La scuola paga il buco supplenti: in 14 giorni persi milioni di ore

Domenica 27 Settembre 2020 di Lorena Loiacono

Se in una classe di prima elementare manca la maestra di italiano, i bambini fanno la metà delle ore di lezione. Lo stesso vale se manca la maestra di matematica. Quando un supplente non viene nominato in tempo, per il primo giorno di scuola, saltano le ore di lezione e non verranno recuperate. Quest'anno la situazione è più pesante rispetto agli anni passati, quando comunque si registravano i ritardi nelle nomine, perché le classi non possono essere accorpate: il distanziamento non lo consente come poteva invece avvenire negli anni passati, quindi il tempo scuola si riduce.

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L'ALLARME
E l'allarme non è di poco conto, considerando che questi studenti che hanno iniziato la scuola il 14 settembre o il 24, nella stragrande maggioranza dei casi sono gli stessi che non entrano in classe dai primi giorni di marzo. Per questo le assenze in cattedra si fanno sentire. Secondo i dati della Cisl scuola, che ieri è scesa in piazza a Roma con il comitato Priorità alla scuola al fianco di tutti i sindacati maggiormente rappresentativi, mancano all'appello 100mila supplenti: considerando che ogni docente svolge 18 ore di lezione in classe a settimana, in due settimane di scuola sono andate perdute 3,6 milioni di ore di lezione. Probabilmente anche di più perché un docente di scuola dell'infanzia ha 25 ore settimanali e uno delle elementari ne ha 22. Quindi la stima è a ribasso, potrebbe essere anche più alta.
«Per la scuola- denuncia Maddalena Gissi, segretario nazionale della Cisl Scuola - questo buco delle supplenze costa caro, in termini di apprendimento. Si tratta infatti di una decurtazione che poi, nel tempo, ha i suoi effetti sulla preparazione degli studenti. Lo scorso anno, secondo gli esperti, il 50% degli apprendimenti è andato perduto durante il lockdown: non fare lezione ha il suo peso. Purtroppo stiamo registrando molti errori con le nuove graduatorie provinciali dei supplenti: devono essere sistemate, di buono c'è comunque che con questa occasione le graduatorie si sono riempite: in futuro funzionerà. Per ora dobbiamo correre ai ripari». Ma il ministero dell'istruzione assicura che entro la prossima settimana tutto sarà risolto: le nomine annuali sono state coperte nell'80% dei casi, soprattutto per le scuole dell'infanzia e le primarie. «Quest'anno 40mila supplenti sono già stati chiamati e altri 40mila arriveranno nel mese di ottobre - ha spiegato ieri il premier Giuseppe Conte - in questo contesto chiedere di avere tutti i supplenti il 14 settembre significa vivere nel mondo delle fiabe. Ho fatto tutto il liceo con supplenti annuali che non arrivavano prima di dicembre».

IL COVID
Quest'anno nella conta delle cattedre da assegnare ci sono però anche i 60mila docenti da chiamare per fare fronte all'emergenza Covid, oltre alle decine di migliaia in deroga sul sostegno, e devono arrivare tutti dalle stesse graduatorie, che hanno portato tanti problemi in diversi territori: le situazioni più gravi vengono segnalate in Lombardia, soprattutto nella provincia di Milano, e diversi problemi anche nel Lazio, dove la copertura dei posti è al 60%. Ancora da Firenze a Brescia, Napoli, Torino e Padova. Il problema riguarda decine e decine di migliaia di cattedre scoperte soprattutto su materie come matematica, lingue straniere e sostegno per il quale vanno nominate ancora decine di migliaia di precari in deroga. Con i posti assegnati, su punteggi sballati, si rischia di andare incontro ad una valanga di ricorsi. L'allarme arriva dai sindacati ma non solo: è anche chi, come la deputata del M5S, Virginia Villani, ha chiesto alla Ministra all'istruzione Lucia Azzolina di riaprire le graduatorie e rivalutare posizioni e punteggi.
 

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Ultimo aggiornamento: 09:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA