Patierno apre la Mostra di Venezia: «Così racconto la camorra»

di Titta Fiore

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VENEZIA - Dice Francesco Patierno: «Camorra comincia laddove finisce Napoli 44, il mio ultimo film».

E quindi?
«Con gli americani arrivano le sigarette, nasce il contrabbando, si sviluppa un mercato nero importante. Il ponte tra le due fasi è evidente».

«Camorra» è il documentario, meglio, il film di montaggio che il regista ha realizzato utilizzando i materiali, talvolta inediti, sempre preziosi, delle Teche Rai. Alla Mostra, che si apre oggi, si vedrà il 2, nella nuova sezione «Sconfini», sulla terza rete passerà il 4 settembre, in prima serata, con tutti i crismi dell'anteprima di qualità. Patierno ha scelto di raccontare un periodo preciso, gli anni dal 1960 al 1990, perché, spiega, queste due date raccontano altrettante cesure nella storia della criminalità organizzata del Napoletano. E quindi della città. Lo ha fatto alla sua maniera, andando controcorrente, rifuggendo le letture politicamente corrette dei fenomeni sociali, scavando nei documenti alla ricerca del particolare insolito, della chicca illuminante. «Volevo una narrazione più profonda, più emotiva, realizzata con il cuore e con la pancia».
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Mercoledì 29 Agosto 2018, 12:00
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