabilità: il diciottenne che esce dal liceo e va a trovare la nonna, se vuole proteggerla, deve usare la mascherina e, per quanto sia difficile, mantenere le distanze. L'affetto si dimostra anche così.
 

Ultimo aggiornamento: 20:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA