Scuole riaperte a dicembre, Galli: «Riportare gli alunni in aula sarebbe un vero boomerang»

Mercoledì 25 Novembre 2020 di Francesco Malfetano

«Abbiamo clamorosamente toppato il contenimento dell'infezione dopo il grande lockdown dei mesi scorsi. Mi rendo conto delle diverse esigenze che possono esserci e anche che quella della scuola è importantissima ma il riaprire troppo presto per richiudere sarebbe uno smacco ancora peggiore, anche perché sarebbe costato qualcosa nel mezzo». Per Massimo Galli, primario dell'ospedale Sacco di Milano e professore di malattie infettive all'università Statale, l'intenzione manifestata dal premier Giuseppe Conte di provare a riaprire le scuole prima di Natale, rischia di essere un boomerang.
«Al di là della buona volontà messa in campo da tutti coloro che ci hanno lavorato» aggiunge, «ora non possiamo certo dire che ci siano garanzie sufficienti» perché gli studenti italiani tornino al proprio banco.

Speranza: messa Natale? C'è coprifuoco dalle 22, valuteremo. Cenone/pranzo a numero chiuso. Spostamenti solo tra zone gialle (per ora)


Professore, come valuta l'idea del governo di riportare in presenza tutte le lezioni già prima delle feste? A livello sanitario possiamo permettercelo? Per lei avrebbe senso?
«La risposta in questo momento è no. Non ha senso fino a quando non si è in condizione di garantire una serie di componenti che concorrono al contagio che ora non sono garantite, o quantomeno di migliorarle in maniera significativa. Altrimenti finisce sempre che si ricade in quella situazione già abbondantemente segnalata nei mesi scorsi e presente in letterature medica».


Parla delle scuole come veicolo di contagio?
«Nel caso delle riaperture scolastiche la rivista scientifica The Lancet Infectious Disease ha misurato, con dati verificati in 181 paesi diversi, un incremento dell'indice rt del 14% nelle prime due settimane di lezione e del 24% se queste vanno avanti per 4 settimane. È evidente che non si tratta di un fenomeno che possa essere considerato indifferente per il suo impatto. Al di là della buona volontà da parte di tutti quindi, bisogna dire, anche con dolore, che vanno pesate le varie componenti di un intervento di questo tipo».


Per cui bisogna prima pensare a come portare gli studenti in aula? Intervenire sui trasporti e poi, nel caso, riaprire?
«Vede io sono sempre stato scettico sulla garanzia assoluta paventata da alcuni all'interno delle scuole. Ma questo è un mio atteggiamento personale che deriva dalla consapevolezza che le barriere architettoniche, come le aule troppo piccole, sono quelle che sono e che la pretesa di tenere con la mascherina o in isolamento una intera classe mi pare eccessiva. E lo diventa sempre di più man mano che scendiamo con l'età presa in considerazione. Poi certo ci sono anche i trasporti».


Autobus e metro piene, oltre alla ressa sulle banchine sono pericolose.
«Sono un fattore. Per questo credo che ancora prima di iniziare a valutare le riaperture si debba anche parlare di tutto quello che c'è prima e dopo la scuola. Trasporti e assembramenti davanti agli ingressi hanno inevitabilmente un ruolo nel contagio».


Invece sul Natale? I dati stanno iniziando a dare segnali incoraggianti.
«Stiamo andando nettamente meglio dal punto di vista della diffusione dell'infezione. Ma è un po' come parlare di un rubinetto. Se lo chiudo, il flusso si riduce, se però lo riapro bisogna aspettarsi che il flusso aumenti. E purtroppo tra le componenti di questo flusso, piaccia o non piaccia, c'è anche la scuola e ci sono anche le feste».

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