Napoli in abito da sposa con Luisa Gifuni: lacera eppure splendida

Domenica 19 Gennaio 2020 di Daniela Spadaro
C'è chi Napoli la ama senza condizioni, chi la odia, chi la critica, chi l'ha raccontata e immortalata nei suoi scritti come Johann Wolfgang Goethe il cui aforisma, divenuta citazione universale, «Vedi Napoli e poi muori» dice quanto il grande scrittore, poeta e drammaturgo tedesco fosse stato ammaliato dalla «napoletanità». Altri lo sono stati prima e dopo di lui, altri ancora lo sono e lo saranno. Napoli è «passione» anche per Luisa Esposito Gifuni e sua figlia Alba che - nel loro atelier dove ogni creazione è realizzata a mano, secondo le migliori e antiche tradizioni della sartoria napoletana, grazie a una teoria di abilissime sarte hanno pensato e dato vita al primo abito da sposa dedicato alla città. È l'abito zero della collezione sposa 2020 primavera-estate, una linea che si chiamerà appunto «Passione» e nella quale ogni capo sarà pensato immaginando tipologia e carattere delle donne cui è dedicato. L'abito da sposa che racconta Napoli è un modello a sirena, naturalmente. Sirena come lo era Partenope nei miti, colei che cercò di sedurre Ulisse con il suo bellissimo canto ma, non riuscendo nell'intento, si gettò per il dolore da una delle rocce più alte e si lasciò trascinare fino al golfo di Napoli, sull'isolotto di Megaride. Qui si dissolse prendendo la forma di una città incantevole, dalla collina di Capodimonte fino a Posillipo.

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La leggenda di Partenope assume forme diverse in tanti altri miti e racconti dalle storie della tradizione orale fino alla versione di Matilde Serao che vuole Partenope innamorata dell'eroe ateniese Cimone e «madre» del popolo napoletano - ma su un punto tutti collimano: la sirena rappresenta Napoli e continua a vivere accanto al suo popolo. Dunque per Luisa e l'Atelier Gifuni l'abito che simboleggia la città non poteva che essere una sirena. In mikado di seta pura, con le coppe che delineano il Vesuvio e il Monte Somma simbolo della provincia vesuviana dove la sartoria ha sede, in via D'Auria 77 a Sant'Anastasia (ma tra pochi mesi la sede di Atelier Gifuni si sposterà dinanzi al Santuario di Madonna dell'Arco) con una cintura di perline ricamata a mano e tante strisce di tessuto in chiffon di seta pura che Luisa ha voluto stracciare, lacerare, lasciare libere. «La linea si chiama Passione e la mia prima passione, appunto, è Napoli dice la stilista che è anche tormento, dolore e al contempo bellezza senza eguali. Fa male vedere le proprie radici lacerate, bistrattate come lo sono oggi, ma l'amore non cambia e la speranza rimane». Linee pure dunque, per la sirena in mikado che richiama Partenope, un corpetto dove la scollatura ha la forma di Vesuvio e Monte Somma uno accanto all'altro, una cintura di perline che rappresenta il popolo napoletano e tante tante striscioline di chiffon di seta pura che volano libere, confuse, strappate ma bellissime e suggestive. Come Napoli.



«La sarta mi derideva quando ho letteralmente stracciato lo chiffon senza rifinirlo racconta Luisa ma è quel che volevo rappresentare, le profonde lacerazioni della nostra città: per ottenere l'effetto occorreva strappare il bello non qualcosa di simile o meno costoso». Per indossare quest'abito, simbolo potente, Luisa ha scelto una donna che Napoli e la sua provincia la racconta, che ne conosce bellezze e tormenti e che la ama, allo stesso tempo, profondamente: Mary Liguori, giornalista del Mattino, cronista di nera, vesuviana che porta Napoli sulla pelle e nel cuore. Modella per un giorno, togliendosi le scarpe come una vera «battente» del Lunedì in Albis, Mary ha indossato l'abito per lo shooting fotografico e ha posato gratuitamente sullo sfondo di un altro simbolo del Vesuviano, il Santuario di Madonna dell'Arco. Un luogo non scelto a caso ma in virtù dei fini benefici che Luisa Esposito Gifuni ha voluto dare al servizio fotografico e alla realizzazione dell'abito da sposa: alla Caritas del Santuario mariano infatti, che ogni giorno serve pasti caldi a settanta famiglie nella mensa inaugurata circa due anni fa, sarà devoluto interamente il ricavato della vendita dell'abito alla sposa che vorrà indossarlo.  © RIPRODUZIONE RISERVATA